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Illegittima l'ipoteca sotto gli ottomila euro

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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza n. 16348 del 26.09.2012 

In piena sintonia con la precedente pronuncia n.4077 del 22 febbraio 2010, la Corte di Cassazione ha ribadito l'illegittimità delle iscrizioni ipotecarie effettuate per debiti di importo inferiore agli € 8.000.
"In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’ipoteca prevista dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77, rappresentando un atto preordinato e strumentale all’espropriazione immobiliare, soggiace agli stessi limiti per quest’ultima stabiliti dall’art. 76 del medesimo D.P.R., come da ultimo modificato dal D.L. n. 203 del 2005, art. 3, convertito in L. n. 248 del 2005, e non può, quindi, essere iscritta se il debito del contribuente non supera gli ottomila Euro".

Inammissibilità dell'appello non depositato presso la Segreteria della Commissione Tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata.

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COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE PALERMO - Sentenza 26 settembre 2012, n. 263

Ai sensi dall’art.53 del D.Lgs. n.546/1992 deve essere dichiarato inammissibile  l'appello del contribuente  per il mancato deposito, nel termine perentorio di trenta giorni dalla proposizione dell'impugnazione, della copia dell'appello presso l'ufficio di segreteria della commissione tributaria che ha pronunziato la sentenza impugnata.

Con la legge n. 248/2005 è stata introdotta la disciplina della ipotesi di notifica operata senza il tramite dell'Ufficiale Giudiziario, prevedendosi che in tal caso l'appellante deve, a pena d'inammissibilità, depositare copia dell'appello presso l'ufficio di segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata.
Le ragioni di tale previsione sono state ampiamente chiarite anche da vari interventi giurisprudenziali e risiedono, comunque, nella esigenza di ridurre il rischio del rilascio di erronee attestazioni di passaggio in giudicato delle sentenze delle Commissioni tributarie provinciali, mediante una attività posta a carico dello stesso appellante allorché questi scelga di non avvalersi, per effettuare una notifica, dell'opera dell'Ufficiale Giudiziario.
Nell'ambito di tale problematica è stata enucleata anche la specifica questione della sussistenza o meno di un termine entro il quale debba essere effettuato il previsto deposito dell'appello presso la Segreteria della Commissione Tributaria Provinciale che ha pronunciato la sentenza impugnata e la giurisprudenza intervenuta in merito ha indicato la esistenza del termine di trenta giorni per il detto deposito di copia dell'appello.
Gli interventi giurisprudenziali che, interpretando le norme esistenti, hanno chiarito che il detto termine di trenta giorni è "certamente ricavabile" (v. Corte Costituzionale n. 43/2010 e n. 141/2011) dal complesso delle norme in materia di impugnazioni nel processo tributario, non possono essere qualificati come jus superveniens, ma solo come ordinario svolgimento della funzione interpretativa da parte della giurisprudenza, rispetto a norme date dal Legislatore, anche se non sempre agevolmente interpretabili.
Gli interventi della Corte di Cassazione sulla materia in discorso sono ormai molteplici (Ordinanze n. 8209/2010, n. 8388/2010, n. 21047/2010) e sono tutti nel senso che si tratti di una mera questione interpretativa dell'art. 53, comma secondo, seconda parte, del d. lgs. n. 546/1992 attraverso il richiamo all'art. 22, comma primo.
Con le Ordinanze citate i Supremi Giudici hanno rilevato che l'adempimento introdotto, nell'art. 53 del D. Lgs. n. 546/1992, con l'art. 3-bis, comma 7, del D.L. 30/9/2005, n. 203, convertito in legge 2/12/2005, n. 248 («Ove il ricorso non sia notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, l'appellante deve, a pena d'inammissibilità, depositare copia dell'appello presso l'ufficio di segreteria della commissione tributaria che ha pronunziato la sentenza impugnata») è stato prescritto a pena di inammissibilità dell'appello e quindi «il compimento della formalità del deposito di copia dell'appello presso l'ufficio di segreteria del giudice a quo deve ritenersi anch'esso previsto, a pena della preclusione dell'impugnazione, entro un termine perentorio» che non può essere altrimenti individuato se non in quello (di trenta giorni) della prima parte del comma 2 dell'art. 53 d.lgs. n. 546 del 1992 (come modif. dall'art. 3 bis D.L. n. 203 del 2005) già indicato mediante il richiamo al precedente art. 22, comma 1, per il deposito del ricorso presso la segreteria della Commissione ad quem. (v. Ordinanza Corte Cassazione n. 8209/10 del 12/1/2010 depositata 6/4/2010).
Tale posizione interpretativa è stata confermata con la Ordinanza n. 8388/10 e, ancora, con la Ordinanza n. 21047/10 dell'8/7/2010 depositata il 12/10/2010.
Nella Ordinanza citata in ultimo, a proposito degli adempimenti previsti e prescritti nell'art. 53 del D. Lgs. n. 546/1992, si legge che «tale secondo adempimento, anch'esso testualmente prescritto a pena d'inammissibilità dell'appello presuppone ineludibilmente l'esecuzione entro un termine perentorio, termine, che deve essere identificato in quello di trenta giorni dalla proposizione dell'impugnazione, già indicato dalla prima parte del comma 2 dell'art. 53 d.lgs. 546/1992 (attraverso il richiamo all'art. 22, comma 1) per il deposito del ricorso presso la segreteria della commissione adquem».








Necessità della motivazione per la revisione della rendita catastale

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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 13 novembre 2012, n. 19812

“Quando precede all' attribuzione d'ufficio di un nuovo classamento ad un'unità immobiliare a destinazione ordinaria, l'Agenzia del Territorio deve specificare se tale mutato classamento è dovuto a trasformazioni specifiche subite dalla unità immobiliare in questione; oppure ad una risistemazione dei parametri relativi alla microzona, in cui si colloca l'unità Immobiliare.”
“Nel primo caso, l’Agenzia deve indicare le trasformazioni edilizie intervenute. Nel secondo caso, deve indicare l'atto con cui si è provveduto alla revisione dei parametri relativi alla microzona, a seguito di significativi e concreti miglioramenti del contesto urbano; rendendo così possibile la conoscenza dei presupposti del riclassamento da parte del contribuente" (Cass. n. 9629/2012, n. 11370/2012, n. 11371/2012).
“ l'Agenzia del Territorio, quando procede all'attribuzione d'ufficio di un nuovo classamento ad un'unità immobiliare a destinazione ordinaria, deve specificare se tale mutato classamento è dovuto a trasformazioni specifiche subite dalla unita immobiliare in questione; oppure ad una risistemazione dei parametri relativi alla microzona, in cui si colloca l'unità immobiliare, rendendo così possibile la conoscenza dei presupposti del riclassamento da parte del contribuente.”(sent. 9629/2012, 11370/2010, 11371/2010)
“La motivazione del provvedimento di riclassamento di un immobile, già munito di rendita catastale, deve esplicitare se il nuovo classamento sia stato adottate, ai sensi del comma 336 dell'articolo 1 L. 311/04, in ragione di trasformazioni edilizie subite dall'unità immobiliare, recando, in tal caso, l'analitica indicazione di tali trasformazioni; oppure se il nuovo classamento sia stato adottato, ai sensi del comma 335 dell'articolo 1 L. 311/04, nell'ambito di una revisione dei parametri catastali della microzona in cui l'immobile è situato, giustificata dal significativo scostamento del rapporto tra valore di mercato e valore catastale in tale microzona rispetto all'analogo rapporto nell'insieme delle microzone comunali, recando, in tal caso, la specifica menzione dei suddetti rapporti e del relativo scostamento; oppure, ancora, se il nuovo classamento sia stato adottato ai sensi del comma 58 dell'articolo 3 L. 662/96 in ragione della constatata manifesta incongruenza tra il precedente classamento dell'unità immobiliare e il classamento di fabbricati similari aventi caratteristiche analoghe, recando, in tal caso, la specifica individuazione di tali fabbricati, del loro classamento e delle caratteristiche analoghe che li renderebbero similari all'unità immobiliare oggetto di rilassamento.”
“Considerato che la non coincidenza dei presupposti applicativi del comma 53 dell'articolo 3 della legge n. 662/96 rispetto a quelli dì cui ai commi 335 e 336 dell'articolo 1 della legge n. 311/04 del 2004, ed il disposto dell'articolo 7 della legge 212/00- ) laddove prescrive che negli atti dell'amministrazione finanziaria vengano indicati "i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell'amministrazione"- comportano che la revisione della classificazione dì un immobile deve essere motivata in termini che esplicitino in maniera intellegibile le specifiche giustificazioni della riclassificazione concretamente operate che, d'altro canto, è la conoscenza di tali presupposti che consente al contribuente di valutare l'opportunità di impugnare l'atto impositivo e, in tal caso, di specificare, come richiesto dall'art. 18 D.Lgs.vo 546/92, i motivi di doglianza.”