Consulenza ed Assistenza

Consulenza ed assistenza in merito a cartelle di pagamento e riscossione, fermo ed ipoteche, pignoramneti presso terzi

Imposta di registro in misura fissa per i decreti ingiuntivi con oggetto rapporti assoggettati ad iva

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In materia di registrazione dei decreti ingiuntivi, l'imposta medesima va corrisposta in misura fissa e non proporzionale al valore della sorte capitale ingiunta e ciò anche nel caso in cui il provvedimento d'ingiunzione si riferisce ad una polizza fideiussoria prestata a garanzia di un'obbligazione nascente da un rapporto soggetto ad iva.

Nel caso di specie, i giudici di prime cure avevano condiviso la tesi dell'Agenzia secondo cui, ai fini dell'applicazione dell'imposta di registro, non rileva il rapporto sosttostante (ovvero la restituzione dell'anticipo contrattuale pagato in virtù di polizza fideiussoria - operazione pacificamente soggetta ad iva) ma l'esercizio del mero diritto di rivalsa il cui rapporto sconta l'imposta proporzionale del 3% sulla somma ingiunta.
Tuttavia, riformando la sentenza di primo grado, la Commissione Tributaria Regionale di Torino ha accertato che il contribuente ha agito in via monitoria per ottenere il rimborso delle somme versate in forza della polizza fideiussoria all'uopo concessa, a titolo di restituzione di anticipo contrattuale, e come tale ben può rifarsi ad rapporto regolarmente assoggettato ad iva.
Ciò posto, gli artt. 5 e 40 del dpr 131/98 definiscono il principio di alternatività tra iva e imposta di registro, per cui si applica l'imposta fissa di registro tutte le volte in cui l'operazione rientra nell'ambito iva, attribuendo anche ai decreti ingiuntivi ed alle sentenze di condanna il medesimo trattamento fiscale.

CTR Torino n.88/31/10 

breve nota
Il decreto ingiuntivo che condanna al pagamento di corrispettivi soggetti ad I.V.A. (ad es. decr. ing. originati da fattura) sconta l'imposta di registro in misura fissa (€ 168) per effetto della disposizione di cui alla nota II, posta in calce all'articolo 8 della tariffa parte prima, allegata al testo unico dell'imposta di registro approvato con DPR n. 131 del 1986.
Tuttavia, qualora il decreto disponga la condanna al pagamento di somme dovute a titolo di interessi di mora per il ritardato pagamento, sulle stesse si applica l'imposta proporzionale di registro nella misura del 3 per cento, in quanto riconducibili "...al pagamento di somme..." come previsto dall'articolo 8, lettera b) della tariffa parte prima, allegata al citato testo unico.

Approfondimento tassazione decreto ingiuntivo 

Si al rimborso della tassa di concessione governativa sui telefonini

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La Commissione Tributaria Regionale del Veneto, con la pronuncia n.05/01/11, ha aperto la strada al rimborso della tassa di concessione governativa sui servizi di telefonia mobile.
Infatti la sentenza in commento ha evidenziato l’illegittimità assoluta della predetta tassa corrisposta successivamente all’entrata in vigore del  Codice delle Telecomunicazioni (DLGS. N. 259/03) recante disposizioni in materia di liberalizzazione dei servizi di comunicazione.
In virtù di detto decreto verrebbe implicitamente abrogata tutta la normativa in essere che si fonda sul presupposto di un rapporto concessionario di tipo pubblicistico, facendo così venir meno il presupposto per l’applicazione della t.c.g.
Secondo i Giudici, infatti, la privatizzazione del servizio ha fatto si che avvenisse “il passaggio dalla concessione (atto amministrativo di natura pubblicistica) al contratto, cioè ad uno strumento di diritto privato il quale presuppone una posizione di parità tra i contraenti”. 
Come conseguenza tutta la precedente disciplina, basata sul presupposto della concessione risulta abrogata ivi compreso l'art.21 della tariffa allegata al D.P.R. 641/72 e l'art.3 del D.M. 13/02/1990.
CTR Veneto n.05/01/11


Commento

Preme puntualizzare che, ad oggi, l'Amministrazione Finanziaria continua a sostenere la legittimità di tale imposizione asserendo che la t.c.g. sia ancora dovuta in base all'art.3 del Decreto Ministeriale n.33 del ‘99 che a sua volta presuppone il regime della concessione.
A tal uopo è doveroso ricordare come l’art 23 della COSTITUZIONE stabilisce che “nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”: per l’effetto la tassa in questione non può trovare la sua legittimazione  in una fonte di diritto di grado inferiore a quello di una legge.

Alla luce della sentenza in commento sarebbe possibile proporre anche per i privati idonea istanza di rimborso per la t.c.g. indebitamente versata, tenendo a mente che, in caso di esplicito rifiuto o di silenzio rifiuto, decorsi 90 giorni dalla presentazione della domanda di rimborso, è possibile ricorrere alla commissione tributaria provinciale competente.

Ispezioni ed accertamento: la durata oltre i temini di legge determina l'annullamento dell'atto

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E' nullo l'avviso di accertamento fondato esclusivamente sulle risultanze di un PVC redatto dalla Guardia di Finanza a conclusione di una verifica protrattasi oltre i termini consentiti dalla legge, laddove la durata massima della verifica deve essere individuata nella sommatoria di (30 + 30) 60 giorni lavorativi e consecutivi.
A tal proposito si precisa che l'art. 12, comma 5, della Legge 212/2000 - Statuto dei diritti del contribuente- recita: La permanenza degli operatori civili o militari dell'amministrazione finanziaria, dovuta a verifiche presso la sede del contribuente, non può superare i trenta giorni lavorativi, prorogabili per ulteriori trenta giorni nei casi di particolare complessità dell'indagine individuati e motivati dal dirigente dell'ufficio. Gli operatori possono ritornare nella sede del contribuente, decorso tale periodo, per esaminare le osservazioni e le richieste eventualmente presentate dal contribuente dopo la conclusione delle operazioni di verifica ovvero, previo assenso motivato del dirigente dell'ufficio, per specifiche ragioni.
La Commisione barese ha ritenuto che "la norma debba interpretarsi in modo restrittivo, ossia calcolando la durata massima della verifica come sommatoria di 60 giorni (30 più 30) lavorativi e consecutivi ciò in quanto la ratio della norma è data dal 1 comma dello stesso articolo secondo il quale l'attività di verifica deve svolgersi "con modalità tali da arrecare la minore turbativa possibile allo svolgimento delle attività stesse nonché alle relazioni commerciali o professionali del contribuente". Nel caso di specie, si rileva che l’ispezione della G.d.F. ha avuto inizio l’8 Settembre 2005 e si è conclusa il 15 Dicembre 2005, cioè dopo 120 giorni né è mai stata chiesta proroga.
Appare, quindi, evidente che il comportamento adottato dalla Guardia di Finanza è in contrasto con
il disposto normativo.
Tenendo conto dei principi generali del diritto amministrativo (Legge 241/1990), deve, pertanto,considerarsi nullo il processo verbale della G.d.F. per violazione di legge (CTR Lombardia sent. n.12 del 18/03/2008)"
Commissione tributaria provinciale Bari, Sentenza 03/12/2010, n. 293

Pignoramento presso terzi - Giurisdizione del giudice ordinario

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L'atto di pignoramento presso terzi rientra tra i provvedimenti dell'esecuzione forzata e, pur se rinveniente dal mancato pagamento di cartelle di pagamento aventi ad oggetto imposte e tributi, esso è escluso espressamente dalla giurisdizione tributaria per quanto previsto dall'art.2 del d.lgs.546/92.
Ne consegue che, in subiecta materia, la giurisdizione è esclusivamente del giudice ordinario stante il difetto di giurisdizione delle commissioni tributarie.
CTP Bari n.137/2010

La TOSAP colpisce anche le occupazioni senza titolo

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In materia di accertamento della TOSAP, non rileva se le aree oggetto di accertamento devono considerarsi di proprietà comunale o demaniale e se le stesse siano state occupate abusivamente dal contribuente giacchè, ai sensi dell'art.38 d.lgs. 507/93, il fatto oggettivo dell'occupazione, a qualsiasi titolo ma anche senza titolo, di spazi ed aree del demanio o del patrimonio indisponibile dei comuni e delle province trova la sua ratio nell'utilizzazione che il singolo faccia, nel proprio interesse, di un suolo altrimenti destinato all'uso delle generalità dei cittadini, mentre resta del tutto irrilevante l'eventuale atto di concessione atteso che l'imposizione colpisce anche le occupazioni senza titolo.
Corte di Cassazione n.26251 del 2010

EFFICACIA DEL GIUDICATO PENALE NEL GIUDIZIO TRIBUTARIO

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Nessuna automatica autorità di cosa giudicata può attribuirsi, nel separato giudizio tributario, alla sentenza penale irrevocabile, di condanna o di assoluzione, emessa in materia di reati tributari ancorchè i fatti accertati in sede penale siano gli stessi per i quali l'amministrazione finanziaria ha promosso l'accertamento nei confronti del contribuente. 
Ne cosengue che il giudice tributario non puo limitarsi a rilevare l'esistenza di una sentenza definitiva in materia di reati tributari, estendendone automaticamente gli effetti con riguardo all'adozione accertatrice del singolo ufficio tributario, ma, nell'esercizio dei propri autonomi poteri di valutazione della condotta delle parti e del materiale probatorio acquisito agli atti (116 c.p.c.) deve, in ogni caso, verificarne la rilevanza nell'ambito specifico in cui tale giudicato è destinato ad operare
Corte di Cassazione n 26296/2010

L'invio dell'avviso è obbligatorio solo nei casi di incertezze rilevanti

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In materia di iscrizione a ruolo ex art. 36 bis, per la liquidazione delle maggiori imposte, non è obbligario l'invio dell'avviso nel momento in cui, con l'atto imposititvo, viene richiesta la semplice corresponsione dell'imposta esposta nel modello unico e non versata.
Difatti, sostiene la Corte di Cassazione, a norma dell'art.6 della L. 212/2000, l'avviso, previa iscrizione a ruolo di un tributo dopo la liquidazione di una dichiarazione, dev'essere inviato a pena di nullità nei soli casi in cui sussistono incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione e non anche se non risulti l'esistenza di incerte e rilevanti questioni interpretative.
Corte di Cassazione n.795 del 14.01.11

Operazioni con paesi black list:grava sul contribuente l'onere della prova per la deducibilità dei costi

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Per poter dedurre i costi sostenuti per operazioni intercorse con fornitori localizzati in Paesi a fiscalità privilegiata, il contribuente deve dimostrare la sussistenza delle condizioni richieste dall’articolo 110, comma 11, TUIR (imprese estere svolgono prevalentemente un'attività commerciale effettiva ovvero che le operazioni poste in essere rispondono ad un effettivo interesse economico e che le stesse abbiano avuto concreta esecuzione).
È questa la conclusione fornita dalla Suprema Corte nella sentenza n. 26298 del 29 dicembre scorso, intervenendo a favore dell’Amministrazione finanziaria in tema di onere della prova in materia di costi black list. 
 
Cassazione tributaria Sentenza 29/12/2010, n. 26298

Anche il bollettino c/c postale tra gli atti impugnabili

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E’ un atto impositivo soggetto ad impugnazione anche il bollettino di conto corrente postale che indica espressamente l'importo da pagare e che costituisce l'unico atto di imposizione ricevuto dalla società contribuente in relazione all'imposta sulla pubblicità.
Lo ha chiarito la Corte di Cassazione nella sentenza n. 25591 depositata il 17 dicembre 2010, in cui si evince che, in tema di contenzioso tributario, sono qualificabili come avvisi di accertamento o di liquidazione, impugnabili ai sensi dell’art. 19, D.Lgs. n. 546/1992 (secondo un'interpretazione estensiva dell'art. 19 predetto), tutti quegli atti (anche un bollettino di conto corrente postale, come nella fattispecie in giudizio) con cui l'Amministrazione esercita nei confronti del contribuente una pretesa tributaria ormai definita. 


Sentenza Cassazione tributaria 17/12/2010, n. 25591

Estensione dell’ipoteca agli immobili fisicamente connessi al suolo (silos)

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"È stato affermato - e va qui ribadito - che l'ipoteca iscritta su un immobile si estende, a norma dell'art. 2811 c.c. a quei beni che all'immobile medesimo siano incorporati, non per mera adesione con mezzi aventi la sola funzione di ottenerne la stabilità necessaria all'uso, ma per effetto di una connessione fisica idonea a dar luogo ad un bene complesso (Sez. un. n. 391 del 1985 e Cass. n. 2255 del 1984). 
Quando una siffatta connessione fisica sussista, dunque, e si sia perciò in presenza di un bene complesso, non si tratta più di accertare eventuali rapporti pertinenziali tra beni diversi o di affermare la permanente individualità di singoli beni compresi in un complesso aziendale, estendendosi senz'altro l'ipoteca iscritta sull'immobile a tutto quanto costituisce accessione dell'immobile stesso".
Cassazione n.377 del 10.01.11

Gli studi possono aiutare il contribuente a vincere le presunzioni del Fisco

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Gli studi di settore possono essere utilizzati anche a favore del contribuente.
Nel dettaglio, l'ufficio nel determinare i maggiori ricavi di un'impresa non può disattendere l'attendibilità dello studio di settore approvato e applicabile all'attività esercitata.
Ciò in quanto devono ritenersi certamente più attendibili i calcoli statistici derivanti dallo studio della semplice applicazione di coefficienti di ricarico.
Lo studio di settore rappresenta uno strumento statisticamente attendibile in quanto realizzato attraverso approfonditi calcoli statistici, il confronto con le categorie e, soprattutto, per mezzo degli osservatori locali sul territorio che consentono di monitorare l'andamento di ciascun settore e, quindi, di poter stimare con ragionevole approssimazione i ricavi che ciascuna attività commerciale, fermi determinati costi, debba dichiarare.
In definitiva, considerando la maggiore affidabilità dello strumento statistico (studio di settore) appare illegittimo che lo stesso, in danno del contribuente, ne abbia disatteso gli esiti a vantaggio di una tecnica ricostruttiva che è molto meno precisa.
Ctp di Roma, sentenza n. 480/01/10

Notificazione ricorso in busta chiusa - mera irregolarità - validità della data di spedizione e non di ricezione

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In materia di notifica del ricorso, la tempestività del medesimo va considerata in riferimento alla data di spedizione e non a quella di ricevimento dell'atto.
Lo stesso principio trova applicazione anche nel caso di ricorso spedito in busta chiusa e non in plico senza busta come prescritto dall'art.20 II° comma del d.lgs. 546/92.
Difatti, affermano i giudici romani, in tema di notificazione a mezzo posta, alla luce della più recente giurisprudenza costituzionale (sentenze nn. 477/02 e 28/04) costituisce ormai principio generale, applicabile anche al processo tributario, quello secondo cui la notificazione si perfeziona per il notificante alla data di spedizione dell'atto e non a quella della sua ricezione.
Secondo la commissione provinciale di Roma, inoltre, tale pricipio trova sicura applicazione anche nell'ipotesi in cui la spedizione avvenga in busta e non in piego, considerato che la prescrizione relativa all'invio in piego è volta esclusivametne a dare certezza riguardo all'individuazione dell'atto notificato cosicchè, ove nessuna contestazione sia sollevata dal destinatario circa la effettiva corrispondenza tra l'atto contenuto nella busta e l'originale depositato ai sensi dell'art.22, non vi è ragione per discostarsi dalla regola dettata dal citato d.lgs. n.545/92 art.20 co.2 tanto più che essa deve ritenersi ora espressiva di un principio generale in tema di decorrenza per il notificante degli effetti della notificazione.
CTR Roma n.446/30/10

Sequestro conservativo: carenza del requisito del periculum in mora

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Ai sensi dell'art.22 d.lgs.472/97, "l'ufficio o l'ente, quando ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito, puo' chiedere, con istanza motivata, al presidente della commissione tributaria provinciale l'iscrizione di ipoteca sui beni del trasgressore e dei soggetti obbligati ai sensi dell'articolo 11, comma 1, e l'autorizzazione a procedere, a mezzo di ufficiale giudiziario, al sequestro conservativo dei loro beni, compresa l'azienda".
In relazione a tale disposizione normativa, la CTP di Lecce, con la pronuncia n.326/1/10, ha precisato che l'esame della richiesta misura cautelare deve essere effettuata con riferimento alla sussistenza dei presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora.
In particolare, i Giudici hanno precisato che il timore, per essere fondato, non può essere basato su apprezzamenti psicologici e personali, bensì su elementi obiettivamente sintomatici di un pericolo reale.
Nel caso di specie, l'ufficio ha ritenuto la sussistenza del pericolo per la riscossione delle somme richieste, in considerazione degli indici di solvibilità e di indebitamento della società, senza, tuttavia, indicare il valore dei beni ogetto della misura cautelare, nè precisare quali siano, in concreto, i comportamenti della società volti a far perdere la garanzia del credito.
Secondo la Commissione, la richiesta di misura cautelare, così argomentata, difetta del requisito del periculum in mora e come tale non può trovare accoglimento.
CTP Lecce n.326/01/10

Trattamento delle vincite da giochi online: Risoluzione Agenzia delle Entrate

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Con Risoluzione 30 dicembre 2010, n. 141, l’Agenzia delle Entrate ha risposto ad un’istanza di interpello sul trattamento fiscale di vincite realizzate da un contribuente da un casinò online che non ha sede in Italia.
Il soggetto interpellante ha partecipato al gioco tramite il versamento di una somma prelevata da un conto corrente infruttifero detenuto presso un intermediario finanziario con sede nell’isola di Man. Anche le vincite sono state accreditate su tale conto.
L’Agenzia ha chiarito che:
  • le vincite realizzate costituiscono redditi diversi, ex art. 67, TUIR, e come tali vanno tassate per intero, senza tener conto delle spese sostenute per la loro produzione. Inoltre, poiché sono corrisposte da un soggetto non sostituto d’imposta, vanno riportate nel Mod. UNICO;
  • la presenza del conto corrente estero è considerata un’attività finanziaria soggetta a monitoraggio, e ne consegue pertanto l’obbligo di compilazione della Sezione II, quadro RW, nel caso in cui sia superato il limite di 10.000 euro; qualora inoltre esso produca interessi, questi andranno riportati nel quadro RM della dichiarazione dei redditi.

Trust, nuove precisazioni delle Entrate

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Con Circolare 27 dicembre 2010, n. 61, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla tassazione dei redditi prodotti da trust .
In particolare, con riferimento ai due soggetti che intervengono nell’operazione (colui che ha la disponibilità dei beni e colui che li riceve in gestione), è stato precisato che:
- nel caso in cui si ravveda che l’istituto è stato realizzato per realizzare una " mera interposizione nel possesso di beni ", esso non potrà essere considerato validamente operante, e pertanto la tassazione rimarrà in capo al soggetto che ha dato i beni al gestore;
- il reddito imputato dal trust (anche se estero) a beneficiari residenti nel territorio dello Stato sarà comunque tassato in Italia in capo a questi ultimi quale reddito di capitale;
il reddito imputato dal trust italiano a beneficiari non residenti sarà considerato prodotto nel territorio dello Stato e tassato di conseguenza in Italia .
Agenzia delle Entrate, circolare n.61 del 27.12.2010

Controlli incrociati e rettifiche IVA

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Con Sentenza 1° dicembre 2010, n. 24335, la Corte di Cassazione ha statuito la legittimità della rettifica IVA da parte dell’Amministrazione finanziaria nei confronti di un contribuente fondata esclusivamente sui verbali relativi ad ispezioni effettuate nei confronti di terzi contribuenti.
Secondo la Cassazione per procedere alla rettifica dell’imposta non è necessaria la previa ispezione della contabilità del contribuente la cui attività è oggetto di accertamento. L’esistenza di operazioni imponibili riferibili al contribuente può, infatti, essere fondatamente desunta dalle ispezioni effettuate nei confronti di altri contribuenti, così come da altri atti e documenti da questi posseduti .
Da ciò consegue, in particolare, che l’onere della prova in merito alla infondatezza della pretesa tributaria basata su tale documentazione ricade direttamente sul contribuente.
Fonte. Cassazione n.24335 del 01.12.2010

Autotutela e competenza del giudice tributario sul rifiuto

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I contribuenti vantano nei confronti dell’amministrazione solo un interesse legittimo e non un diritto soggettivo.
Da questo deriva che il sindacato del mero rifiuto dell’esercizio di autotutela deve limitarsi all’esame della legittimità della condotta omissiva e non può estendersi al merito, ovvero a valutare la fondatezza della pretesa tributaria del contribuente. 
Infatti l’esercizio del sindacato sull’attività di autotutela costituisce procedimento autonomo e ben distinto dal procedimento di impugnazione di un atto impositivo, con cui interferisce. In ogni caso, non costituisce un mezzo di tutela del contribuente, sostitutivo dei rimedi giurisdizionali che non siano stati esperiti.

Fonte: Cassazione n. 26313 del 2010

Dichiarazione fraudolenta – Sovrafatturazione – Punibilità – Sussiste

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Il contribuente che emette fatture per un importo maggiore (sovrafatturazione) è punibile per dichiarazione fraudolenta ma non per operazioni inesistenti. Infatti in tema di reati tributari, il reato di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti (art.2 D.Lgs.10 marzo 2000 n.74) sussiste sia nell'ipotesi di inesistenza oggettiva dell'operazione (ovvero quando la stessa non sia stata mai posta in essere nella realtà), sia nell'ipotesi di inesistenza relativa (ovvero quando l'operazione vi è stata, ma per quantitativi inferiori a quelli indicati in fattura), sia, infine, nell'ipotesi di sovraffaturazione qualitativa (ovvero quando la fattura attesti la cessione di beni e/o servizi aventi un prezzo maggiore di quelli forniti), in quanto la norma penale, spiega la Corte, ha lo scopo di punire ogni tipo di divergenza tra la realtà commerciale e la sua espressione documentale.
Fonte: Cassazione n.45056 del 23.12.2010

Valida la rivalutazione del terreno con perizia dopo la cessione

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Con Sentenza n. 87/36/10, la Commissione Tributaria Regionale del Piemonte ha affermato che la rivalutazione dei terreni edificabili prevista dall’art. 7, Legge n. 448/2001, è valida anche qualora la perizia giurata di stima sia stata effettuata dopo la cessione.
Con tale sentenza i Giudici si sono discostati da quanto stabilito dalla Circolare n. 15/2002, secondo la quale invece le plusvalenze conseguite "anteriormente alla redazione ed al giuramento della perizia restano invece determinate secondo i criteri ordinari dettati dall'art. 82 del Tuir, non risultando conforme alla ratio della norma la redazione di valutazioni giurate su beni di cui si è ceduta la titolarità".
Fonte: CTR Piemonte n. 87/36/10

Valido il Pvc firmato solo dal fallito

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E’ valido il processo verbale di constatazione firmato dal fallito che non perde la veste di soggetto passivo del rapporto tributario.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 25947 del 21 dicembre 2010 secondo cui
la dichiarazione di fallimento non comporta il venir meno di un'impresa, ma solo la perdita della legittimazione sostanziale e processuale da parte del suo titolare (cfr Cass. 12893/07). 
Inoltre - ed il rilievo non è di poco conto - poiché la ratio della procedura concorsuale è quella di assicurare unitariamente l'esecuzione sul patrimonio del fallito e di assicurare la par condicio creditorum, la perdita della legittimazione sostanziale, che deve essere intesa solo sotto il profilo dell'esercizio della facoltà dispositiva, non significa affatto perdita della titolarità dei rapporti né dal lato attivo né dal lato passivo. Del resto, la stessa incapacità processuale è soltanto relativa nel senso che il fallimento determina per il fallito la perdita della capacità di stare in giudizio limitatamente ai rapporti nei quali subentra il curatore, per cui egli, il fallito, può ancora agire, senza alcuna autorizzazione, sia sul piano sostanziale che processuale, per far valere i diritti strettamente personali, ovvero i diritti patrimoniali, dei quali si disinteressino gli organi del fallimento. Ne deriva a fortiori che, nell'ambito dello svolgimento dell'attività accertativa della guardia di finanza e degli uffici finanziari, avente natura amministrativa e rilevanza limitata in quanto soltanto attraverso l'atto di accertamento l'amministrazione finanziaria contesta al contribuente gli addebiti ascrittigli, anche discostandosi talvolta dall'avviso dei funzionari verbalizzanti, il fallito, malgrado la declaratoria dì fallimento, non viene affatto privato della sua veste di soggetto passivo del rapporto tributario, sicché deve escludersi la  nullità del processo verbale da questi sottoscritto.
Fonte: Corte di Cassazione n.25947 del 2010

Costituzione in giudizio - Termine - Inosservanza per fatto non imputabile alla parte - Rimessione in termini

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La fattispecie della rimessione in termini non è prevista dal rito tributario tuttavia non vi sono ragioni che la rendano incompatibile con le norme che regolano il processo medesimo.
E' questo il principio enunciato nell'ordinanza n.125 del 15.10.2010, con cui i giudici baresi hanno evidenziato come l'art. 1, comma 2, D. Lgs n. 546/1992 consente l'applicazione al processo tributario delle norme del codice di procedura civile nei casi non regolati dal citato decreto legislativo e ove compatibili con le norme processuali tributarie.
In tale ottica rientra anche il novellato art. 153 c.p.c., applicabile ratione temporis e appartenente al libro "disposizioni generali" del codice di rito civile, il quale ha istituito la fattispecie della rimessione in termini in favore della parte processuale che dimostri di essere incorsa in decadenze per causa ad essa non imputabile, categoria nella quale rientra la situazione in cui è venuto a trovarsi il difensore della ricorrente (al quale era stato imposto  un periodo di assoluto riposo a letto e di terapia domiciliare: in tale arco di tempo era spirato il termine di trenta giorni, previsto — a pena di inammissibilità - dall'art. 22 D.Lgs. n. 546/1992 per il deposito dell'originale del ricorso nella segreteria della commissione tributaria adita).
Fonte: CTP Bari ordinanza n.125 del 15.10.2010

Indagini bancarie: legittime solo se riferibili all’attività

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La Corte di Cassazione, con Ordinanza n. 23428/2010, ha affermato l’illegittimità dell’accertamento se le indagini bancarie riguardano operazioni effettuate in ambito familiare.
Nel caso di specie, i movimenti bancari oggetto di indagine erano stati eseguiti dal coniuge di un imprenditore sul conto corrente dello stesso. Le somme imputate al soggetto (contribuente), secondo la ricostruzione dei Giudici d’Appello, erano state, parte depositate dalla moglie dell’imprenditore, e, quindi, non potevano incidere nell’accertamento nei confronti del marito, parte derivavano dalla vendita di un suolo ricevuto in donazione, parte provenivano da fatture emesse regolarmente dichiarate.
Alla stregua della dinamica fattuale innanzi enunciata, l’Amministrazione finanziaria deve distinguere tra le operazioni riferibili all’attività d’impresa o di lavoro autonomo da quelle riferibili esclusivamente all’ambito familiare come nel caso in esame. Diverso è, invece, il caso in cui i movimenti bancari "sospetti" consistano in somme affluite sul conto corrente del coniuge.
In virtù di tanto, la Corte ha ritenuto esatto l’iter logico-giuridico che riconduceva i movimenti bancari presi in considerazione all’ambito familiare, anzichè all’attività professionale, dando torto all’Ufficio sulle motivazioni che avevano fatto scattare l’accertamento.
Fonte: Corte di Cassazione n.23428/2010

Data di decorrenza termine per istanza di rimborso irap

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La data da cui decorrono i 48 mesi previsti dall'art.38 del d.p.r. 602/73 per poter utilmente e tempestivamente richiedere il rimorso coincide con quella di presentazione della dichiarazione annuale e non con quella dei versamenti in acconto: solo con tale dichiarazione si concretizza l'effettiva misura dell'obbligazione tributaria mentre i singoli acconti hanno natura del tutto precaria, provvisoria ed ipotetica in relazione ad una obbligazione tributaria non ancora certa né determinata che sorgerà, se sorgerà, e sara definita con la successiva dichiarazione. 
Pertanto i versamenti in acconto per la loro natura, cosi come le ritenute in acconto, sono privi di individualità ed autonomia giuridica perchè semplici parti di un'imposta che si definirà, divenendone parte, in epoca successiva in sede di dichairazione. 
Conseguentemente solo con la dichiarazione annuale dei redditi, che costituisce il documento con cui viene definitavemnte concretizzata l'effettiva esistenza e misura dell'obbligazione tributaria, il contribuente è in grado di verificare l'esistenza di somme di cui ha eventualmente diritto ad ottenere il rimborso; pertanto il termine di cui all'art.38 dpr 602/73 non puo decorrere che dalla data di presentazione della dichiarazione annuale dei redditi.
Fonte: CTP Roma n.586/17/10 del 24.11.10