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E’ nulla la variazione della rendita catastale non motivata

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rendita-catastale-002 Si consolida l’orientamento giurisprudenziale secondo il quale gli avvisi di accertamento che attribuiscono ex officio una diversa rendita catastale, rispetto a quella esistente o fornita dal contribuente, sono radicalmente nulli se si limitano ad indicare il solo valore della nuova rendita ed i riferimenti normativi che consentono all’amministrazione finanziaria di operare dette variazioni. Anche tali atti, infatti, devono essere “motivati secondo quanto prescritto dall’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, concernente la motivazione dei provvedimenti amministrativi, indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione” (art. 7 Statuto dei diritti del contribuente).

Ciò premesso, la Corte di Cassazione, con la sentenza n.  27008 del 2 dicembre 2013 ha ribadito che la nuova attribuzione di rendita, diversa da quella fornita dal contribuente, deve’essere adeguatamente motivata. L’atto di variazione, infatti, a pena di nullità, deve necessariamente indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno convinto l’Ufficio a modificare il valore attribuito al bene.

Difatti, proseguono i giudici, “la mera indicazione di una diversa valutazione rispetto a quella proposta dal contribuente costituisce quindi il dispositivo dell’atto e non la motivazione, che deve (a somiglianza di quanto accade in caso di applicazione dell’imposta di registro) invece enunciare i criteri e gli elementi che determinano la mancata accettazione delle indicazioni del contribuente“.

In definitiva, anche in sede di variazione d’ufficio della rendita catastale di un immobile  “sussiste un obbligo dell’Amministrazione di sorreggere con adeguata motivazione ogni atto con cui accerti un quid di fiscalmente rilevante”.

Avv. Nicolavito Poliseno