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La rimessione in termine nel processo tributario

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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 15 aprile 2014, n. 8715

prescrizione La CTR di L’Aquila -adita in sede di rinvio da D.P.G., dopo la cassazione (per effetto della pronuncia n.5932/2009) della sentenza della predetta CTR n.30/10/2003, con la quale era stato accolto l’appello proposto dall’Ufficio- ha dichiarato tardivo il ricorso in riassunzione, per essere stato proposto oltre il termine annuale dell’art.392 cpc, con accertamento del passaggio in giudicato della sentenza impugnata ed estinzione del giudizio ai sensi dell’art.393 cpc.
La predetta CTR ha anche evidenziato che non poteva trovare accoglienza la giustificazione della tardività fondata sulla omessa comunicazione del deposito della sentenza da parte della Corte di Cassazione, atteso che il termine dell’art.392 ha carattere perentorio ed una rimessione in termini "sarebbe contraria a quello scopo di semplificazione e di certezza del diritto che la norma vuole perseguire".

E’ onere del contribuente dimostrare l’impossibilità dei locali a produrre rifiuti

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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 03 giugno 2014, n. 12443

cassazione Il presupposto impositivo della ta.r.s.u. è l'occupazione o la detenzione di locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti (art. 62, 1 comma d.lgs. 507/93). Non sono soggetti alla tassa i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perché risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel corso dell'anno, qualora tali circostanze siano indicate nella denuncia originaria o di variazione e debitamente riscontiate in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione (art. 62, comma 2 d. Igs. cit).
L’art. 62, pone quindi a carico dei possessori di immobili una presunzione legale relativa di produzione di rifiuti. Ne consegue che l'impossibilità dei locali o delle aree a produrre rifiuti per loro natura o per il particolare uso, prevista dall'art. 62, comma 2, non può essere ritenuta in modo presunto dal giudice tributario, essendo onere del contribuente indicare nella denuncia originaria o di variazione le obiettive condizioni di inutilizzabilità, le quali devono essere "debitamente riscontrate in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione" (Conf. Cass. Sez. 5, Sentenza n. 11351 del 06/07/2012; Sez, 5, Sentenza n. 17703 del 02/09/2004)

Imposte di registro, ipotecaria e catastale - Debiti ereditari - Solidarietà - Non sussiste

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COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE ROMA - Sentenza 12 maggio 2014, n. 2957

In data 4 marzo 2013 L’Agenzia dell’Entrate Direzione Provinciale 1 di Roma ufficio legale in persona del direttore pro tempore depositava ricorso in appello avverso la sentenza 480/26/11 emessa dalla Commissione Tributaria provinciale di Roma sez.26.
Tale sentenza aveva accolto parzialmente il ricorso della contribuente L.C., che in qualità di erede di C. C. si era opposta all’avviso di liquidazione ed irrogazione sanzioni, con il quale l’ufficio procedeva, in relazione all’atto di compravendita registrato in data 27/04/06 n. 10065/IT, stipulato tra il de cuius e l’H.M. spa, al recupero delle imposte di registro, ipotecaria e catastale secondo la tassazione ordinaria per complessivi € 134669,16, poiché erano decadute tutte le agevolazioni previste dall’articolo 1 della tariffa, parte prima allegata al d. P. R. 131/86.
L’appellante eccepisce l’illegittimità della sentenza viziata da erronei presupposti di fatto e di diritto, in particolare sostiene che nella fattispecie deve trovare applicazione il principio secondo il quale i coeredi rispondono solidalmente dei debiti d’imposta del defunto, già previsto in materia di imposte dirette dall’articolo 65 del d. P.R. 600/73.