Consulenza ed Assistenza

Consulenza ed assistenza in merito a cartelle di pagamento e riscossione, fermo ed ipoteche, pignoramneti presso terzi

Il lavoro in nero legittima l’accertamento induttivo

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E’ legittimo l’accertamento fiscale con metodo induttivo delle maggiori imposte per Iva, Irpef ed Irap nei confronti di un contribuente che si avvale del lavoro nero il cui costo, tuttavia, resta indeducibile.

Questo il principio sancito dalla sentenza n.2593 del 2011 della Cassazione secondo cui, inoltre, il divieto di doppia presunzione attiene esclusivamente alla correlazione di una presunzione semplice con altra presunzione semplice e non può ritenersi, invece, violato nel caso, quale quello di specie, in cui da un fatto noto (presenza di un dipendente non regolarmente assunto per il quale la stessa contribuente ha ammesso la corresponsione di una retribuzione non contabilizzata) si risale – peraltro in funzione di una presunzione legale, seppur relativa- a un fatto ignorato (maggiore redditività di impresa e non semplicemente maggior costi per retribuzioni, come ha prospettato in memoria la ricorrente).

Corte di Cassazione n.2593 del 03.02.2011

Le circolari del fisco non sono vincolanti

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Le circolari dell’amministrazione finanziaria non sono fonte di diritti e di obblighi in capo al contribuente, e nel caso quest’ultimo abbia conseguito benefici in seguito ad una circolare successivamente modificata, tali benefici andranno ritirati. Così si è espressa la Corte di Cassazione con la Sentenza n. 6056 depositata il 15 marzo 2011.

Nel caso specifico un imprenditore, alla luce di una circolare dell’amministrazione finanziaria, aveva conseguito dei crediti d’imposta per aver assunto un dipendente. In seguito la stessa amministrazione aveva mutato atteggiamento e modificato la circolare, con la conseguenza che il contribuente non poteva più godere dei benefici spettanti.

I giudici di prime cure davano ragione al contribuente il cui comportamento veniva ritenuto corretto, essendosi egli uniformato alle previsioni di una circolare dell’Amministrazione, ma la Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell’amministrazione finanziaria: le circolari non sono fonte di diritti né di doveri, e al contribuente spetta l’unico beneficio di non incorrere in una sanzione in base al principio di tutela dell'affidamento.

Corte di Cassazione, ordinanza n. 6056 del 15.03.2011

Tassa avvocati: la giurisdizione è del giudice tributario

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La prestazione per l’iscrizione all’Albo degli avvocati è una tassa a tutti gli effetti. Infatti, le controversie sui contributi che i legali devono versare all’Ordine o al Cnf vanno devolute al giudice tributario. Ciò perché il sistema normativo riconosce all'ente "Consiglio", “una potestà impositiva rispetto ad una prestazione che l'iscritto deve assolvere obbligatoriamente, non avendo alcuna possibilità di scegliere se versare o meno la tassa (annuale e/o di iscrizione nell'albo), al pagamento della quale è condizionata la propria appartenenza all'ordine”. Questa "tassa" si configura come una "quota associativa" rispetto ad un ente ad appartenenza necessaria, in quanto l'iscrizione all'albo è conditio sine qua non per il legittimo esercizio della professione.

Corte di Cassazione n.1782, del 26.01.2011

Il Fisco paga per l’atto illegittimo

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Oltre alle spese legali vanno rimborsate anche quelle per il professionista.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 5120 del 3 marzo 2011, secondo cui al contribuente, costretto a impugnare un atto dell’amministrazione perché le istanze di autotutela non erano state accolte, devono essere risarciti i danni anche se l’errore è riconosciuto dall’ufficio in contenzioso.

Per i giudici, inoltre, dovranno essere risarcite, oltre alle spese legali, anche quelle sostenute per conferire con l’ufficio.

Corte di Cassazione n.5120 del 03.03.2011

E’ valida la notifica del ricorso in copia fotostatica

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Il ricorso notificato all’ufficio resistente in copia fotostatica, a cui abbia fatto seguito il deposito dell’originale del ricorso nella cancelleria della Commissione Tributaria adita, non è motivo di inammissibilità del ricorso stesso, e ciò in quanto l'amministrazione finanziaria può riscontrare l'esistenza della firma della parte o del suo difensore tramite consultazione del ricorso originale depositato, cui la fotocopia notificatale implicitamente rinvia.
Corte di Cassazione, ordinanza n. 4315 del 22.02.2011

Beni ammortizzabili e termine di conservazione delle relative fatture

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L’obbligo di conservazione della fatture relative a beni ammortizzabili, ancora in fase di ammortamento, permane fino a quando la deduzione non possa essere contestata dal Fisco.

In base all’autonomia del periodo di imposta (art. 76 del Tuir) e al principio di certezza e determinabilità (art. 109 del Tuir), il contribuente è tenuto a giustificare l’esistenza di tutti i costi dedotti dal reddito di esercizio, anche quelli acquisiti in tempi remoti che, però, partecipano nell’anno oggetto di controllo come quota di ammortamento.

La Commissione Tributaria Provinciale di Trento, con la sentenza n. 7/2/11 del 13 gennaio 2011, ha rilevato come sia ormai pacifico, tanto in dottrina quanto in giurisprudenza, che “a fronte della deduzione di costi (…) ricada sul contribuente l’onere di documentarne la loro effettiva sussistenza e l’ammontare (anche ai fini dell’eventuale valutazione dei requisiti di inerenza e competenza)”.

Tale principio non può subire una limitazione nel caso degli ammortamenti di quei beni, acquistati da oltre dieci anni, per i quali permane l’obbligo di documentazione.

La Commissione, infatti, ha evidenziato l’inequivoca previsione del comma 3 dello stesso art. 22 del Dpr 600/1973, il quale stabilisce che “Fino allo stesso termine di cui al precedente comma (cioè fino a quando non sono definiti gli accertamenti relativi al corrispondente periodo di imposta) devono essere conservati ordinatamente, per ciascun affare, gli originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevuti e le copie delle lettere e dei telegrammi spediti e delle fatture emesse”.

In particolare, “se un costo viene portato in deduzione (anche se in quote di ammortamento), fino a quando su quella deduzione può sorgere contestazione da parte dell’amministrazione (…) il contribuente è tenuto, nel suo interesse, a conservare la relativa documentazione, senza la quale non potrà provarne l’esistenza e quindi la ragione della deduzione”.

Quindi, le fatture ed i registri dei beni ammortizzabili devono essere conservati fino a quando l’ultimo anno di fine ammortamento non sia andato in prescrizione.

CTP Trento n.7/2/11 del 13.01.2011

Proposizione ricorso: la sospensione per l’adesione all’accertamento è cumulabile con la sospensione feriale

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Per quanto concerne la sospensione del termine per la proposizione del ricorso tributario, è legittimo il cumulo tra la sospensione di 90 giorni concessa a seguito della domanda di accertamento con adesione e l’ulteriore sospensione di 46 giorni prevista per il c.d. termine feriale.
Questo quanto sancito dai giudici della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione secondo cui il cumulo è possibile in virtù del fatto che “di tali diversi periodi di sospensione dei termini, la società contribuente aveva il pieno diritto di poterne usufruire non essendo previsto da alcuna norma di legge il divieto di cumulabilità delle sospensioni, né a tale cumulo osta alcuna altra ragione di opportunità essendo diverse le rationes sulle quali dette previsioni sono fondate”.
Difatti, il termine di 90 giorni si fonda sulla necessità di dare al contribuente un ragionevole lasso di tempo per valutare la convenienza o meno di aderire al concordato tributario dopo avere esaminato il carattere di decisività degli elementi posti a base dell'accertamento mentre la sospensione feriale di cui alla L. n.742 del 1969 è ispirata all'irrinunciabilità del diritto alle ferie.
Corte di Cassazione n.2682 del 04.02.2011

È indeducibile la polizza dell’ex coniuge

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Il coniuge divorziato non può portare in deduzione dall'Irpef i premi assicurativi sulla vita pagati a favore della ex moglie. Lo ha affermato la sezione tributaria della Cassazione con la sentenza 2236/2011 secondo la quale la deducibilità è limitata agli oneri costituiti dall'assegno di mantenimento del coniuge divorziato e il beneficio non si estende ai premi pagati per l'assicurazione sulla vita a favore della ex moglie, ancorché sia stato così stabilito con la sentenza di divorzio. Queste statuizioni, ha spiegato il collegio, attengono al diverso settore civilistico dei rapporti tra coniugi e non possono rilevare a fini fiscali, non essendo consentita in questa materia un'interpretazione analogica della disciplina.

Corte di cassazione n. 2236 del 31.01.2011

Iva detraibile se è provata l'estraneità alla frode

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L'iva pagata per l'operazione soggettivamente inesistente non è detraibile. È onere del contribuente dimostrare la fonte legittima della detrazione qualora l'Amministrazione gli contesti l'indebita detrazione di fatture, in quanto relative ad operazioni inesistenti. Il contribuente committente-cessionario, al quale sia contestata la detrazione dell'iva relativa ad operazioni soggettivamente inesistenti, ha il diritto di detrarre l'iva se, a prescindere dal pagamento dell'imposta, dimostra che non sapeva e non poteva sapere di partecipare ad una operazione che si iscriveva in una frode all'imposta. In altri termini, il contribuente committente - cessionario, al quale sia contestata la detrazione dell'IVA, anche se pagata, relativa ad operazioni soggettivamente inesistenti, ha l'onere di conoscere che il venditore-prestatore è autore di un'operazione in frode all'IVA e, se vuole vedersi riconosciuto il diritto di detrarre l'IVA, ha l'onere di dimostrare che è incolpevole la sua ignoranza di aver partecipato ad una operazione in frode dell'IVA.

Cassazione n.1364 del 21-01-2011

I versamenti dell’amico di famiglia legittimano l’accertamento

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È legittimo l’accertamento induttivo del reddito di impresa basato sui versamenti che “un amico di famiglia” del contribuente fa sul suo conto corrente bancario, anche se poi il denaro gli viene restituito. Infatti, in presenza di accertamenti bancari, ai sensi dell' art. 51 DPR 26 ottobre 1972 n. 633 (per l'IVA) e/o dell' art. 32 DPR 29 settembre 1973 n. 600 (per l' imposta sul reddito), è onere del contribuente dimostrare che i proventi desumibili dalla movimentazione bancaria non debbono essere recuperati a tassazione o perché egli ne ha già tenuto conto nelle dichiarazioni o perché non sono fiscalmente rilevanti in quanto non si riferiscono ad operazioni imponibili.

Cassazione n.767 del 14-01-2011

Irap e medici di base: anche la Regionale di Torino condivide la tesi dell’esenzione del tributo

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Confermando la sentenza di primo grado emessa dalla CTP di Alessandria, la Commissione Regionale di Torino ha stabilito che il medico di base che svolge la propria attività anche in una struttura associata ma comunque sprovvisto di alcun tipo di bene capitale diverso da quelli necessari ad organizzare il proprio lavoro, esercita la propria attività professionale in assenza del requisito dell’organizzazione e per l’effetto non è soggetto al tributo preteso dall’Agenzia delle Entrate.

Nella pronuncia in esame, la Commissione d’Appello ha richiamato un concetto espresso dai giudici di prime cure, secondo cui deve considerarsi elemento essenziale nell’individuazione dell’esistenza o meno di un’attività autonomamente organizzata, la necessità della presenza del professionista per l’esercizio dell’attività stessa, con l’effetto che, essendo il ricorrente un medico di base, la sua presenza era indispensabile e doveva essergli riconosciuto l’esonero dall’applicazione del tributo”.

CTR Torino n.99/28/10

Ipoteca e fondo patrimoniale

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E’ illegittima l’iscrizione ipotecaria effettuata sui beni destinati al fondo patrimoniale per i debiti tributari riferibili all’attività imprenditoriale di uno dei coniugi. Questo il principio affermato dalla C. T. Prov. di Milano con la pronuncia n.437 del 20.12.2010 secondo cui il divieto di esecuzione di cui all’art. 170 c.c. si riferisce anche ai debiti estranei ai bisogni della famiglia, come può essere il debito di natura tributaria, sorto prima della costituzione del fondo patrimoniale.

Puntuale è stata la motivazione proposta in sentenza dai giudici di Torino: “Va da sè che l’aggredibilità dei beni e dei frutti del fondo patrimoniale è segnata dall’oggettiva destinazione dei debiti assunti alle esigenze familiari e, quindi, il criterio identificativo va ricercato non nella natura dell’obbligazione, ma nella relazione esistente fra il fatto generatore di esse e i bisogni della famiglia.”

Al contrario, ai giudici di primo grado è apparsa infondata la tesi sostenuta dall’Agente della Riscossione secondo cui la norma inerente il fondo patrimoniale vieta espressamente l’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essa ma non anche l’azione cautelare sugli stessi giacché, secondo tale tesi, all’iscrizione ipotecaria non necessariamente fa seguito l’espropriazione,  in quanto l’ipoteca stessa assolve la funzione di creare un titolo di prelazione.

CTP Milano n.437 del 20.12.2010

Auto in leasing: la tassa automobilistica grava sulla società proprietaria del veicolo e non sull’effettivo utilizzatore del mezzo

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Con l’ordinanza n.3928 del 17 febbraio 2011 la Corte di Cassazione ha stabilito un nuovo ed interessante principio: nel caso di autoveicolo concesso in forza di un contratto di leasing finanziario, soggetto passivo della tassa sugli autoveicoli deve intendersi il proprietario/concedente e non l’utilizzatore ovvero colui che ha l’effettiva disponibilità del mezzo.

A tale conclusione i Giudici di Legittimità sono giunti richiamando l’art.5, comma 29 del D.L. 953/1982, nel testo sostituito dalla legge di conversione 28.02.1983 n.53 secondo cui al pagamento della tassa sono tenuti coloro che risultano essere proprietari dal pubblico registro automobilistico, per i veicoli in esso iscritti.

La lettera della legge induce, quindi, a ritenere che – in ipotesi di autoveicolo che il proprietario conceda in leasing a terzi – soggetto passivo della tassa di possesso debba essere necessariamente essere considerato il proprietario/concedente e non l’utilizzatore; il contratto di leasing conferisce, infatti, all’autorizzazione il diritto (relativo) di godimento del bene (mentre il concedente rimane proprietario del bene strumentale, anche in prospettiva di garanzia della restituzione delle somme anticipate), sicché l’utilizzatore non è possessore del bene, ma mero detentore qualificato dello stesso, in virtù del rapporto obbligatorio (e non reale)  stipulato.”

Pertanto, non appare neanche condivisibile la tesi difensiva sostenuta della società intestataria dei veicoli secondo cui troverebbe applicazione il comma 37 del predetto art. 5 d.l.953/82 il quale statuisce che la perdita del possesso di veicolo o dell’autoscafo per forza maggiore o per fatto di terzo (…) fanno venir meno l’obbligo del pagamento del tributo.

Difatti, concludono gli ermellini, l’esecuzione del contratto di leasing, avvenendo su base consensuale, non determina certo lo spossessamento per causa di forza maggiore, per fatto del terzo o per provvedimento dell’Autorità.

Corte di Cassazione, ordinanza n.3928 del 17.02.2011