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Consulenza ed assistenza in merito a cartelle di pagamento e riscossione, fermo ed ipoteche, pignoramneti presso terzi

Pubblica udienza solo se l'istanza è notificata alle parti

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Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 30/06/2011, n. 14392



Rappresenta più di una irregolarità la trattazione della controversia tenutasi in pubblica udienza alla presenza di una sola parte ma soprattutto in assenza dell’apposita istanza ex art. 33 D.Lgs. n.546/92.
Infatti, secondo i giudici di legittimità, tale circostanza rappresenta una vera e propria lesione del diritto di difesa dell’altra parte processuale, diritto costituzionalmente tutelato dall’art. 24 Cost.
Nel caso portato all'attenzione della Corte, la richiesta di trattazione in pubblica udienza era stata avanzata da parte del Comune nelle controdeduzioni in appello. Come noto, tale atto non necessita di notifica alla controparte in quanto è sufficiente il suo deposito presso la segreteria della Commissione adita mentre, ai sensi dell'art. 33 del D.Lgs. 546/92, l'istanza di discussione in pubblica udienza dev'essere necessariamente notificata alle parti costituite.


Notificazione a convivente

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Corte di Cassazione n.14361 del 30.06.2011

In tema di notificazione a mezzo del servizio postale degli atti tributari la semplice mancata indicazione della qualità di convivente della persona di famiglia che riceve il piego non comporta alcuna nullità dal momento che il rapporto di convivenza almeno temporanea può essere presunto sulla base del fatto che il familiare si sia trovato nell’abitazione del destinatario e abbia preso in consegna l’atto da notificare, mentre la suddetta presunzione può essere vinta dalla prova, posta a carico del destinatario della notifica, dell’insussistenza del rapporto di convivenza con il familiare consegnatario dell’atto

Detrazione integrale per gli oneri di famiglia in favore del coniuge affidatario esclusivo dei figli

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CTP Bari n.128 del 29.08.2011

In materia di detrazioni per oneri di famiglia, è legittima la detrazione  nella misura del 100% prevista dall’art.12, co. 1 e 2 del Tuir, vigente ratione temporis,  operata da parte del genitore che, a seguito di separazione dal coniuge, sia stato nominato come affidatario esclusivo della prole.

Ne discende che l’Ufficio impositore deve eseguire il recupero del 50% della detrazione, nei confronti dell’altro coniuge che illegittimamente ha effettuato la detrazione per i figli pur non avendone l’affidamento.

E’ illegittima l'iscrizione ipotecaria eseguita in presenza dell ’istanza di rateizzazione

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Commissione tributaria provinciale di Bari, sentenza n. 99/15/11 del 27 maggio 2011

La massima

L’ipoteca iscritta successivamente alla istanza di rateazione presentata dal contribuente è illegittima poiché in contrasto con l’art. 19 del D.P.R. 602/73 in materia di dilazione del debito tributario e poiché contravviene agli obblighi di tutela del principio dell’affidamento e buona fede sanciti dall’art.10 dello Statuto dei Diritti del Contribuente.

Il fatto

A seguito della notifica di due cartelle esattoriali, un contribuente esercente attività commerciale, in virtù della obiettiva situazione di difficoltà economica in cui versava e per evitare possibili azioni cautelari e/o esecutive che avrebbero potuto compromettere sensibilmente la regolare prosecuzione della propria attività, inoltrava in data 01.12.2009 idonea istanza di rateazione del debito erariale iscritto a suo carico.

Tuttavia, nelle more dell’emananda rateizzazione, e precisamente in data 12.12.2009, l’Equitalia gli notificava la comunicazione di avvenuta iscrizione ipotecaria sull’immobile di sua proprietà per un importo pari al doppio delle somme iscritte a ruolo e, successivamente, con provvedimento del 27.01.2010, comunicava anche l’accoglimento dell’istanza di rateazione in precedenza inoltrata.

Ritenendo illegittimo l’operato della società di riscossione, il contribuente adiva la Commissione Tributaria Provinciale di Bari chiedendo l’annullamento dell’ipoteca per la violazione del principio dell’affidamento e buona fede ex art.10 della legge n.212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente) nonché per l’errata interpretazione dell’art.19 D.P.R. 602/73 recante disposizioni per la rateizzazione degli importi iscritti a ruolo.

Il Collegio giudicante accoglieva il ricorso ed annullava l’iscrizione d’ipoteca sull’immobile di proprietà del ricorrente condannando altresì la resistente al pagamento delle spese processuali.

La motivazione

Nel definire la presente controversia, i giudici di primo grado hanno preliminarmente rammentato che il rapporto tra contribuente e pubblica amministrazione dev’essere improntato al principio della collaborazione e buona fede sancito dall’art.10 dello Statuto dei diritti del contribuente. Nel caso di specie invece, il modus operandi dall’Agente per la riscossione ha compromesso l’instaurazione di un rapporto di fiducia tra amministrazione finanziaria e contribuente, la cui buona fede e affidamento alle indicazione di essa risultano gravemente violate. Difatti, secondo i Giudici, l’iscrizione ipotecaria posta in essere dopo l’istanza di rateazione ha rappresentato “l’unilaterale rottura dei presupposti per la realizzazione degli obiettivi normativi voluti con la predetta disposizione”. Al contrario, il ricorrente, che ha presentato tempestivamente l’istanza di rateizzazione corredata di tutta la documentazione idonea a valutare la propria situazione economica, ha agito in assoluta buona fede e in piena conformità al dettato normativo conformandosi alle indicazioni fornite dalla pubblica amministrazione.

Il Collegio adito ha poi ravvisato da parte di Equitalia l’errata interpretazione dell’art. 19 del D.P.R. 602/73 in materia di dilazione del debito tributario in quanto, hanno rammentato i giudici, detto articolo, così come modificato D.L. 25 giugno 2008 n.112, convertito, con modificazione, nella L. 6 agosto 2008, n.133, prevede che la dilazione di pagamento delle somme iscritte a ruolo può essere concessa nelle ipotesi di temporanea situazione di obiettiva difficoltà del contribuente, in quanto, con le modifiche apportate dal legislatore, è stato semplificato il procedimento di rateazione del debito erariale non essendo più prevista, tra le condizioni per concedere la dilazione di pagamento, alcuna forma di garanzia, ivi compresa l'iscrizione di ipoteca volontaria o ex art. 77 D.P.R. n. 602 del 1973. A differenza del recente passato infatti, per ottenere la rateazione del debito iscritto a ruolo, al contribuente è sufficiente dimostrare il temporaneo peggioramento della propria situazione di obiettiva difficoltà nonché la contestuale capacità dello stesso di adempiere al pagamento delle rate previste dal piano di ammortamento.

Le predette modifiche, inoltre, sono state apportate anche al fine di rafforzare il rapporto di fiducia tra l’amministrazione finanziaria ed il contribuente e ciò anche al fine di eliminare ulteriori aggravi in danno del cittadino, quali, ad esempio, quelli nascenti da una iscrizione ipotecaria. Difatti, hanno spiegato i giudici, nel caso di specie l’iscrizione di ipoteca ha recato al ricorrente un incalcolabile danno economico, “in quanto il regolare prosieguo dell'attività commerciale è stato fortemente compromesso dall'impossibilità di accesso al credito, che per un piccolo imprenditore è linfa vitale, in particolare nell'attuale congiuntura economica internazionale”.

In definitiva, con la sentenza in epigrafe è stata dichiarata l’illegittimità dell’iscrizione ipotecaria eseguita nelle more della procedura di rateazione del debito erariale e ciò sia perché la disciplina della dilazione del debito è stata oggetto di semplificazione da parte del legislatore, non essendo più previsto, per il contribuente, l’obbligo di prestare alcun tipo di garanzia a tutela del credito, sia perché contrastante con il più generale principio di buona fede, da intendersi, in senso oggettivo, come criterio generale di correttezza del comportamento a cui, evidentemente, l’amministrazione finanziaria non si è conformata.