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L’impugnazione dell’estratto di ruolo

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cartella-esattorialeL’estratto di ruolo è un atto impugnabile? Si, no, forse.
La Corte di Cassazione, negli ultimi tempi, è tornata ad occuparsi della natura impositiva dell’estratto di ruolo, cioè di quel documento che, a richiesta del contribuente, viene rilasciato da Equitalia e dal quale è possibile evincere tutte le somme, di natura fiscale, previdenziale e amministrativa, che il contribute non ha, o meglio non avrebbe, corrisposto alle diverse amministrazioni.
Il ruolo viene formato dall’ente impositore e successivamente trasmesso ad Equitalia che, a sua volta, ha il solo compito di procedere alla riscossione delle somme in esso contenuto, mediante la notifica della cartella di pagamento.
Secondo la regola generale, chi intende contestare il ruolo lo deve fare attraverso l’impugnazione della cartella. Difatti, l’art.21 del D.P.R. 602/73, prevede che la notifica della cartella di pagamento vale anche come notifica del ruolo.
La Cassazione, nel recente passato, ha sostenuto che i ruoli sono semplici atti interni dell‘amministrazione, i cui vizi, solo eccezionalmente, in base a norme specifiche (ad es., art. 17 del d.P.R. n. 602/73, che stabilisce i termini di decadenza entro i quali i ruoli devono diventare esecutivi), ovvero quando i relativi estratti siano notificati al contribuente in luogo della cartella, ed assumano, quindi, la natura di atti impositivi (cfr., in tal senso, Cass. 724/10), si riverberano sul rapporto tributario individuale; e, pertanto, solo in tali casi si rendono impugnabili. La cartella esattoriale costituisce, per  converso, l'atto impositivo attraverso il quale il contribuente assume contezza dell'iscrizione a ruolo ed i cui vizi comportano l'illegittimità della pretesa tributaria, con la conseguenza che è avverso di essa che va rivolta, di regola, l'impugnazione (cfr. Cass. 139/04; 4301/05).
In via di principio, dunque, l'estratto di ruolo, che è atto interno all’Amministrazione, non può essere oggetto di autonoma impugnazione, ma deve essere impugnato unitamente all'atto impositivo, notificato di regola con la cartella nella quale il ruolo viene trasfuso, in difetto non sussistendo un interesse concreto e attuale del contribuente, ex art. 100 c.p.c., ad instaurare una lite tributaria, che non ammette azioni di accertamento negativo del tributo (Cass. 66010/13); e ciò, perfino nel caso in cui l'estratto di ruolo sia notificato di seguito alla cartella di pagamento, e non in luogo di essa, atteso che detto atto non esprime una pretesa tributaria autonoma da quella portata dalla cartella, sulla quale soltanto si fonda l'azione esecutiva (Cass. 1837/10). Per tali ragioni, pertanto, non appare condivisibile l'assunto di una recente pronuncia di questa Corte (Cass., ord. n. 2248/14), secondo cui la mera consegna da parte di un dipendente dell'Ufficio di una copia dell'estratto di ruolo, non seguita dalla formale notifica del ruolo in luogo della cartella, potrebbe legittimare l'impugnativa da parte del contribuente. E' evidente, infatti, che, in tale evenienza, il ruolo resta pur sempre un atto interno all'Ufficio e non può acquisire la veste giuridica di un vero e proprio atto impositivo (Cass. n. 6395/2014)
In definitiva, dunque, l'estratto di ruolo potrà essere impugnato in quelle sole ipotesi in cui esso venga ad incidere direttamente sul rapporto tributario individuale, ovvero allorquando venga ad essere notificato al contribuente da solo, in luogo della cartella di pagamento, assumendo, in tal modo, la natura di un atto impositivo autonomamente impugnabile.





Sanzioni amministrative - Violazione al codice della strada - Opposizione a cartella esattoriale - Legittimazione passiva - Litisconsorzio necessario - Equitalia - Sussistenza

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Corte di Cassazione, Sezione 3 civile - Sentenza 29 gennaio 2014, n. 1985
multe Qualora il contribuente, destinatario di una cartella esattoriale emessa per violazioni al codice della strada, lamenti ed eccepisca la nullità della cartella per mancata notifica dell’atto presupposto, deve chiamare in causa sia l’Agente della riscossione che l’ente impositore (Comune, Provincia) in quanto quest’ultimo,  essendo l’effettivo titolare della pretesa sostanziale, è litisconsorte necessario.
La Corte Suprema, a riguardo, sostiene che "l'attivita' che compete al concessionario per la riscossione si svolge in modo del tutto indipendente rispetto a quella di notifica del verbale di accertamento della contravvenzione e di conseguente (eventuale) fase di contestazione della stessa. Il concessionario, in altri termini, e' chiamato a svolgere il proprio compito di riscossione, meramente esecutivo, tramite le cartelle esattoriali, senza essere in alcun modo tenuto a verificare ne' "la probabile esistenza del credito", ne' "l'effettiva notificazione degli atti presupposti". Cio' in quanto l'attivita' presupposta e' di spettanza di un altro soggetto, ossia l'ente che ha effettivamente irrogato la sanzione amministrativa.
Nel giudizio di opposizione a cartella esattoriale, relativa al pagamento di sanzione amministrativa per violazione del codice della strada, ove il destinatario della stessa deduca la mancata notifica del verbale di accertamento dell'infrazione, la legittimazione passiva spetta non soltanto all'ente impositore, quale titolare della pretesa sostanziale contestata, ma anche, quale litisconsorte necessario, all'esattore che ha emesso l'atto opposto e ha percio' interesse a resistere, in ragione dell'incidenza che un'eventuale pronuncia di annullamento della cartella puo' avere sul rapporto esattoriale (cfr.. Cassazione, ordinanza 21 maggio 2013, n. 12385)".