Consulenza ed Assistenza

Consulenza ed assistenza in merito a cartelle di pagamento e riscossione, fermo ed ipoteche, pignoramneti presso terzi

Decreto ingiuntivo inefficace e registro

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Anche un decreto ingiuntivo divenuto inefficace ed invalido poiché il debitore ingiunto risulta essere fallito sconta l’imposta di registro.Difatti, secondo la commissione tributaria provinciale di Roma, l’art.38 del dpr 131/86 prevede una imposta di natura cartolare sugli atti giudiziari che prescinde dalla utilità del titolo stesso per l’attore che ne ha promosso la formazione e l’emissione.

CTP Roma n.68 del 01.02.2011

Valido l'avviso di rettifica basato sui brogliacci rinvenuti nell'auto del contribuente

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E’ legittimo l’avviso di rettifica notificato ad una società e basato su dei documenti extracontabili rinvenuti all'interno dell'autovettura dell'amministratore della società medesima, a seguito di un controllo effettuato da una pattuglia della Guardia di finanza pur senza l’autorizzazione del procuratore della Repubblica.
Per la Cassazione, il reperimento dei documenti era da ritenersi legittimo in quanto l'autovettura,in quel momento, non era adibita ad uso meramente personale o al trasporto per conto terzi ed era da ritenersi un bene appartenente all'impresa ed in quanto tale non necessitava di alcuna autorizzazione. (cfr. Cass. n.10489 e 13612 del 2003)
Inoltre, secondo la Corte, la Guardia di finanza non aveva dovuto procedere all'apertura coattiva di plichi sigillati, borse, casseforti, mobili o simili dato che “l'acquisizione del brogliaccio avvenne col pieno consenso del proprietario dell'automezzo”.
In definitiva, il rinvenimento di una contabilità informale, tenuta su un brogliaccio, costituisce indizio grave, preciso e concordante della esistenza di imponibili non riportati sulla contabilità ufficiale che legittima l'Amministrazione finanziaria a procedere all'accertamento induttivo.

Corte di cassazione n. 2804 del 07.02.2011

Obbligo di conservazione della documentazione contabile

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E' principio basilare, assolutamente pacifico sia in dottrina che in giurisprudenza, che a fronte della deduzione di costi in sede di determinazione del reddito d'impresa dell'esercizio, ricada sul contribuente l'onere di documentarne la loro effettiva sussistenza e l'ammontare (anche ai fini dell'eventuale valutazione dei requisiti di inerenza e competenza).
Se tale assunto deve ritenersi corretto, come pare, ad avviso del collegio la questione "temporale" sulla conservazione della documentazione relativa a quei costi non dovrebbe nemmeno porsi; nel senso che se un costo viene portato in deduzione (anche se in quote di ammortamento), fino a quando su quella deduzione può sorgere contestazione da parte dell'amministrazione, id est fino alla scadenza del temine per l'eventuale accertamento, il contribuente è tenuto, nel suo interesse, a conservarne la relativa documentazione, senza la quale non potrà provarne l'esistenza e quindi la ragione della deduzione.
Questa conclusione, derivante dall'applicazione dei principi generali in tema di onere della prova validi anche in materia tributaria, è rafforzata dalla previsione normativa di cui all'art. 22, comma 3, D.P.R. 600/73, ai sensi del quale "Fino allo stesso termine di cui al precedente comma (cioè fino a quando non siano definiti gli accertamenti relativi al corrispondente periodo di imposta, anche oltre il termine stabilito dall'art. 2220 cod. civ. o da altre leggi tributarie) devono essere conservati ordinatamente, per ciascun affare, gli originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevuti e le copie delle lettere e dei telegrammi spediti e delle fatture emesse".
Commissione Tributaria provinciale Trento 13.1.2011 n. 7/2/11

Tarsu - Cartella esattoriale non preceduta da notifica dell’accertamento - Nullità Non sussiste

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Non ha luogo né fondamento l’eccezione di nullità della cartella esattoriale promanata dal Comune quanto alla Tarsu ove non preceduta da notifica di accertamento posto che la tassa in questione cade sugli immobili che, per loro natura e funzione, restano immutabili e dunque non necessitano di replica di denuncia annuale, che, come tale, è soggetta a controllo e verifica da parte del Comune. Per altro verso, il mutamento dei parametri ed i criteri di determinazione della tassa, ove intervenuti, non dipendono da scelte discrezionali dei Comuni, ma sono il risultato di pubbliche delibere assembleari, e quindi da intendersi legalmente conosciute da tutti, con le quali può essere legittimamente modificato il regolamento comunale.

Osserva la Commissione di appello che l'eccezione di nullità dell'iscrizione a ruolo per omessa notifica dell'avviso di accertamento, è infondata. Difatti, come ha rilevato la difesa del Comune impositore, soltanto nel caso di denuncia infedele o incompleta l'Ufficio comunale è tenuto ad emettere l'avviso di accertamento in rettifica e, in caso di omessa denuncia, l'avviso di accertamento di ufficio, ai sensi dell'art. 71 del decreto leg.vo 507/1993.

COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE FIRENZE - Sentenza 17 dicembre 2010, n. 111

La presenza di lavoratori in nero legittima l’accertamento induttivo

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La presenza di un dipendente non regolarmente assunto (fatto non contestato dal contribuente) rappresenta una circostanza di per se idonea a presumere l’esistenza di ricavi accertati con metodo induttivo senza che la medesima circostanza rappresenti una doppia presunzione.

Difatti, secondo i Giudici di legittimità, la presumptio de praesumpto (ovvero il divieto di doppia presunzione) “attiene esclusivamente alla correlazione di una presunzione semplice con altra presunzione semplice e non può ritenersi, invece, violato nel caso, quale quello di specie, in cui da un fatto noto (presenza di un dipendente non regolarmente assunto per il quale la stessa contribuente ha ammesso la corresponsione di una retribuzione non contabilizzata) si risale – peraltro in forza di presunzione legale, seppur relativa - a un fatto ignoto (maggior redditività dell’impresa e, non semplicemente maggior costi pe retribuzioni, come prospetta in memoria il contribuente), in relazione alla quale la contribuente non ha assolto l’onere della prova contraria”.

Cassazione n.2593 del 2011

Nozione di pubblicità effettuata in forma luminosa o illuminata

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L’art.5 del d.p.r. 507/93, che definisce il presupposto dell’imposta sulla pubblicità, al 1° comma dispone che “la diffusione di messaggi pubblicitari effettuata attraverso forme di comunicazione visive o acustiche,…,in luoghi pubblici o aperti al pubblico o che sia da tale luoghi percepibile è soggetta all’imposta sulla pubblicità prevista nel presente decreto”. L’art.7, stesso d.p.r. che definisce le modalità di applicazione dell’imposta, al comma 7, dispone che, qualora la pubblicità venga “effettuata in forma luminosa od illuminata”, la relativa tariffa d’imposta è raddoppiata.

In ordine al problema se la norma, con l’aggettivo “illuminata”, faccia riferimento al solo semplice risultato dell’illuminazione (l’importante è che il mezzo pubblicitario risulti illuminato non importa da cosa) o se non ne faccia riferimento ovvero se non richieda la presenza di una fonte luminosa appositamente installata ed attivata dal soggetto d’imposta ( ad es. un faro appositamente installato) talché solo in quest’ultimo caso scatta il presupposto d’imposta: va affermato che dalla lettura complessiva del combinato disposto dagli artt. 5 e 7 d.p.r. 507/93, ed in particolare dall’uso ripetuto che il legislatore ha fatto del participio passato del verbo “effettuare” se ne può dedurre la conseguenza che la norma, per far scattare il presupposto d’imposta richiede che l’illuminazione del mezzo pubblicitario avvenga a mezzo di una fonte luminosa appositamente e specificatamente installata da parte del soggetto d’imposta.

C.T.P. Reggio Emilia n.272/01/10

Esenzione per la procura speciale al consulente

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La Risoluzione n. 13/E del 9 febbraio 2011 ha chiarito che alla procura speciale, ex art. 63 del DPR 600/73, conferita dal contribuente al consulente che lo rappresenta presso gli Uffici dell'Agenzia delle Entrate, anche ai fini dell'accertamento con adesione, non si applica l'imposta di bollo.

Risoluzione Agenzia delle Entrate 09/02/2011, n. 13/E

Non basta il mero riferimento all'antieconomicità nella gestione societaria per legittimare l'accertamento

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I giudici leccesi hanno fatto proprio ed hanno richiamano il principio statuito dalla Cassazione con  la sentenza n. 18983 del 07/06/2007 secondo cui " ...in tema di accertamento delle imposte sui redditi deve essere escluso ogni automatismo; pertanto, eventuali strumenti presuntivi, quali gli studi di settore, per essere validamente applicati, necessitano di una particolare flessibilità e adattabilità alle comprovate peculiarità dell'attività svolta dal contribuente, in ossequio al principio costituzionale sancito dall'art. 53 Cost."

Sentenza Commissione tributaria provinciale LECCE 01/02/2011, n. 47

Scheda carburanti incompleta – indeducibilità dei costi

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In materia di imposte sul reddito delle società, non è ammessa la detrazione delle somme spese per l’acquisto dei carburanti destinati ad alimentare i mezzi impiegati nell’esercizio dell’impresa se le cosiddette “schede carburanti” sono parzialmente incomplete o difettano della sottoscrizione.

Questo il principio affermato dalla Commissione Tributaria prov. Reggio Emilia che, con la sentenza n.9 del 2011, ha altresì precisato che l’omessa trascrizione dei chilometri percorsi, come richiesto dall’art.4 del d.p.r. 444/97, comporta l’indeducibilità dei costi sostenuti e non l’applicazione di una mera sanzione formale come invocato in giudizio dal contribuente.

In tal senso si veda anche Cass. n.21941/07 e n.21769/05

E' sempre il principio di competenza che regola la deducibilità dei costi nel reddito d'impresa

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Le regole sull’imputazione temporale dei componenti negativi sono inderogabili, non essendo consentito ai contribuenti di scegliere di effettuare l'imputazione di un costo in un esercizio diverso da quello individuato dalla legge come esercizio di competenza, così da alterare il risultato della dichiarazione.
Tale principio è espresso nella sentenza n. 2213 della Corte di Cassazione depositata il 31 gennaio 2011.
La sentenza in oggetto conferma il principio generale che regola la determinazione del reddito d'impresa, ossia quello di competenza economica, in base al quale, per ogni periodo d'imposta, vanno individuati tutti gli elementi positivi e negativi di reddito riferibili al periodo stesso, indipendentemente dalla manifestazione finanziaria dei fatti economici.

Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 31/01/ 2011, n. 2213

Il solo scostamento dalla "media" di settore non basta a motivare l'accertamento

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L'avviso di accertamento non può essere motivato sulla base dello scostamento di quanto dichiarato dal contribuente rispetto a quella che è la media di settore. Con l'ordinanza n. 25529/2010, depositata il 16 dicembre scorso, la sezione tributaria della Corte di Cassazione, ha nuovamente ribadito l’illegittimità di un accertamento basato esclusivamente sulle risultanze dell’applicazione dei parametri senza il supporto di ulteriori elementi e indizi a carico del contribuente.
La Suprema Corte, anche alla luce della sentenza n. 150/2003 della Corte Costituzionale, ha precisato che "....i parametri prevedono un sistema basato su presunzioni semplici, la cui idoneità probatoria è rimessa alla valutazione del giudice di merito, in assenza di previsioni procedimentalizzate, sia pure che - dovendo i parametri essere elaborati in base alle caratteristiche e alle condizioni di esercizio della specifica attività svolta (.............) -, è necessario un fattore di adeguamento personalizzato in modo da tenere conto della probabilità di errore nella stima, considerando le diverse situazioni gestionali e l’influenza della localizzazione per la parte non colta dalla stima." 
Ed inoltre si sottolinea che "(........)in tema di accertamento effettuato sulla base dei parametri di cui alla L. n. 549 del 1995, art. 3, commi 184 e 186, è stato affermato che il solo rilievo dell’applicazione da parte del contribuente di una percentuale di ricarico diversa da quella mediamente riscontrata nel settore di appartenenza - posto che le medie di settore non costituiscono un fatto noto, storicamente provato, dal quale argomentare, con giudizio critico, quello ignoto da provare, ma soltanto il risultato di una estrapolazione statistica di una pluralità di dati disomogenei non configura gli estremi di una prova per presunzioni, ma occorre, invece, che risulti qualche elemento ulteriore - tra cui, ad esempio, l’abnormità e l’irragionevolezza della difformità tra la percentuale di ricarico applicata dal contribuente e la media di settore - incidente sull’attendibilità complessiva della dichiarazione, ovverosia la concreta ricorrenza di circostanze gravi, precise e concordanti, e senza peraltro che il richiamo a tale regola di esperienza comporti un’inversione dell’onere della prova, addossando al contribuente l’onere di dimostrare le ragioni specifiche della divergenza dei propri dati da quelli medi(Cass. n.19556/2007, n.10960/2007, n.14252/2007, n. 26388/2005, n. 18038/2005)".
Ragion per cui  ".....sembra doversi ritenersi viziato da illegittimità l’avviso di accertamento il quale tragga origine dal mero scostamento dei dati reali dichiarati dal contribuente rispetto a quelli relativi alla media del settore senza che l’Amministrazione finanziaria, sulla quale grava il relativo onere, suffraghi la pretesa fiscale con ulteriori elementi ed indizi tali da suggerire l’inattendibilità dei dati riscontrati rispetto all’ausilio statistico"

Ordinanza Cassazione civile 16/12/2010, n. 25529

Rango dello Statuto del contribuente nel sistema delle fonti

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La Sez. Tributaria della Corte di Cassazione, con la sentenza n.2221/11 è ritornata nuovamente a pronunciarsi sul valore delle norme contenute nella L.212/2000.

In particolare, i giudici di Piazza Cavour hanno richiamato i principi enunciati dalla stessa Corte con la sentenza n.8254 del 2009 secondo cui  le nome dello Statuto del contribuente sono qualificate espressamente come principi generali dell’ordinamento tributario giacchè emanate in attuazione degli artt. 3, 23, 53 3 97 della Costituzione e possono essere, a seconda dei casi, idonee a prescrivere specifici obblighi a carico dell’Amministrazione Finanziaria e costituiscono, altresì, criteri guida per il giudice.

Tuttavia, le norme in esso contenute non hanno rango superiore alla legge ordinaria e pertanto non possono fungere da norme parametro di costituzionalità, nè consentire la disapplicazione della norma tributaria in asserito contrasto con le stesse.

Per l’effetto, in relazione al caso oggetto della presente pronuncia ( sospensione di un credito d’imposta da parte di un decreto legge in contrasto con l’art 3 dello Statuto) non può essere condiviso il principio per cui “una norma contenuta in una legge ordinaria successiva all’entrata in vigore dello Statuto possa essere disapplicata sol perchè difforme da un principio in esso contenuto”.

Nullo l’accertamento emesso prima del decorso dei 60 giorni dalla notifica del pvc

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La motivazione data dall’Ufficio “scadenza dei termini per procedere all’accertamento” non può essere considerata una motivazione di urgenza tale da giustificare l’emanazione di un atto di accertamento prima della scadenza dei 60 giorni  decorrenti dal rilascio al contribuente della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo.

Difatti, secondo i giudici baresi, non può certamente essere imputabile al contribuente la circostanza che la verifica si sia conclusa a ridosso della decadenza del termine prescrizionale per l’accertamento degli anni d’imposta oggetto di controllo.

In virtù di tanto, è palese la violazione del rispetto del termine previsto dall’art. 12 co.7 dello Statuto dei diritti del contribuente (L.212/2000), ovvero dei 60 giorni per l’emissione dell’avviso di accertamento impedendo al contribuente la possibilità di fornire eventuali osservazioni e richieste e pertanto non concedendo allo stesso la possibilità del contraddittorio.

Commissione Trib. Prov. Bari n.20 del 12.01.2011