Consulenza ed Assistenza

Consulenza ed assistenza in merito a cartelle di pagamento e riscossione, fermo ed ipoteche, pignoramneti presso terzi

l’incidenza dell’auto di grossa cilindrata nel redditometro

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Corte di Cassazione n.27545 del 19.12.2011

L’auto di grossa cilindrata e la proprietà di quote legittimano l’accertamento sintetico se il contribuente non fornisce la prova contraria. In tema di accertamento delle imposte sui redditi e con riguardo alla rettifica, con metodo sintetico, del reddito complessivo delle persone fisiche, è legittima l'applicazione agli anni anteriori dei coefficienti presuntivi di reddito adottati ai sensi dell'art. 1 della legge 30 dicembre 1991, n. 413, posto che, rimanendo sul piano dell'accertamento e delle prove, l'applicabilità dei cosiddetti redditometri contenuti in decreti ministeriali emanati successivamente al periodo d'imposta da verificare deve ritenersi insita nell'art. 38 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600. Grava sul contribuente che contesti l'applicazione di tali coefficienti l'onere di dimostrare in concreto che il proprio reddito effettivo è diverso ed inferiore a quello scaturente dalle presunzioni adottate dall'ufficio.

Processo tributario e principio di non contestazione

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CTR LAZIO N.661 del 25/10/2011

Anche nel processo tributario trova applicazione il principio di non contestazione previsto dall’art.115 c.p.c., il quale prevede che i fatti che una parte ha l’onere di provare non sono più bisognevoli di prova e, pertanto, il giudice deve considerarli come veri e decidere di conseguenza in caso di mancata contestazione ad opera della parte interessata.

La mancata indicazione del responsabile del procedimento rende nulla l’ipoteca

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CTP BARI N. 106/7/11

E’ illegittimo il provvedimento di iscrizione ipotecaria  privo dell’indicazione del responsabile del procedimento.

Difatti, secondo il Collegio barese, l’Agente della riscossione è tenuto ad applicare le norme sul procedimento amministrativo nell’emettere i relativi atti e deve pertanto indicare il responsabile del procedimento, con la conseguenza che il provvedimento privo di detto requisito deve reputarsi inequivocabilmente illegittimo.

Inoltre, il rispetto di tale requisito, previsto dall’art. 7 della legge 212/2000, assolve anche la funzione di individuare il soggetto persona fisica alla quale il debitore, o il coobbligato, può muovere i propri rilievi e nei confronti della quale esperire, eventualmente, le azioni civili (risarcitorie) o penali (abuso d’ufficio).

Cartella impugnabile solo per vizi propri

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Corte di Cassazione n. 16641/2011

La cartella di pagamento, quando faccia seguito ad un avviso di accertamento divenuto definitivo,  si esaurisce in una intimazione di pagamento della somma dovuta in base all’avviso, e non integra un nuovo ed autonomo atto impositivo, con la conseguenza che essa resta sindacabile innanzi al giudice solo per vizi propri, con esclusione di qualsiasi questione attinente all’accertamento stesso, salvo il caso in cui il contribuente dimostri di essere venuto a conoscenza della pretesa impositiva solo con la notificazione della cartella.

Questo essenzialmente è il principio espresso dalla Suprema Corte che ha altresì precisato che: “i vizi dell'atto da cui nasce il debito alla fonte dell'iscrizione a ruolo e della cartella non sono perciò deducibili davanti al giudice chiamato a conoscere dell'impugnazione di quest'ultima, eccettuato il caso, non ricorrente nella specie, in cui solo attraverso la cartella il contribuente venga a conoscenza della pretesa impositiva e dell'atto con cui è stata accertata: una siffatta eccezione, nondimeno, secondo l'orientamento di questa Corte (Cass. n. 21477 del 2004, n. 7310 del 2006), non troverebbe spazio quando il debito sia fondato su provvedimenti giurisdizionali, i quali debbono essere impugnati con gli specifici strumenti previsti dalla norme processuali, e non possono essere contestati dinanzi al giudice chiamato a conoscere della cartella di pagamento

Le gravi anomalie nella gestione dell'impresa giustificano l'accertamento induttivo

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Corte di Cassazione n.11645 del 2011

Il ricorso all'accertamento induttivo sulla base di elementi concreti, quali le gravi anomalie riscontrate nel rapporto tra ricavi ed immobilizzazioni tecniche e tra ricavi ed oneri per il personale dipendente, nonché nella situazione patrimoniale-finanziaria della società, caratterizzata da un cospicuo indebitamento verso le banche, giustificano, secondo i giudici della Cassazione, il ricorso all’accertamento induttivo da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

Difatti, in presenza di un comportamento assolutamente contrario ai canoni dell'economia, che il contribuente non spieghi in alcun modo, è legittimo l'accertamento ai sensi dell'art. 39, primo comma, lett. d), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, che consente all'ufficio delle imposte di desumere l'esistenza di attività non dichiarate o l'inesistenza di passività dichiarate anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti, e così di prescindere in tutto o in parte - in base al secondo comma della citata disposizione - dalle risultanze del bilancio e dalle scritture contabili.

Affidamento invocabile solo se c’è buona fede

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Cassazione n.23309 del 2011

Il principio dell’affidamento statuito dall’art. 10 della L.212/2000 non può essere invocato dal contribuente il cui comportamento, ab origine, è stato contrario al dovere di correttezza e carente del requisito soggettivo della buona fede. In particolare, precisano i giudici di legittimità, “In tema di legittimo affidamento del contribuente di fronte all’azione dell’Amministrazione finanziaria, ai sensi dell’art. 10, commi primo e secondo, legge n. 212 del 2000 (cd. Statuto del contribuente), che tale tutela ha voluto esplicitamente offrire, costituisce situazione tutelabile quella caratterizzata: a) da un’apparente legittimità e coerenza dell’attività dell’Amministrazione finanziaria,in senso favorevole al contribuente; b) dalla buona fede del contribuente, rilevabile dalla sua condotta, in quanto connotata dall’assenza di qualsiasi violazione del dovere di correttezza gravante sul medesimo; c) dall’eventuale esistenza di circostanze specifiche e rilevanti, idonee a indicare la sussistenza dei due presupposti che precedono. Infatti, i casi di tutela espressamente enunciati dal comma secondo del cit. art. 10 (attinenti all’area della irrogazione di sanzioni e della richiesta di interessi), riguardanti situazioni meramente esemplificative e legate a ipotesi ritenute maggiormente frequenti, non limitano la portata generale della regola, idonea a disciplinare una serie indeterminata di casi concreti” Cass,N.17576/2002, n.2133/2002, n. 14782/2001”.

E’ valido l’atto notificato all'addetto al servizio del contribuente destinatario

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Corte di Cassazione n.23822 del 2011

La notifica dell’avviso di accertamento a mezzo del servizio postale a persona che si definisce addetta “al servizio del destinatario” è validamente eseguita ed esonera l’agente postale dall’eseguire “indagini” volte  ad accertare la corrispondenza al vero delle dichiarazioni rese dal ricevente.

Questo il principio espresso dai giudici di legittimità secondo cui  “nell’ipotesi di notificazione a mezzo del servizio postale, qualora, per l’impossibilità di effettuare la consegna del piego personalmente al destinatario, lo stesso, L. n. 890 del 1982, ex art. 7, comma 2, sia stato come nella specie consegnato, nel luogo indicato sulla busta che contiene l’atto e nel rispetto dell’ordine stabilito da detta norma, a persona dichiaratasi addetta “al servizio del destinatario”, l’agente postale non è tenuto ad accertare la corrispondenza al vero della dichiarazione, essendo sufficiente che essa concordi con la situazione apparente, consistente nella presenza del consegnatario nei luoghi indicati dalla norma, gravando sul destinatario l’onere di provare l’inesistenza della qualità dichiarata dal consegnatario (v. sez. 5^, n. 13063/2006). In questa prospettiva, è consolidato (v. sez. 3^, n. 1605/2005) che l’invalidità della notifica non può essere sostenuta sulla base del solo difetto di rapporto di lavoro subordinato tra consegnatario e destinatario, essendo, invece, sufficiente che esista tra i due una relazione idonea a far presumere che il primo porti a conoscenza del secondo l’atto ricevuto, come si desume dalla generica qualifica di “addetto” richiesta dal legislatore”

E’ inefficace la cartella emessa nei confronti della società cancellata dal registro delle imprese

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Corte di Cassazione n.22863 del 03.11.2011

I giudici di legittimità si sono pronunciati in merito alla delicata questione dell’emissione e notifica degli atti della riscossione in danno alle società cancellate.

In tale fattispecie, secondo la Cassazione, è priva di efficacia la cartella di pagamento emessa nei confronti di una società cancellata dal Registro delle imprese giacché con la cancellazione si produce l’immediata estinzione della società. Tuttavia, hanno avuto modo di precisare gli ermellini, l’estinzione irreversibile dell’impresa - anche in presenza di debiti e rapporti non definiti -   ha efficacia costitutiva solo se la cancellazione abbia avuto luogo dopo l’1.1.2004, data di entrata in vigore della riforma del diritto societario che, nel caso di specie, modificando l’art.2945 co.2, c.c., ha attribuito efficacia costitutiva alla cancellazione.

Logico corollario è che il liquidatore della vecchia società cancellata difetterà di legittimazione attiva a proporre ricorso innanzi alla commissione tributaria in quanto l’estinzione dell’azienda fa decadere il potere di rappresentanza in capo al liquidatore il quale, dunque, risponderà solo se il mancato pagamento dei debiti derivi da una sua responsabilità colposa o dolosa.

Fatture emesse da società con vita breve: è elusione fiscale

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Cassazione n.19530 del 23.09.2011

Ricevere fatture da società che hanno vita brevissima può configurare una frode carosello e un’elusione fiscale. La durata limitata dei fornitori fa presumere un’illegittima detrazione dei costi. In materia tributaria, alla stregua dell'elaborazione giurisprudenziale comunitaria e nazionale, sussiste l'abuso del diritto quando le operazioni poste in essere, nonostante siano formalmente lecite e rispettose della legislazione nazionale e comunitaria, procurino alla parte un vantaggio fiscale contrario all'obiettivo perseguito dalle disposizioni di legge formalmente rispettate; in tal caso il giudice nazionale può prendere in considerazione il carattere totalmente o parzialmente elusivo delle operazioni per escludere l'opponibilità dei negozi giuridici all'amministrazione finanziaria.

INESISTENTI LE NOTIFICHE TRIBUTARIE SENZA IL RICEVIMENTO DELLA RACCOMANDATA INFORMATIVA

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L’attuale crisi economica spinge anche l’Agenzia delle Entrate a premere sull’acceleratore per incrementare le entrate fiscali. L’aumento del carico di lavoro, tuttavia, porta spesso con sé il rischio della commissione di errori che in materia fiscale si traducono in violazioni di diritti fondamentali dei contribuenti.

Come noto, ai sensi dell’art. 6, L. 212/2000 (Statuto del Contribuente) uno dei principali diritti del contribuente è quello della piena conoscibilità e conoscenza degli atti fiscali a loro indirizzati, conoscenza che viene garantita attraverso quel complesso di norme che disciplinano le notifiche tributarie.

Caso di particolare delicatezza è quello in cui l’atto non viene consegnato al destinatario, temporaneamente assente, ma a un soggetto diverso oppure depositato all’ufficio postale ovvero in Comune.

Su tali fatti si è recentemente pronunciata la Suprema Corte di Cassazione che con la sentenza n. 11993/2011 ha chiarito un principio di fondamentale importanza su cui è bene attirare l’attenzione del lettore.

A garanzia del destinatario, infatti, la legge ha previsto che chi provvede alla notifica si curi di inviare al destinatario una lettera raccomandata con cui quest’ultimo viene informato dell’avvenuta consegna dell’atto a una diversa persona (comunque legittimata a riceverlo) o del deposito presso la casa comunale o l’ufficio postale, laddove nessuno sia stato trovato.

L’importanza di tale adempimento è tale che la Corte Costituzionale con la sentenza n. 3/2010 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 140 c.p.c. nella parte in cui non legava il perfezionamento della notifica all’invio della predetta raccomandata informativa.

La menzionata sentenza della Corte di Cassazione ha portato il principio della Consulta a una logica conseguenza: se la raccomandata informativa non viene ricevuta o, comunque, non giunge al domicilio del destinatario dell’atto tributario, non può considerarsi perfezionato il procedimento notificatorio.

Infatti, “ai fini della validità della notifica di un atto processuale, ai sensi dell’art. 140 c.p.c. è necessario che il notificante comprovi l’avvenuta ricezione, da parte del destinatario, della raccomandata confermativa dell’effettivo compimento di tutte le formalità previste dalla norma (o il perfezionamento della cd. compiuta giacenza)[…]. Non è, infatti, più sufficiente a tal fine […] la mera spedizione di detta raccomandata al destinatario, non accompagnata dal deposito della cd. ricevuta di ritorno”.

La violazione del richiamato principio è di tale gravità che la notifica non è considerata soltanto nulla ma, addirittura, inesistente con la conseguenza che la pretesa dell’Erario non può considerarsi legittimamente avanzata.

Diego Conte - diegoconte.8@gmail.com

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E’ valida la cartella priva di motivazione se emessa a seguito dei controlli automatizzati

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Corte di Cassazione n.16983 del 04.08.2011

E’ valida la cartella di pagamento non motivata se questa si basa sui dati raccolti nella dichiarazione dei redditi presentata dal contribuente e, pertanto, emessa a seguito del controllo automatizzato. Infatti, in tema di riscossione delle imposte sul reddito, la cartella di pagamento, nell'ipotesi di liquidazione dell'imposta ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, costituisce l'atto con il quale il contribuente viene a conoscenza per la prima volta della pretesa fiscale e come tale deve essere motivata. Tuttavia, nel caso di mera liquidazione dell'imposta sulla base dei dati forniti dal contribuente nella sua dichiarazione, nonché qualora vengano richiesti interessi e sovrattasse per ritardato od omesso pagamento, il contribuente si trova già nella condizione di conoscere i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della pretesa fiscale, con l'effetto che l'onere di motivazione può considerarsi assolto dall'Ufficio mediante mero richiamo alla dichiarazione medesima.

IRAP - Autonoma organizzazione - Studio associato - Organizzazione minimale - Prelievo - Sussiste

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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 30 settembre 2011, n. 20018

Un contribuente, libero professionista impugnava il rigetto dell'istanza presentata per ottenere il rimborso dell'lrap pagata negli anni 1998/2001. In primo grado la domanda veniva respinta. Rigettando l'appello, la CTR rilevava "che la contribuente, nell'espletamento dell'attività, oltre che l'effettuazione di varie spese, ha realizzato compensi di una certa consistenza..." Ed ha aggiunto che "si può pervenire alla dimostrazione di una struttura organizzativa attraverso le stesse dichiarazioni della contribuente, che conducono a ritenere che la stessa contribuente opera in forma associativa nello studio V. e quindi, per sua stessa ammissione, è parte di una più ampia organizzazione". La contribuente ricorre per la cassazione della sentenza.

L'ulteriore elemento considerato dalla CTR - e criticato col ricorso - (concernente la notevole consistenza dei compensi realizzati dalla contribuente) non costituisce supporto necessario della decisione impugnata, validamente fondata sul solo rilievo dell'esercizio dell'attività quale membro di associazione professionale ("L'esercizio in forma associata di una professione liberale (nella specie, dottore commercialista) è circostanza di per sé idonea a far presumere l'esistenza di una autonoma organizzazione di strutture e mezzi, ancorché non di particolare onere economico, nonché dell'intento di avvalersi della reciproca collaborazione e competenze, ovvero della sostituibilità nell'espletamento di alcune incombenze, sì da potersi ritenere che il reddito prodotto non sia frutto esclusivamente della professionalità di ciascun componente dello studio. Ne consegue che legittimamente il reddito dello studio associato viene assoggettato all'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), a meno che il contribuente non dimostri che tale reddito è derivato dal solo lavoro professionale dei singoli associati" 24058/09)".

L’ipoteca iscritta a distanza di un anno dalla notifica della cartella deve essere preceduta dall’intimazione di pagamento

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Commissione Tributaria Regionale Bari, sentenza n.63/9/11 del 13.04.2011

È illegittima l’iscrizione ipotecaria eseguita oltre un anno dalla notifica della cartella di pagamento se al contribuente non è stato preventivamente notificato l’avviso contenente l’intimazione ad adempiere al pagamento ai sensi dell’art. 50, comma 2, del D.P.R. 29 settembre 1973 n.602.

La sentenza

La commissione tributaria provinciale di Bari accoglieva il ricorso di un contribuente che eccepiva l’illegittimità dell’ipoteca iscritta sui suoi cespiti poiché attuata oltre un anno dalla notifica delle cartelle di pagamento senza la preventiva notifica dell’intimazione di pagamento ex art. 50 comma 2 del D.P.R. 602/73.

Avverso la sentenza di primo grado proponeva appello l’agente della riscossione per chiederne la riforma.

In particolare, il Concessionario ha sostenuto che la mancata notifica dell’intimazione non è requisito preliminare per l’iscrizione ipotecaria dato che il precetto normativo di cui all’art.50 co.2 del citato D.P.R. si riferisce esclusivamente alla fase di espropriazione e pertanto non può applicarsi all’iscrizione ipotecaria.

A sostegno della bontà del proprio operato ha inoltre richiamato la risoluzione n.128/E del 24.04.2002 con cui l’Agenzia delle Entrate ha precisato che il vincolo posto dal secondo comma dell’art. 50 è inteso ad esclusiva tutela del contribuente in relazione alle solo procedure esecutive immobiliari e non anche alle misure cautelari conservative.

Nel confermare la sentenza della Provinciale, il Collegio Regionale Pugliese ha osservato, preliminarmente, che l’iscrizione ipotecaria, pur non essendo vincolata all’espropriazione forzata si connota comunque dei medesimi presupposti e condizioni. Infatti, secondo i giudici, l’ipoteca, al pari del fermo amministrativo e dell’espropriazione, dipende direttamente ed immediatamente dalla concreta ed attuale piena efficacia della pregressa notifica della cartella di pagamento pertanto, pur esplicitando una funzione meramente cautelare del credito, non può essere fine a se stessa ma funzionale alla fase esecutiva essendo preordinata all’espropriazione.

Ne discende che anche l’iscrizione di ipoteca, prevista dall’art. 77 del D.P.R. sulla riscossione, è soggetta al vincolo contenuto nell’art. 50 co.2 secondo cui se è decorso più di un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l’agente della riscossione deve notificare al debitore l’intimazione ad adempiere al pagamento dovuto entro 5 giorni, in difetto l’iscrizione ipotecaria è illegittima.

La mancata attivazione della fase espropriativa nel termine annuale, infatti, comporta il venir meno della capacità del ruolo (ossia del credito contenuto nella cartella esattoriale) a valere come titolo esecutivo, essendo la sua efficacia sospesa ex lege sino al momento in cui non è ripristinata dalla notificazione dell’intimazione ad adempiere (CTR Bari. n.117 del 25.09.2009).

Commento

L’interessante sentenza della Commissione territoriale di Bari si pone nel solco tracciato da svariate pronunce di merito che ritengono l’iscrizione ipotecaria uno strumento preordinato alla successiva esecuzione forzata, ovvero un meccanismo di esecuzione anticipata ad essa finalizzato.

L’ipoteca infatti, sebbene non sia un atto di espropriazione forzata in senso stretto, rimane comunque un provvedimento funzionale ad essa.

Anche la Suprema Corte si è espressa in tal senso statuendo che l’iscrizione d’ipoteca – equiparabile al fermo amministrativo - “è preordinata alla espropriazione forzata e dunque un atto funzionale all’espropriazione medesima, ovvero un mezzo teso ad agevolare la realizzazione del credito”. (Cass. SS.UU. n. 2053 del 31.01.2006)

Ne discende che l’iscrizione d’ipoteca rappresenta un unicum procedimentale con l’espropriazione forzata e dunque non è concepibile al di fuori del procedimento di espropriazione immobiliare e non è attuabile ove l’espropriazione immobiliare non può essere intrapresa.

Pertanto, la connessione strumentale con la fase di espropriazione forzata immobiliare fa si che l’iscrizione di ipoteca debba essere soggetta all’applicazione non solo della disposizione di cui all’art.77 D.P.R. 602/73 ma anche dei precetti voluti dal legislatore negli artt. 49 e seguenti dello stesso D.P.R. ergo anche quello disposto dall’articolo 50 co.2 secondo cui “se l’espropriazione non è iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l’espropriazione stessa deve essere preceduta dalla notifica, da effettuarsi con le modalità previste dall’art. 26, di un avviso che contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro cinque giorni”.

Solo dopo aver compiuto detta formalità sarebbe legittimo, da parte dell’agente, procedere con l’iscrizione ipotecaria sui beni del debitore.

Ad ogni modo si segnala un orientamento contrario, secondo cui l'avviso di intimazione non è necessario per iscrivere validamente l'ipoteca, in quanto tale avviso sarebbe richiesto solo per la procedura esecutiva vera e propria e non per le misure cautelari, quali appunto l'ipoteca (CTR Toscana, sentenza n.106 del 20.12.2010).

E’ nulla la cartella se non si dimostra la prodromica notifica dell’atto di accertamento

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Commissione tributaria provinciale di Bari, sentenza n.208.10.11 del 13.05.2011

Un contribuente ha impugnato la cartella di pagamento notificatagli da parte di Equitalia eccependo la nullità della stessa in quanto non preceduta dalla prodromica notifica dell’avviso di accertamento.

Nel costituirsi in giudizio, l’Agente, con riferimento alla eccepita mancata notifica dell’atto di accertamento ha dedotto la propria carenza di legittimazione passiva ed ha chiesto alla Commissione adita di disporre, a carico di Equitalia stessa, la chiamata in giudizio dell’Ufficio erariale in quanto unico soggetto legittimato a contraddire alla eccezione sollevata dal contribuente.

Previa concessione della sospensione dell’atto opposto, la Commissione provinciale ha accolto il ricorso del contribuente ed annullato la cartella di pagamento in virtù del fatto che nessuna prova è stata fornita in ordine alla prodromica e necessaria notifica dell’avviso di accertamento.

La richiesta di documenti vale ai fini interruttivi della prescrizione

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Commissione Tributaria Regionale Bari – Sentenza N. 106/9/11

La richiesta fatta per iscritto con cui l’Ufficio chiede al contribuente di presentare la documentazione necessaria a portare a termine un procedimento di rimborso assolve altresì la funzione di atto interruttivo della prescrizione.

“Ritiene la Commissione che detto comportamento dell’Ufficio costituisca un atto interruttivo della prescrizione.

L’interruzione della prescrizione si può verificare, infatti, a seguito di un comportamento di colui che è interessato al compimento della prescrizione e il riconoscimento da parte del debitore può estrinsecarsi sia in una dichiarazione, sia in un qualunque fatto che dimostri in modo inequivoco l’ammissione dell’esistenza del diritto, cioè in un comportamento incompatibile con la volontà di disconoscere la pretesa del creditore.

Deve, in sostanza, attribuirsi effetto interruttivo della prescrizione a qualsiasi atto che presupponga l’esistenza del debito e che sia incompatibile con la volontà di disconoscere la pretesa del creditore”.

IRAP - Piccoli professionisti - Organizzazione modesta o minimale - Prelievo - Sussiste

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CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 27 settembre 2011, n. 19688

Il libero professionista deve pagare l’rap anche se la sua organizzazione è di modesta entità.  Secondo i Giudici di via Cavour “i contribuenti sono dei liberi professionisti, che perciò operano con autonoma organizzazione, e quindi non in maniera subordinata o di collaborazione, né saltuaria od occasionale, bensì con struttura propria, ancorché di modesta entità, tale da costituire la base reale dell'imposizione specifica, e ciò anche prescindendo dal reddito finale”.

La CTR. osservava che non era dato riscontrare la presenza di un'autonoma organizzazione nei confronti dea professionisti di che trattasi, posto che invece si trattava di attività svolta con un assetto organizzativo di rilievo minimale, che quindi non consentiva di ravvisare gli elementi sufficienti per farne scaturire la tassazione, anche perché "l'elemento organizzativo di regola non e riscontrabile nell'attività di lavoro autonomo" .

L'assunto non e esatto, se si considera che in realtà per l'Irap è necessaria la presenza di una struttura che costituisca un di più rispetto agli elementi minimi richiesti per l'esercizio dell'attività professionale, la quale, in mancanza di essi, costituisce l'unico dato che e fonte del reddito derivatone. Ciò posto, tuttavia va osservato che in tema dì IRAP l'applicazione dell'imposta è esclusa soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata. Infatti il requisito dell'autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:

a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;

b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'"id quod pierumque accidit", il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza dell'organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso dell'imposta assentamente non dovuta, dare la prova dell'assenza delle predette condizioni, e che tuttavia non era stato assolto nel caso in esame dai B. (Cfr. anche Sent. n. 3673 del 2007).

Pubblica udienza solo se l'istanza è notificata alle parti

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Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 30/06/2011, n. 14392



Rappresenta più di una irregolarità la trattazione della controversia tenutasi in pubblica udienza alla presenza di una sola parte ma soprattutto in assenza dell’apposita istanza ex art. 33 D.Lgs. n.546/92.
Infatti, secondo i giudici di legittimità, tale circostanza rappresenta una vera e propria lesione del diritto di difesa dell’altra parte processuale, diritto costituzionalmente tutelato dall’art. 24 Cost.
Nel caso portato all'attenzione della Corte, la richiesta di trattazione in pubblica udienza era stata avanzata da parte del Comune nelle controdeduzioni in appello. Come noto, tale atto non necessita di notifica alla controparte in quanto è sufficiente il suo deposito presso la segreteria della Commissione adita mentre, ai sensi dell'art. 33 del D.Lgs. 546/92, l'istanza di discussione in pubblica udienza dev'essere necessariamente notificata alle parti costituite.


Notificazione a convivente

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Corte di Cassazione n.14361 del 30.06.2011

In tema di notificazione a mezzo del servizio postale degli atti tributari la semplice mancata indicazione della qualità di convivente della persona di famiglia che riceve il piego non comporta alcuna nullità dal momento che il rapporto di convivenza almeno temporanea può essere presunto sulla base del fatto che il familiare si sia trovato nell’abitazione del destinatario e abbia preso in consegna l’atto da notificare, mentre la suddetta presunzione può essere vinta dalla prova, posta a carico del destinatario della notifica, dell’insussistenza del rapporto di convivenza con il familiare consegnatario dell’atto

Detrazione integrale per gli oneri di famiglia in favore del coniuge affidatario esclusivo dei figli

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CTP Bari n.128 del 29.08.2011

In materia di detrazioni per oneri di famiglia, è legittima la detrazione  nella misura del 100% prevista dall’art.12, co. 1 e 2 del Tuir, vigente ratione temporis,  operata da parte del genitore che, a seguito di separazione dal coniuge, sia stato nominato come affidatario esclusivo della prole.

Ne discende che l’Ufficio impositore deve eseguire il recupero del 50% della detrazione, nei confronti dell’altro coniuge che illegittimamente ha effettuato la detrazione per i figli pur non avendone l’affidamento.

E’ illegittima l'iscrizione ipotecaria eseguita in presenza dell ’istanza di rateizzazione

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Commissione tributaria provinciale di Bari, sentenza n. 99/15/11 del 27 maggio 2011

La massima

L’ipoteca iscritta successivamente alla istanza di rateazione presentata dal contribuente è illegittima poiché in contrasto con l’art. 19 del D.P.R. 602/73 in materia di dilazione del debito tributario e poiché contravviene agli obblighi di tutela del principio dell’affidamento e buona fede sanciti dall’art.10 dello Statuto dei Diritti del Contribuente.

Il fatto

A seguito della notifica di due cartelle esattoriali, un contribuente esercente attività commerciale, in virtù della obiettiva situazione di difficoltà economica in cui versava e per evitare possibili azioni cautelari e/o esecutive che avrebbero potuto compromettere sensibilmente la regolare prosecuzione della propria attività, inoltrava in data 01.12.2009 idonea istanza di rateazione del debito erariale iscritto a suo carico.

Tuttavia, nelle more dell’emananda rateizzazione, e precisamente in data 12.12.2009, l’Equitalia gli notificava la comunicazione di avvenuta iscrizione ipotecaria sull’immobile di sua proprietà per un importo pari al doppio delle somme iscritte a ruolo e, successivamente, con provvedimento del 27.01.2010, comunicava anche l’accoglimento dell’istanza di rateazione in precedenza inoltrata.

Ritenendo illegittimo l’operato della società di riscossione, il contribuente adiva la Commissione Tributaria Provinciale di Bari chiedendo l’annullamento dell’ipoteca per la violazione del principio dell’affidamento e buona fede ex art.10 della legge n.212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente) nonché per l’errata interpretazione dell’art.19 D.P.R. 602/73 recante disposizioni per la rateizzazione degli importi iscritti a ruolo.

Il Collegio giudicante accoglieva il ricorso ed annullava l’iscrizione d’ipoteca sull’immobile di proprietà del ricorrente condannando altresì la resistente al pagamento delle spese processuali.

La motivazione

Nel definire la presente controversia, i giudici di primo grado hanno preliminarmente rammentato che il rapporto tra contribuente e pubblica amministrazione dev’essere improntato al principio della collaborazione e buona fede sancito dall’art.10 dello Statuto dei diritti del contribuente. Nel caso di specie invece, il modus operandi dall’Agente per la riscossione ha compromesso l’instaurazione di un rapporto di fiducia tra amministrazione finanziaria e contribuente, la cui buona fede e affidamento alle indicazione di essa risultano gravemente violate. Difatti, secondo i Giudici, l’iscrizione ipotecaria posta in essere dopo l’istanza di rateazione ha rappresentato “l’unilaterale rottura dei presupposti per la realizzazione degli obiettivi normativi voluti con la predetta disposizione”. Al contrario, il ricorrente, che ha presentato tempestivamente l’istanza di rateizzazione corredata di tutta la documentazione idonea a valutare la propria situazione economica, ha agito in assoluta buona fede e in piena conformità al dettato normativo conformandosi alle indicazioni fornite dalla pubblica amministrazione.

Il Collegio adito ha poi ravvisato da parte di Equitalia l’errata interpretazione dell’art. 19 del D.P.R. 602/73 in materia di dilazione del debito tributario in quanto, hanno rammentato i giudici, detto articolo, così come modificato D.L. 25 giugno 2008 n.112, convertito, con modificazione, nella L. 6 agosto 2008, n.133, prevede che la dilazione di pagamento delle somme iscritte a ruolo può essere concessa nelle ipotesi di temporanea situazione di obiettiva difficoltà del contribuente, in quanto, con le modifiche apportate dal legislatore, è stato semplificato il procedimento di rateazione del debito erariale non essendo più prevista, tra le condizioni per concedere la dilazione di pagamento, alcuna forma di garanzia, ivi compresa l'iscrizione di ipoteca volontaria o ex art. 77 D.P.R. n. 602 del 1973. A differenza del recente passato infatti, per ottenere la rateazione del debito iscritto a ruolo, al contribuente è sufficiente dimostrare il temporaneo peggioramento della propria situazione di obiettiva difficoltà nonché la contestuale capacità dello stesso di adempiere al pagamento delle rate previste dal piano di ammortamento.

Le predette modifiche, inoltre, sono state apportate anche al fine di rafforzare il rapporto di fiducia tra l’amministrazione finanziaria ed il contribuente e ciò anche al fine di eliminare ulteriori aggravi in danno del cittadino, quali, ad esempio, quelli nascenti da una iscrizione ipotecaria. Difatti, hanno spiegato i giudici, nel caso di specie l’iscrizione di ipoteca ha recato al ricorrente un incalcolabile danno economico, “in quanto il regolare prosieguo dell'attività commerciale è stato fortemente compromesso dall'impossibilità di accesso al credito, che per un piccolo imprenditore è linfa vitale, in particolare nell'attuale congiuntura economica internazionale”.

In definitiva, con la sentenza in epigrafe è stata dichiarata l’illegittimità dell’iscrizione ipotecaria eseguita nelle more della procedura di rateazione del debito erariale e ciò sia perché la disciplina della dilazione del debito è stata oggetto di semplificazione da parte del legislatore, non essendo più previsto, per il contribuente, l’obbligo di prestare alcun tipo di garanzia a tutela del credito, sia perché contrastante con il più generale principio di buona fede, da intendersi, in senso oggettivo, come criterio generale di correttezza del comportamento a cui, evidentemente, l’amministrazione finanziaria non si è conformata.

Legittimato passivo nei giudizi aventi ad oggetto atti dell'agente della riscossione

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Nel caso di tardiva o mancata notifica della cartella esattoriale, il contribuente può chiamare in causa indifferentemente l'ente creditore oppure l'agente della riscossione

In tal senso, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con sentenza n. 16412 del 25 luglio 2007, si è espressa sulla individuazione del soggetto (agente della riscossione ovvero ente creditore) legittimato passivo in caso di impugnazione di avviso di mora non preceduto da cartella di pagamento.

I giudici di legittimità hanno affermato che "l'azione (del contribuente per la contestazione della pretesa tributaria) può essere svolta dal contribuente indifferentemente nei confronti dell'ente creditore o del concessionario e senza che tra costoro si realizzi una ipotesi dì litisconsorzio necessario, essendo rimessa alla sola volontà del concessionario, evocato in giudizio, la facoltà di chiamare in causa l'ente creditore".

Ciò si ricava dall'articolo 39 del Decreto Legislativo 13 aprile 1999, n. 112, secondo cui "il concessionario, nelle liti promosse contro di lui che non riguardano esclusivamente la regolarità o la validità degli atti esecutivi, deve chiamare in causa l'ente creditore interessato; in mancanza, risponde delle conseguenze della lite".

Conseguentemente, afferma la Corte, "l'aver il contribuente individuato nell'uno o nell'altro il legittimato passivo nei cui confronti dirigere la propria impugnazione non determina l'inammissibilità della domanda, ma può comportare la chiamata in causa dell'ente creditore nell'ipotesi di azione svolta avverso il concessionario, onere che, tuttavia, grava su quest'ultimo, senza che il giudice adito debba ordinare l'integrazione del contraddittorio. La risposta non può essere diversa per il caso in cui il contribuente, a fondamento dell'impugnazione dell'atto consequenziale, abbia dedotto l'omessa notificazione dell'atto presupposto".

A seguito della sentenza della Corte di Cassazione n. 16412 del 2007, i giudici di legittimità, richiamando i principi di diritto enunciati nella citata sentenza n. 16412 del 2007, hanno affermato che il contribuente che impugni l'avviso di mora sostenendo il venir meno del debito tributario per prescrizione ben può notificare il ricorso esclusivamente all'amministrazione, senza coinvolgere l'agente della riscossione.

Mentre in ogni altro caso di lite che riguardi esclusivamente la regolarità, o la validità degli atti esecutivi del concessionario, legittimato passivo deve ritenersi solo il concessionario stesso.

Su queste basi, l'Agenzia delle entrate, con circolare del 17 luglio 2008 , n. 51/E, ha fissato alcuni principi in ordine all'individuazione del soggetto legittimato passivo nei giudizi aventi ad oggetto atti dell'agente della riscossione, fornendo le seguenti istruzioni per la gestione delle controversie incardinate innanzi alle Commissioni Tributarie:

  • per la gestione delle controversie nelle quali sia stata chiamata in causa soltanto l'Agenzia delle entrate per questioni concernenti esclusivamente la regolarità e la validità degli atti dell'agente della riscossione, l'ufficio eccepisce in via preliminare il difetto di legittimazione passiva, in quanto trattasi di vizi imputabili all'attività riscossiva e, successivamente, chiama in causa lo stesso agente della riscossione. Al riguardo si ricorda che la Corte di cassazione ha affermato che la chiamata di terzi nel processo tributario può essere effettuata dal resistente con l'atto di costituzione in giudizio, a pena di decadenza, entro il termine di sessanta giorni dalla notifica del ricorso (Cassazione, sezione tributaria, n. 24563 del 26 novembre 2007; n. 16119 del 20 luglio 2007; n. 7329 del 13 maggio 2003; Circolare n. 98/E del 23 aprile 1996, a commento dell'articolo 23 del decreto legislativo n. 546 del 1992);
  • nel caso in cui il ricorrente evochi in giudizio esclusivamente l'agente della riscossione, rilevando l'esistenza di vizi riferibili alla pretesa tributaria, è onere dell'agente della riscossione chiamare in causa l'ufficio competente ai sensi dell'articolo 39 del decreto legislativo n. 112 del 1999, al fine di evitare gli effetti pregiudizievoli di una condanna;
  • per la gestione delle controversie nelle quali sia stata chiamata in causa sia l'Agenzia delle entrate sia l'agente della riscossione, per vizi imputabili solo a quest'ultimo, l'ufficio può limitarsi ad eccepire il proprio difetto di legittimazione passiva;
  • nei casi in cui il ricorrente faccia valere sia vizi ascrivibili all'agente della riscossione sia questioni relative all'esercizio del potere impositivo dell'Amministrazione, l'ufficio legittimato passivo predispone adeguate controdeduzioni con riferimento agli atti di propria competenza.

Sulla questione della legittimazione passiva in capo al Concessionario per vizi propri della cartella esattoriale, si è pronunciata di recente anche  la Commissione Tributaria Regionale di Roma, con la sentenza n. 503 del 8 aprile 2008, che afferma:

"Per quanto la proposizione sia, in linea di principio esatta e condivisibile, erra l’Ufficio nel continuare pervicacemente a considerare che la tardività della notificazione sia inerente i poteri del Concessionario e come tali rientri nei vizi propri dell’atto imputabili solo a quest’ultimo.

Erra l’Ufficio perché insiste nel parcellizzare il procedimento impositivo scaturente dall’articolo 36 bis del dpr 600/73 (ma in realtà analogo ragionamento deve essere eseguito per qualsiasi altra imposizione scaturente da avviso di accertamento) mentre il procedimento impositivo è unitario ed inizia con la rettifica dell’ufficio, completandosi con l’esternazione della potestà impositiva attraverso l’ordine di pagamento (coattivamente eseguibile) mediante la cartella esattoriale.

La tempestività della notificazione di questa, dunque, è riferibile alla tempestività dell’esercizio del potere pubblico, risalente, quanto ad imputazioni giuridiche ed effetti, all’Ufficio tributario e non al Concessionario.

Le questioni di responsabilità per tardività della notificazione e decadenza dall’azione tributaria devono essere risolte all’interno del rapporto fra Fisco e Concessionario, cui il contribuente è estraneo, ma non possono impingere sull’elementare principio giuridico che vuole che il contribuente sia informato esattamente, a pena dì decadenza, nei termini previsti dell’avvenuto esercizio definitivo della pretesa tributaria.

Il significato della sentenza n. 280 del 205 della Corte Costituzionale è esattamente questo, e il decreto legge a 106 del 2005 ha finalmente, con anni di ritardo, adeguato l’ordinamento giuridico a questo elementare principio, stabilendo che anche la notificazione deve avvenire nei termini, espressamente decadenziali (facendo cosi anche giustizia della inopinata interpretazione autentica dell’”articolo 36 bis effettuata a suo tempo con l’articolo 28 della legge n. 449 del 1994).

In definitiva, resta definitivamente acclarato che il contribuente deve individuare il legittimato passivo del ricorso avverso la tardività della notificazione della cartella esattoriale nei confronti dell’Ufficio tributario e non del concessionario delle imposte. Sul punto, per altro, la Cassazione a Sezioni Unite, con sentenza n. 16412 del 25 luglio 2007 ha affrontato ed esaminato funditus la questione della legittimazione passiva nel caso di impugnazione della cartella o dell’avviso di mora.

La Corte ritiene, e questa Commissione aderisce totalmente alla tesi, che in entrambi i casi, la legittimazione passiva spetta all’ente titolare del credito tributario e non già al concessionario al quale, se è fatto destinatario dell’impugnazione, incombe l’onere dì chiamare in giudizio il predetto ente, se non vuole rispondere dell’esito della lite, non essendo il giudice tenuto a disporne d’ufficio l’integrazione del contraddittorio, in quanto non è configurabile nella specie un litisconsorzio necessario"

Avv. Antonella Pedone - antonellapedone@yahoo.it
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Fondo patrimoniale: atti di disposizione ed esecuzione forzata

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Il fondo patrimoniale: limiti alla disponibilità ed all'esecuzione forzata dei beni e dei frutti del fondo.

Il fondo patrimoniale, previsto negli articoli da 167 a 171 del Codice civile, è un complesso di beni (immobili, mobili registrati o titoli di credito) costituito al fine di soddisfare i bisogni della famiglia.

La sua funzione principale è, quindi, quella di soddisfare i bisogni della famiglia (ossia quelli relativi ai diritti di mantenimento, assistenza e contribuzione).

Esso può essere costituito dai coniugi, durante il matrimonio, oppure può essere costituito da un terzo.

L'atto di costituzione del fondo deve rivestire la forma dell'atto pubblico.

In qualsiasi momento è possibile comprendere altri beni nel fondo patrimoniale già costituito, con un nuovo atto notarile.

La costituzione del fondo non comporta il trasferimento dei beni, che restano intestati a chi ne era già proprietario.

Una volta costituito il fondo, i beni in esso conferiti e i loro redditi non sono soggetti ad esecuzione forzata né ad iscrizione di ipoteca giudiziale per i debiti contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Tra questi rientrano ad esempio i debiti contratti nell’esercizio di un’impresa commerciale o comunque di un’attività professionale, ma anche, secondo l’opinione prevalente, i debiti derivanti da obblighi di risarcimento dei danni, da sanzioni penali o amministrative.

Riguardo i debiti tributari, vi sono delle opinioni discordanti, in quanto alcuni ritengono che la presenza del fondo non sia opponibile all'amministrazione finanziaria.

Se si tratta di debiti anteriori alla costituzione del fondo, il creditore potrebbe esperire l’azione revocatoria fallimentare (entro due anni dalla costituzione del fondo) oppure l'azione revocatoria ordinaria (entro cinque anni, ricorrendone i presupposti), sostenendo che il fondo è stato costituito fraudolentemente per sottrare i beni all'esecuzione forzata.

Il fondo, quindi, non può essere utilizzato per sottrarsi al pagamento di debiti già contratti. Un simile tentativo, infatti, potrebbe avere rilevanza penale, soprattutto se si tratta di debiti fiscali o nei confronti dello Stato.

Se invece si tratta di obbligazioni contratte nell'interesse della famiglia, i beni del fondo possono essere aggrediti per soddisfare tali crediti.

È fatta salva, inoltre, la buona fede del creditore che ignorava che il debito era stato contratto per soddisfare i bisogni della famiglia (articolo 170 del Codice civile). I coniugi, infatti, devono in ogni caso dimostrare che il creditore sapeva che il debito era stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Per quanto riguarda gli atti di disposizione da parte dei coniugi sui beni del fondo, è necessario il consenso di entrambi per ipotecarli, alienarli, darli in pegno o comunque vincolarli.

Se poi vi sono figli minori è anche necessaria l'autorizzazione del giudice.

In ogni caso gli atti suddetti possono essere compiuti solo nei casi di necessità o utilità evidente per la famiglia.

Avv. Antonella Pedone - antonellapedone@yahoo.it
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Notifiche a mezzo posta: vane ricerche e consegna al portiere

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Nel caso di notifica a mezzo posta, è consentita la consegna del plico al portiere solo se è stata constatata l'assenza del destinatario, dei familiari conviventi e degli addetti alla casa o al servizio.

Nell'ipotesi di notifica a mezzo posta, la Legge n. 890/82 stabilisce una successione preferenziale tra le persone alle quali, in assenza del destinatario, può essere consegnato il plico.

In particolare l'articolo 7 della Legge n. 890/82 prevede che, in assenza del destinatario, il plico può essere consegnato ai seguenti soggetti nell'ordine:

  1. i familiari conviventi, gli addetti alla casa o al servizio.
  2. il portiere dello stabile, solo nel caso di constatata assenza delle suddette persone (articolo 7: "<……>In mancanza delle persone suindicate, il piego può essere consegnato al portiere dello stabile ovvero a persona che, vincolata da rapporto di lavoro continuativo, è comunque tenuta alla distribuzione della posta al destinatario").

L'ordine sopra indicato è tassativo e non può essere modificato.

Tanto è vero che negli stessi avvisi di ricevimento è indicata la dicitura "portiere – solo in caso di constatata assenza del destinatario, del familiare convivente e dell'addetto alla casa, all'ufficio o azienda", mentre analoga dicitura non è riportata per il caso del familiare convivente o dell'addetto alla casa o al servizio.

Da quanto affermato deriva la nullità della notificazione se:

  • non è rispettato l'ordine preferenziale sopra indicato;
  • non è specificamente indicata, nell'avviso di ricevimento, la ragione per la quale l'atto non è stato consegnato al destinatario a mani proprie o ad alcuna di quelle persone che nell'ordine tassativo precedono quella che viene indicata come consegnataria nella relazione di notifica.

Tale nullità si radica nell'articolo 160 del Codice di procedura civile, prima ipotesi ("La notificazione è nulla se non sono osservate le disposizioni circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia <….>").

In tal senso si sono espresse le seguenti sentenze:

  • Cassazione a Sezioni Unite, sentenza n. 1097/2000, in materia di notifiche a mezzo posta "<…> l'inosservanza dell'ordine delle persone indicate dall'articolo 7 della legge 20 novembre 1982 n. 890, quali possibili consegnatari dell'atto in caso di assenza del destinatario è causa di nullità della notificazione <…>";
  • Cassazione, sentenza del 10.01.2007, n. 279, che ribadito il principio della necessaria certificazione dell'avvenuta ricerca delle ulteriori persone abilitate a ricevere l'atto, anche per la notificazione a mezzo del servizio postale;
  • Cassazione a Sezioni Unite, sentenza n. 8214/2005, per la quale l'ufficiale notificante deve dare atto, oltre che dell'assenza del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate ad avere l'atto, onde il relativo accertamento, sebbene non debba necessariamente tradursi in forme sacramentali né riprodurre testualmente le ipotesi normative, deve, non di meno, attestare chiaramente l'assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate dal secondo comma dell'articolo 139 del Codice di procedura civile, la successione preferenziale dei quali è, ivi, tassativamente stabilita;
  • Cassazione a Sezioni Unite, sentenza del 30.5.2005, n. 11332;
  • Cassazione, sezione civile, sentenze n. 11332/2005; n. 1131/1988; n. 4739/1998;
  • Cassazione, sezione civile, sentenza n. 6101/2006, secondo cui l'ufficiale giudiziario non deve dare solo atto dell'inutile tentativo di consegna a mani proprie per l'assenza del destinatario e delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l'atto, ma deve anche attestare chiaramente, pur senza fare uso necessariamente di formule sacramentali, l'assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate dal secondo comma dell'articolo 139 del Codice di procedura civile. È pertanto nulla la notificazione nelle mani del portiere quando la relazione dell'ufficiale giudiziario non contenga l'attestazione del mancato rinvenimento delle persone indicate nella norma citata;
  • Giudice di Pace di Roma, sentenza del 14.12.2005, n. 55357, che si è pronunciato proprio in materia di cartelle esattoriali "In caso di opposizione avverso cartella esattoriale relativa al pagamento di sanzioni per violazioni al codice della strada, è nulla a notificazione dei verbali, oggetto della cartella,eseguita a mezzo posta e ricevuta dal portiere, qualora l'ufficiale giudiziario abbia omesso l'attestazione del mancato rinvenimento delle altre persone idonee di cui al secondo e terzo comma dell'articolo 7 l. 890/82".

Note

  1. L'articolo 7 prevede:
    "L'agente postale consegna il piego nelle mani proprie del destinatario, anche se dichiarato fallito.
    Se la consegna non può essere fatta personalmente al destinatario, il piego è consegnato, nel luogo indicato sulla busta che contiene l'atto da notificare, a persona di famiglia che conviva anche temporaneamente con lui ovvero addetta alla casa ovvero al servizio del destinatario, purché il consegnatario non sia persona manifestamente affetta da malattia mentale o abbia età inferiore a quattordici anni.
    In mancanza delle persone suindicate, il piego può essere consegnato al portiere dello stabile ovvero a persona che, vincolata da rapporto di lavoro continuativo, è comunque tenuta alla distribuzione della posta al destinatario.
    L'avviso di ricevimento ed il registro di consegna debbono essere sottoscritti dalla persona alla quale è consegnato il piego e, quando la consegna sia effettuata a persona diversa dal destinatario, la firma deve essere seguita, su entrambi i documenti summenzionati, dalla specificazione della qualità rivestita dal consegnatario, con l'aggiunta, se trattasi di familiare, dell'indicazione di convivente anche se temporaneo.
    Qualora il consegnatario non sappia firmare o ne sia impossibilitato, l'agente postale fa menzione di tale circostanza sia sul registro di consegna sia sull'avviso di ricevimento, apponendovi la data e la propria sottoscrizione
    ".

Avv. Antonella Pedone - antonellapedone@yahoo.it
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Omessa notifica della cartella: l'Equitalia ha l'onere di depositare la copia?

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Se il contribuente contesta in giudizio l'omessa notifica della cartella esattoriale, l'Agente della riscossione ha l'onere di provare l'avvenuta notifica, producendo la relata di notifica e la copia della cartella stessa.

Qualora il contribuente deduca l'omessa o invalida notifica della cartella esattoriale, è pacifico che l'agente della riscossione abbia l'onere di provare l'avvenuta notifica.

Tale onere è stato ribadito dalla Cassazione con la sentenza del 11 settembre 2010, n. 19415.

Nel caso esaminato dalla Corte, il ricorrente aveva proposto opposizione avverso la cartella esattoriale per mancata notificazione del verbale di accertamento presupposto.

A fronte della contumacia dell'Ufficio, mancava in atti qualsiasi prova in ordine a tale notifica, l'onere della quale incombeva sull'amministrazione rimasta contumace.

Al riguardo la Cassazione ha anche affermato: "allorchè una delle parti deduca in giudizio la nullità o l'inesistenza d'una notificazione, il giudice, nel deciderne, non può limitarsi a disattendere la deduzione facendo generiche affermazioni, ma deve individuare i singoli documenti sui quali basa il proprio convincimento, fornendo dettagliata indicazione degli elementi costitutivi di ciascuno (data, provenienza, sottoscrizioni, identificazione dei relativi autori, ecc.) e dando logica dimostrazione del raggiunto convincimento per cui dagli stessi possa desumersi la regolarità della discussa notificazione”.

Pacifico è dunque l'onere dell'Agente della riscossione di dimostrare l'avvenuta notifica della cartella.

Ci si chiede tuttavia se debba anche depositare la matrice o la copia della cartella, al fine di provare anche il contenuto della pretesa.

Sul punto i Giudici hanno manifestato opinioni contrastanti.

Prima tesi: onere di depositare la relata e la copia della cartella

Secondo una prima tesi, l'Agente della riscossione deve depositare non solo la relata ma anche la copia della cartella.

In tal senso si è espressa la Commissione Tributaria Provinciale di Parma, secondo cui "le relate, se non accompagnate dalle relative cartelle di pagamento, non hanno alcun valore in quanto nulla dimostrano in merito alla spettanza di un credito tributario o meno" (sentenze n. 39/01/10 e n.40/01/10).

Tale obbligo deriverebbe dall’articolo 26, comma 4, del D.P.R. n. 602/73, il quale prevede che "il concessionario deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento ed ha obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione".

Seconda tesi: è sufficiente il deposito della relata

Secondo altra tesi, invece, è sufficiente che l'Agente della riscossione depositi la relata di notifica.

In tale senso si è espresso il Tribunale di Reggio Calabria (sentenza del 15 ottobre 2009) in un caso in cui l'Agente della Riscossione aveva depositato la riproduzione fotografica dell'avviso di ricevimento della raccomandata con cui era stata spedita la cartella e firmato da familiare convivente (notifica a mezzo posta).

Il ricorrente contestava l'inidoneità della riproduzione fotografica della cartolina a fungere da prova della notifica nonchè la conformità all'originale, affermando che in base all'articolo 26 del D.P.R. n.602/1973 doveva essere prodotta anche la matrice o la copia dell'atto.

Il Giudice ha ritenuto che tale riproduzione fotografica, per altro dichiarata conforme all'originale da parte dell'Agente della riscossione, è consentita dall'uso degli apparecchi scanner che riproducono le immagini per permetterne la conservazione in un archivio informatico, e la sua efficacia va pienamente riconosciuta nel processo in ragione del disposto di cui all'articolo 2712 del codice civile ("Le riproduzioni fotografiche o cinematografiche, le registrazioni fotografiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformi ai fatti o alle cose medesime").

Inoltre, afferma il Tribunale, la contestazione di conformità non può essere generica, essendo preciso onere della parte di specificare sotto quale profilo si assuma la non corrispondenza della copia prodotta all'originale, anche al fine di evidenziare, anche solo in astratto, la serietà e ragionevolezza della censura, potendo, altrimenti, tale condotta processuale essere valutata dal Giudice anche in relazione al dovere di lealtà imposto alle parti dall'articolo 88 del codice di procedura civile.

Nel caso di specie, la parte ricorrente non aveva assolto a tale onere di specificità limitandosi ad una generica contestazione.

Si aggiunge poi che la corrispondenza all'originale risultava sostenuta dall'attestazione di conformità all'originale compiuta dall'Agente di Riscossione.

Tale dichiarazione deve ritenersi valida, in quanto il dipendente delegato della concessionaria è investito di poteri certificativi, come affermato dalla giurisprudenza (Corte dei Conti dell'Emilia Romagna, sez. giurisd., 16 febbraio 2004, n. 235, sez. giurisd., 22 dicembre 2003, n. 2562 sez. giurisd., 1 marzo 2004, n. 456, secondo cui "il dipendente di società concessionaria di esazione tributi addetto agli atti di riscossione, [...] è pubblico ufficiale munito di poteri autoritativi e certificativi e svolge attività diretta all'acquisizione ed alla custodia di "pecunia pubblica").

Nelle sentenze in esame si rileva che il rapporto che intercorre tra l'Amministrazione concedente e la società concessionaria debba essere inquadrato nell'ambito della disciplina della concessione del servizio di riscossione dei tributi.

Ne consegue che il concessionario della riscossione viene a porsi come un vero e proprio organo indiretto della Pubblica Amministrazione, munito di poteri di organizzazione, gestione ed esecuzione di attività di interesse pubblico e, pertanto, come pubblico ufficiale.

Il Tribunale ha perciò ritenuto adeguatamente dimostrata l'avvenuta notifica attraverso la riproduzione fotografica dell'avviso di ricevimento, che reca il riferimento al numero della cartella esattoriale n. 094 2007 0038 2233 19 000, con attestazione di consegna in data 29 dicembre 2007 a mani di persona che sottoscriveva qualificandosi "familiare convivente" del destinatario.

Dunque, la dichiarazione di parentela e convivenza compiuta dal consegnatario unita al luogo di consegna costituiscono elementi che di per sé suffragano la correttezza della notifica, ove si consideri che la qualità di persona di famiglia o di addetta alla casa, all'ufficio o all'azienda di chi ha ricevuto l'atto si presume iuris tantum dalle dichiarazioni recepite dall'ufficiale giudiziario nella relata di notifica, mentre incombe sul destinatario dell'atto, che contesti la validità della notificazione, l'onere di fornire la prova contraria ed, in particolare, di allegare e provare l'inesistenza di alcun rapporto con il consegnatario, comportante una delle qualità su indicate, ovvero la occasionalità della presenza dello stesso consegnatario (Cassazione, sentenza n. 24998/2008; sentenza n. 6270/2005).

Riguardo la questione se vada o meno depositata anche la copia dell'atto notificato unitamente alla relata, il Tribunale ha osservato che l'articolo 26, comma 4, del DPR n. 602/1973 ("Il concessionario deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell'avvenuta notificazione o l'avviso del ricevimento ed ha l'obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell'amministrazione") prevede modalità alternative per dimostrare l'avvenuta notifica, e precisamente:

  • la conservazione della matrice;
  • la conservazione della copia della cartella con la relata;
  • la conservazione dell'avviso di ricevimento.

Si tratta di modalità alternative e fra loro equivalenti (per l'uso della disgiuntiva "o").

Ciò vuol dire che ciascuna di essere è capace, di per se sola, di fornire prova della notifica in quanto rechi in sé gli elementi essenziali a fornire certezza dell'attività notificatoria (quindi, attestazione, del soggetto abilitato alla notifica dell'avvenuta consegna con l'indicazione del tempo, del luogo di consegna e della qualità del ricevente se non è il destinatario).

Deve ricordarsi che la Cassazione, pronunciandosi in generale in materia di atti ricettizi, abbia spesso ritenuto idonea a fornire prova della conoscenza dell'atto sia la lettera raccomandata che il telegramma, affermando che, in presenza della prova certa della spedizione, segue, anche in assenza dell'avviso di ricevimento, "la presunzione, fondata sulle univoche e concludenti circostanze della spedizione e dell'ordinaria regolarità del servizio postale e telegrafico, di arrivo dell'atto al destinatario e di conoscenza ex articolo 1335 del codice civile dello stesso, per cui spetta al destinatario l'onere di dimostrare che il plico non contiene alcuna lettera o contiene una lettera di contenuto diverso" ( Cassazione, sentenza n. 20144/2005).

Se quindi l'Agente della riscossione deposita in giudizio l'avviso di ricevimento, spetterà al destinatario provare che non sia stata notificata, unitamente alla cartolina, anche la cartella esattoriale.

Avv. Antonella Pedone - antonellapedone@yahoo.it
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Effetti dell'accertamento su società estinta. Atto nullo e cessata materia del contendere.

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Il contrasto giurisprudenziale in ordine alle conseguenze giuridiche, sostanziali e processuali, della cancellazione di una società dal registro delle imprese, appare finalmente composto.

Infatti, pacifico è il principio per il quale, a seguito della riforma del diritto societario, l’iscrizione nel registro delle imprese della cancellazione della società abbia efficacia costitutiva.

L’art. 2495 c.c. così come riformato, ha introdotto la regola secondo cui: la società si estingue con la cancellazione dal registro delle imprese, senza che la stessa possa considerarsi più, in alcun modo, ancora vivente, e nonostante la presenza di eventuali rapporti ancora pendenti e non liquidati.

Pertanto, poiché con la cancellazione la società si estingue, i creditori insoddisfatti possono rivolgersi esclusivamente contro i soci fino a concorrenza delle somme da questi riscosse, risultanti dal bilancio finale di liquidazione e dal piano di riparto, e contro i liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da loro dolo o colpa.
A tale traguardo sono giunte le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con le sentenze n. 4060, 4061 e 4062 del 22 febbraio 2010.

Tali pronunce hanno infatti chiarito che: Con la cancellazione dal Registro delle imprese, per le società, anche quelle di persone, si determina l'estinzione della stesse con effetto retroattivo e con conseguente nullità di eventuali atti di accertamento emessi nei confronti delle stesse.

Secondo i Giudici della Suprema Corte: “pur avendo in tal caso l'iscrizione nel registro delle imprese natura meramente dichiarativa, con la pubblicizzata cancellazione si realizza il venir meno della loro capacità e della loro legittimazione negli stessi limiti temporali sopra indicati, anche se perdurino rapporti o azioni di cui le stesse società sono parti, in attuazione di una lettura costituzionalmente orientata delle norme relative a tale tipo di società da leggere in parallelo ai nuovi effetti costitutivi della cancellazione delle società di capitali.(C.Css. SS. UU., n. 4062/2010)

La cancellazione-estinzione della società ha come effetto il venir meno della legittimazione attiva e passiva della società nonché la preclusione per l'Ufficio di emanare o notificare atti impositivi, o, anche solo istruttori (inviti a comparire; P.V.C., ecc.), nei confronti di un soggetto estinto e che più non esiste, con la conseguenza che gli atti comunque così emanati e notificati sono giuridicamente inesistenti e privi di ogni giuridico effetto.

Conformemente al dettato delle Sez.Unite della Suprema Corte si è uniformata la giurisprudenza tributaria successiva, si veda la sentenza n. 88 del 4/06/2010 della Comm.Trib.Prov. di Reggio Emilia che in estratto si riporta:

“Applicando i suddetti principi (C.Css. SS. UU., n. 4062/2010), alla fattispecie in giudizio può dunque affermarsi che:

1- la CE. S.a.s. al momento della notifica degli atti impugnati era/è società estinta;

2- la stessa non era/è più soggetto giuridico;

3- gli atti alla stessa notificati ed impugnati sono stati emessi a carico di un soggetto inesistente;

4- gli stessi, pertanto, sono atti nulli;

5- gli atti notificati al socio Le.Al.Ac. sono nulli essendo la diretta conseguenza di altri atti nulli;”.

Sul punto, appare doveroso richiamare anche la sentenzan.80/09/2011 della Comm.Trib.Proviciale di Catania, che statuendo su un caso analogo a quello oggetto dell'odierno esame così recita: La Commissione...ritiene meritevole di accoglimento l'avanzata eccezione pregiudiziale della società. Infatti, la cancellazione della Società avvenuta in data ….ne comporta l'estinzione, indipendentemente dall'esistenza di creditori non soddisfatti o di rapporti giuridici ancora non definiti, per cui il provvedimento emesso dall'Ufficio è da considerarsi, allo stato attuale, giuridicamente inesistente e privo di ogni effetto giuridico e cio' comporta la cessazione della materia del contendere per il sopravvenuto venir meno dell'oggetto e del soggetto, dal momento che nei confronti di quest'ultimo non è possibile configurarsi alcun fenomeno successorio.

Da ultimo, la Commissione Tributaria Regionale di Milano ha fatto propri i principi sopra richiamati, con la sentenza 79/08/2011 depositata il 15.06.2011 che in estratto si riporta:

"Va precisato a chiare lettere che, con l'estinzione della società non si apre alcuna successione, nè a titolo universale, nè a titolo particolare. Ciò perchè non vi sono eredi della società: tali non sono sicuramente i soci, tanto meno possono essere gli ex amministratori ed ex liquidatori e, pertanto, nei confronti di costoro neppure può configurarsi una successione a titolo particolare,

Nè i soci nè i liquidatori, infatti, sono aventi causa della società estinta.

Non può non essere sottolineato il fatto che con l'esperimento dell'onere pubblicistico presso il registro delle imprese di cui all'art. 2312 c.c., l'atto intestato al soggetto giuridico estinto è da ritenersi nullo in re ipsa, altresì determinando, nel caso in esame, la cessazione della materia del contendere.

Rileva ancora questo Giudice che l'ultimo legale della società sopraccitata non può comunque essere considerato responsabile nei confronti dell'amministrazione finanziaria, quest'ultima non vantando alcun titolo nei confronti della società ( Omissis) sas, al momento della cancellazione dal registro delle imprese.

Và da sè che l'atto impugnato è nullo, e come tale deve essere consederato"

Alfio Gambino

alfiogambino@gmail.com

Notifica ex art. 140 c.p.c.

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CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 21 luglio 2011, n. 16050

Con l'unico motivo, corredato da idoneo quesito, l'avvocatura erariale denuncia la violazione e falsa applicazione dell'art. 140 cod. proc. civ., sarebbe irrilevante la mancata consegna dell'avviso di "giacenza" della raccomandata con cui si dà notizia del deposito al contribuente destinatario. Il rilievo non è condivisibile.

La natura sostanziale e non processuale dell'avviso di accertamento tributario - che costituisce un atto amministrativo autoritativo attraverso il quale l'amministrazione enuncia le ragioni della pretesa tributaria - non osta all'applicazione d'istituti appartenenti al diritto processuale, soprattutto quando vi sia un espresso richiamo di questi nella disciplina tributaria. Pertanto, l'applicazione per l’avviso di accertamento, in virtù dell'n. 21132 del 2009; cfr. in generale Sez.U, n.627 del 2008). Tale adempimento persegue lo scopo di consentire la verifica che l'atto sia pervenuto nella sfera di conoscibilità del destinatario, perciò l'avviso di ricevimento deve essere allegato all'atto notificato e la sua mancanza provoca la nullità della notificazione (Sez. U, n.458 del 2005).

Tali principi, trovano riscontro nella più recente giurisprudenza della art. 140 c.p.c. è elemento indispensabile per il consolidamento del procedimento notificatorio. Ciò comporta che, diversamente dall'assunto dell'avvocatura erariale, non può dirsi irrilevante la mancata consegna dell'avviso di "giacenza" della raccomandata con cui si dà notizia del deposito al contribuente destinatario.

Peraltro, atteso che la correttezza del procedimento di formazione della pretesa tributaria è assicurata mediante il rispetto di una sequenza procedimentale di determinati atti, con le relative notificazioni, allo scopo di rendere possibile un efficace esercizio del diritto di difesa del destinatario, l’omissione o la nullità della notifica di un atto presupposto costituisce un vizio procedurale che comporta la nullità dell’atto consequenziale notificato. Tale nullità può essere fatta valere dal contribuente mediante la scelta, consentita dall’Sez.U, n.5791 del 2008).

Si al rimborso iva per il professionista che collabora con lo studio associato

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CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 19 luglio 2011, n. 15805

“Invero la sentenza assume, con apprezzamento di fatto non direttamente censurato, che il contribuente, prima di divenire associato di studio, ebbe in essere con l'associazione professionale un semplice rapporto di collaborazione esterna, tanto da fatturare per il detto studio il 90 % dei corrispettivi annui.

Non rileva, pertanto, l'affermazione che i mezzi messi a disposizione dallo studio associato hanno ragionevolmente accresciuto la produttività del contribuente, una volta appurato che non è censurata la specifica ratio decidendi in ordine al fatto che si trattò comunque di mera collaborazione nei confronti dello studio, e dunque di attività organizzata con uso di mezzi altrui, al limitato fine di attuare il rapporto collaborativo. La mancanza del requisito organizzativo nell'attività svolta prima del gennaio 2004 è, d'altronde, dalla sentenza ulteriormente affermata in considerazione del nesso con la differenza di incassi rispetto al quinquennio successivo; e la validità dell'inferenza non appare, in questo caso, per nulla censurata”.

Sospensione della esecuzione della sentenza di appello

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COMMISSIONE TRIBVUTARIA REGIONALE BARI - Ordinanza 20 giugno 2011, n. 27

Rilevato

- che l’istituto della inibitoria di cui all’art. 373 c.p.c. è direttamente applicabile nel processo tributario in forza dell’interpretazione costituzionalmente orientata, di cui alla ordinanza della Corte Costituzionale 17 giugno 2010, n. 217;

che pertanto, secondo la Corte, nel processo tributario sono applicabili le “eccezioni” costituita dalla sospendibilità della sentenza d’appello in presenza di ricorso per Cassazione;

- che, da ciò, discende l’immediata applicabilità dell’istituto di cui all’art. 373 c.p.c.

Tanto premesso, preso atto:

- del certificato attestante il ricorso proposto in Cassazione, depositato in giudizio;

- che, è in corso un’esecuzione coattiva (pignoramento presso terzi delle somme in denaro);

- che sussiste danno grave ed irreparabile derivante dall’esecuzione del pignoramento.

P.Q.M.

Sospende l’esecuzione della sentenza n. 22/7/2010, depositata in data 16/02/2010, del giudice di appello, ai sensi dell’art. 373 c.p.c. e per l’effetto l’esecuzione del pignoramento presso terzi.

E’ esente dall'Irap il professionista che lavora da casa

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CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 30 maggio 2011, n. 11935

Il contribuente, libero professionista, esercente l’attività presso la propria residenza anagrafica, privo di dipendenti e con un solo bene strumentale rappresentato da una autovettura, ha diritto a vedersi rimborsare l'Irap in precedenza versata.

In tale ipotesi, infatti, secondo i giudici di legittimità, l’attività non sarebbe connotata da autonoma organizzazione. Si ricorda che il requisito dell’autonoma organizzazione il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui; Costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell'imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell'assenza delle predette condizioni" e, d'altra parte, tenendo conto del consolidato orientamento secondo cui il ricorrente per cassazione "deve rappresentare i fatti, sostanziali e processuali, in modo da far intendere il significato e la portata delle critiche rivolte alla sentenza senza dover ricorrere al contenuto di altri atti del processo"(Cass. n.15672/05; 19756/05, n.20454/2005, SS.UU. 1513/1998) e, quindi, deve indicare specificamente le circostanze di fatto che potevano condurre, se adeguatamente considerate, ad una diversa decisione, nonché i vizi logici e giuridici della motivazione(Cass. n.11462/2004, n.2090/2004, n.1170/2004, n.842/2002).

La valenza dell’atto notorio nel processo tributario

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Comm. Trib. Regionale Torino n.32/26/11

Sulla scorta dell’art.7, comma 4 del D.Lgs. n.546/92, che prevede il divieto del giuramento e della prova testimoniale nel processo tributario, la Cassazione ha stabilito che non si può attribuire valenza probatoria alle dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà prodotte in giudizio dal contribuente perché altrimenti si otterrebbe una sostanziale elusione dell’anzidetto divieto di prova testimoniale. (cfr. Cass. n.24958 del 2010)

Tuttavia, secondo un indirizzo minoritario, tali atti possono avere “un mero valore indiziario quali documenti facenti fede solo riguardo alla data, all’esistenza ed alla provenienza delle dichiarazioni in essi scritte, ma non in quanto all’attendibilità delle dichiarazioni medesime, da ritenersi soggette, allo stesso modo di qualsiasi altra scrittura privata, al vaglio del giudicante che deve tener conto di ogni elemento da cui possa desumersi la maggiore o minore veridicità delle stesse”.

Secondo i giudici piemontesi, volendo seguire tale corrente di pensiero, occorre che gli elementi a sostegno dell’indizio siano direttamente riferibili allo stesso non potendo, evidentemente, consistere in aspetti di tipo generale quali ad esempio la regolare tenuta della contabilità soprattutto se l’Ufficio, di contro, produce elementi che concorrono a sminuire la rilevanza dell’indizio offerto dal contribuente.

Il fermo del veicolo nella riscossione a mezzo ruolo

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Le società Equitalia possono iscrivere il fermo sul veicolo del contribuente, trascorsi 60 giorni dalla notifica della cartella: vizi, modalità e termini di impugnazione

1. Il fermo del veicolo: le norme

Le società Equitalia, in qualità di Agenti della riscossione, hanno il potere di iscrivere il fermo dei beni mobili registrati (ad esempio i veicoli) di proprietà del debitore, in forza dell'articolo 86[1] del D.P.R. 602/73.

Il fermo è un provvedimento amministrativo di natura cautelare che impedisce, durante il periodo in cui opera, l'utilizzo del bene.

In altre parole, un veicolo sottoposto a fermo non può legalmente circolare.

Se la pubblica autorità (Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia municipale, Guardia di Finanza) dovesse reperire in circolazione il mezzo, dovrebbe:

  • elevare una contravvenzione all'utilizzatore, sanzionando la violazione, ai sensi dell'articolo 214, comma 8[2], del Decreto Legislativo del 30 aprile 1992, n. 285;
  • emettere l'immediata disposizione di custodia forzata del mezzo;
  • avvisare l'Agente della Riscossione, che abbia iscritto il fermo, del reperimento, affinché, tramite un proprio Ufficiale incaricato, provveda ad elevare il pignoramento del bene, ed a nominarne un custode.

La procedura per l'iscrizione del fermo è stabilita con decreto ministeriale (attualmente si applica il decreto del 7 settembre 1998, n. 503).

Le fasi per l'iscrizione del fermo

  1. L'Agente della Riscossione, di propria iniziativa, o su segnalazione dell'ente impositore, acquisisce la notizia della proprietà del bene in capo al contribuente moroso.
  2. Successivamente, lo stesso Agente della Riscossione richiede al pubblico registro nel quale il bene si presume iscritto, una certificazione che ne attesti la persistente proprietà in capo al soggetto debitore.
  3. In caso di accertamento della proprietà in capo al debitore, l'Agente della Riscossione, con proprio provvedimento, ha il potere di disporre direttamente il fermo amministrativo del veicolo.
  4. L'Agente della Riscossione invia al contribuente una comunicazione preventiva (cosiddetto "preavviso di fermo"), mediante la quale concede un termine di venti giorni per l'effettuazione del saldo delle pendenze tributarie interessate dal provvedimento stesso.
  5. In carenza di pagamento delle somme richieste, si provvede all'iscrizione nel pubblico registro pertinente, trasmettendo a questo, l'originale del provvedimento stesso, unitamente ad una nota di trascrizione.
  6. L'avvenuta iscrizione è comunicata anche alla Direzione regionale delle entrate ed alla Regione.
  7. In caso di pagamento del debito da parte del contribuente, l'Agente trasmette al contribuente proprietario del veicolo fermato, il suo assenso alla cancellazione del provvedimento per sopravvenuta estinzione del debito garantito.
  8. Il contribuente, munito del provvedimento di revoca, dovrà, infine, recarsi presso il pubblico registro competente per chiedere la cancellazione della trascrizione, corrispondendo i relativi diritti.

2. Casi di invalidità del fermo

Indichiamo, a titolo esemplificativo, i casi più frequenti di invalidità del fermo:

  • mancata notifica della cartella
  • mancata comunicazione del preavviso di fermo
  • mancata notifica dell'intimazione di pagamento

a. Mancata notifica della cartella

Presupposto del fermo è certamente l'invio della cartella esattoriale.

Se la cartella non è stata notificata (si fa riferimento sia al caso di assoluta mancanza della notifica sia al caso di invalidità della notifica), il fermo è certamente nullo, per violazione degli articoli 50 e 86 del D.P.R. n. 602/73.

b. Mancata comunicazione del preavviso di fermo

Come abbiamo accennato sopra, l'Agente della Riscossione, prima di iscrivere il fermo del veicolo, deve inviare al contribuente un "preavviso", con il quale gli concede un termine di venti giorni per pagare, avvertendolo che in mancanza di pagamento si procederà all'effettiva iscrizione del fermo.

La mancata comunicazione del preavviso è motivo di nullità del fermo.

c. Mancata notifica dell'intimazione di pagamento

Nel caso in cui sia decorso più di un anno dalla notificazione della cartella, il fermo deve essere preceduto dalla notifica dell'intimazione di pagamento, ai sensi dell'articolo 50, secondo comma, del D.P.R. n. 602/1973.

Va evidenziato che tale assunto non è un dato pacifico ma è frutto di un'interpretazione giurisprudenziale.

Nel senso indicato, si è pronunciata, ad esempio, la Commissione Tributaria Provinciale di Milano con la sentenza n. 137/03/09, secondo cui la mancata attivazione della fase espropriativa nel termine annuale fissato dalla detta disposizione, determina il venir meno della capacità del ruolo (ossia del credito contenuto nella cartella esattoriale) a valere come titolo esecutivo, essendo la sua efficacia sospesa ex lege sino a quando non è ripristinata dalla notificazione dell'intimazione ad adempiere.

Avv. Antonella Pedone - antonellapedone@yahoo.it
www.antonellapedone.com

I termini per la notifica della cartella esattoriale

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L'Agente della riscossione deve notificare la cartella esattoriale entro certi termini, di prescrizione e/o di decadenza. Se questi termini non sono rispettati, la cartella può essere impugnata dinanzi al Giudice competente.

1. I termini di decadenza e di prescrizione: nozione

La cartella esattoriale deve essere notificata entro termini ben precisi.

Questi termini si distinguono in termini di decadenza e termini di prescrizione.

I termini di decadenza, ove non rispettati, comportano la perdita della possibilità di esercitare un determinato potere. Ad esempio, nel caso della cartella esattoriale notificata oltre il termine di decadenza, l'ente creditore perde il potere di procedere alla riscossione tramite ruolo.

Resta salvo, tuttavia, il credito preteso, che potrebbe essere recuperato mediante le procedure ordinarie previste dal codice di procedura civile, quali ad esempio il ricorso per decreto ingiuntivo.

I termini di decadenza non possono essere sospesi nè interrotti (a differenza dei termini di prescrizione). In altre parole, la decadenza è impedita solo dal compimento dell'atto previsto dalla legge (o dall'accordo delle parti).

I termini di prescrizione, invece, ove non rispettati, comportano l'estinzione del diritto. Una volta decorsa la prescrizione, pertanto, l'ente creditore non può più chiedere il pagamento nè tramite ruolo nè tramite altre procedure.

I termini di prescrizione possono essere sospesi o interrotti. Ad esempio, interrompe la prescrizione la richiesta di pagamento o il riconoscimento del debito da parte del debitore. Dal giorno dell'interruzione, inizia a decorrere ex novo il termine di prescrizione.

In materia di riscossione tramite ruolo, i termini di prescrizione e di decadenza sono diversi a seconda del tipo di credito per cui si procede.

2. Le imposte sul reddito

a. Termini di prescrizione

I tributi erariali (IRPEF, IRAP, IVA,..) si prescrivono nel termine di dieci anni dal giorno in cui il tributo è dovuto o dal giorno dell'ultimo atto interruttivo, tempestivamente notificato al contribuente (articolo 2946 del Codice civile[1]).

In proposito la Cassazione ha specificato che a questi crediti non può applicarsi la prescrizione breve di cinque anni, prevista dall'articolo 2948 n. 4 del Codice civile[2] per le cosiddette "prestazioni periodiche".

I crediti erariali, infatti, non possono considerarsi "prestazioni periodiche", in quanto derivano anno per anno da una nuova ed autonoma valutazione riguardo alla sussistenza dei presupposti impositivi. In altre parole, i singoli periodi di imposta e le relative obbligazioni sono tra loro autonomi e manca dunque la "causa debendi continuativa", che caratterizza le prestazioni periodiche.

Vale, quindi, il termine ordinario di dieci anni, in mancanza di altra disposizione speciale (Cassazione, sezione tributaria civile, sentenza 23 febbraio 2010, n. 4283).

b. I nuovi termini di decadenza

In materia di imposte sul reddito, l'articolo 25 del D.P.R. n. 602/1973 prevede che la cartella esattoriale deve essere notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre:

  1. del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, ovvero a quello di scadenza del versamento dell'unica o ultima rata se il termine per il versamento delle somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre dell'anno in cui la dichiarazione è presentata, per le somme che risultano dovute a seguito dell'attività di liquidazione prevista dall'articolo 36 bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, nonché del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione del sostituto d'imposta per le somme che risultano dovute ai sensi degli articoli 19 e 20 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
  2. del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano dovute a seguito dell'attività di controllo formale prevista dall'articolo 36 ter del citato D.P.R. n. 600 del 1973;
  3. del secondo anno successivo a quello in cui l'accertamento è divenuto definitivo, per le somme dovute in base agli accertamenti dell'ufficio.

Questi termini sono stati introdotti dal Decreto Legge del 17 giugno 2005, n. 106, articolo 1, comma 5 ter, che ha modificato il citato articolo 25.

Essi, tuttavia, valgono anche per le cartelle notificate anteriormente all'entrata in vigore del Decreto Legge del 17 giugno 2005, n. 106.

Ciò in base ai principi affermati dalla Cassazione a Sezioni Unite nella sentenza del 30 novembre 2005, secondo cui i nuovi termini previsti dal citato articolo 25 hanno efficacia retroattiva, salvo il particolare regime transitorio previsto per le somme che risultano dovute a seguito dell'attività di liquidazione prevista dall'articolo 36 bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, di seguito esposto.

c. Il regime transitorio

Il legislatore ha previsto un regime transitorio per le dichiarazioni presentate fino all'anno 2003.

Tale regime si riferisce esclusivamente alle somme che risultano dovute a seguito dell'attività di liquidazione delle dichiarazioni di cui all'articolo 36 bis del D.P.R. n. 600/1973.

In questi casi, ai sensi dell'articolo 1, comma 5 bis, del Decreto Legge del 17 giugno 2005, n. 106, la cartella di pagamento è notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre:

  • del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, relativamente alle dichiarazioni presentate a partire dal 1 gennaio 2004;
  • del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, relativamente alle dichiarazioni presentate negli anni 2002 e 2003;
  • del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, relativamente alle dichiarazioni presentate entro il 31 dicembre 2001.

3. I tributi locali

d. Termini di prescrizione

I tributi locali si prescrivono nel termine di cinque anni dal giorno in cui il tributo è dovuto o dal giorno dell'ultimo atto interruttivo tempestivamente notificato al contribuente (artihttp://www.antonellapedone.com/admin/guides/edit/id/2803bd6c13dc0dcd204064b57ddce6dacolo 2948 n. 4 del Codice civile).

L'applicazione del termine breve di cinque anni (in luogo di quello ordinario di dieci anni) è stata affermata dalla Cassazione con sentenza del 23 febbraio 2010.

In particolare la Cassazione sostiene che i tributi locali (a differenza di quelli erariali) sono "prestazioni periodiche" e, come tali, rientrano nell'ambito di applicazione dell'articolo 2948 n. 4 del Codice civile, che stabilisce appunto la prescrizione quinquennale.

I tributi locali (tassa per lo smaltimento rifiuti, per l'occupazione di suolo pubblico, per concessione di passo carrabile, contributi di bonifica) - dice la Corte - sono "elementi strutturali di un rapporto sinallagmatico caratterizzati da una 'causa debendi' di tipo continuativo suscettibile di adempimento solo con decorso del tempo in relazione alla quale l'utente è tenuto ad una erogazione periodica, dipendente dal prolungarsi sul piano temporale della prestazione erogata dall'ente impositore, o dal beneficio dallo stesso concesso" (Cassazione, sezione tributaria civile, sentenza 23 febbraio 2010, n. 4283).

e. Termini di decadenza per la notifica dell'avviso di accertamento

Prima della cartella esattoriale, il contribuente deve ricevere un avviso di accertamento motivato (Legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, commi 161 e 162[3]).

Fanno eccezione alcuni tributi, quale la TARSU, per i quali, non essendo prevista una denuncia annuale, non è neppure prevista la notifica dell'avviso di accertamento.

Tributi successivi al 1 gennaio 2007

A partire dal 1 gennaio 2007, per effetto della Legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 161, gli avvisi di accertamento in rettifica e d'ufficio devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati.

Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie, a norma degli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni.

Tributi anteriori al 1 gennaio 2007

Il suddetto termine quinquennale è stato introdotto dalla Legge 27 dicembre 2006, n. 296.

Conseguentemente, per i tributi locali relativi agli anni anteriori al 2007, valgono i termini in precedenza vigenti (previsti dall'articolo 71 del Decreto Legislativo n. 507/1993), ossia:

  • in caso di denuncia infedele o incompleta, il Comune deve notificare un avviso di accertamento in rettifica entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della denuncia stessa, a pena di decadenza.
  • in caso di omessa denuncia, il Comune deve notificare l'avviso di accertamento d'ufficio entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui la denuncia doveva essere presentata, a pena di decadenza.

f. Il termine per l'iscrizione a ruolo

Dopo l'avviso di accertamento, l'ente creditore iscrive il credito a ruolo.

Entro quali termini?

Si ritiene tacitamente abrogato il termine annuale di decadenza previsto per l'iscrizione a ruolo dall'articolo 72[4] del Decreto Legislativo n. 507/93.

Tale abrogazione ha effetto dal 1 gennaio 2007, per effetto della entrata in vigore della Legge 27 dicembre 2006, n. 296.

Se, dunque, si riceve una cartella per tributi locali relativi ad anni anteriori al 2007, è bene verificare che il Comune abbia effettuato l'iscrizione a ruolo entro l'anno successivo a quello per il quale è dovuto il tributo. Altrimenti si può eccepire la decadenza ai sensi dell'articolo 72 citato, allora vigente.

Successivamente al 1 gennaio 2007, non rileva la data dell'iscrizione a ruolo.

g. Termini di decadenza per la notifica della cartella

Dopo l'avviso di accertamento e l'iscrizione a ruolo, è prevista la notifica della cartella esattoriale tramite l'Agente della riscossione.

Entro quali termini?

Il Decreto Legge n. 106/2005, che ha modificato l'articolo 25 del D.P.R. n. 602/1973, non si riferisce ai tributi locali.

A colmare la lacuna è intervenuta la finanziaria del 2007 (Legge del 27 dicembre 2006, n. 296, comma 163) che ha stabilito:

"Per la riscossione coattiva dei tributi locali il relativo titolo esecutivo (cartella o ingiunzione) deve essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l'accertamento è divenuto definitivo".

In mancanza di un atto di accertamento (come nel caso di omesso pagamento della TARSU), il termine suindicato coincide con la fine del terzo anno successivo a quello nel quale fu presentata la denuncia, o a quello per il quale la tassa è dovuta (Corte di Cassazione, sentenza n. 10590 del 9 maggio 2007, secondo cui "il titolo derivante dalla dichiarazione del contribuente equivale all'accertamento definitivo").

La norma si applica ai rapporti d'imposta “pendenti” al 1° gennaio 2007, data d'entrata in vigore della legge (comma 171).

4. Le sanzioni amministrative

h. Termini di prescrizione

Per le sanzioni amministrative, quali ad esempio quelle previste dal Codice della strada, il termine di prescrizione è di cinque anni dalla data dell'infrazione (articolo 28 della Legge n. 689/81: "Il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni indicate dalla presente legge si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione").

La corretta notifica del verbale di accertamento (che necessariamente precede la cartella) interrompe il termine facendolo ripartire ex novo.

i. Termini di decadenza

Dal 1° gennaio 2008, per le sanzioni amministrative relative a violazioni del Codice della strada, di spettanza comunale, la cartella deve essere notificata entro due anni dalla consegna del ruolo, a pena di decadenza.

Ciò in forza dell'articolo 1, comma 153, della Legge n. 244/2007 (finanziaria 2008), che ha modificato l'articolo 3 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, per il quale: "A decorrere dal 1º gennaio 2008 gli agenti della riscossione non possono svolgere attività finalizzate al recupero di somme, di spettanza comunale, iscritte in ruoli relativi a sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, per i quali, alla data dell'acquisizione di cui al comma 7, la cartella di pagamento non era stata notificata entro due anni dalla consegna del ruolo».

Si noti bene che la norma fa riferimento alle sanzioni di spettanza comunale. Il termine di due anni, quindi, vale per le "multe" elevate, ad esempio, dalla Polizia Municipale, e non per quelle elevate dalla Polizia Stradale, dai Carabinieri, dalla Polizia Provinciale e da altre autorità abilitate che non fanno capo al Comune.

5. I crediti contributivi

j. Termini di prescrizione

La Legge 335/95 (entrata in vigore il 17 agosto 1995) ha modificato i termini di prescrizione in materia contributiva, effettuando delle distinzioni tra i crediti relativi ai periodi antecedenti il 1 gennaio 1996 e quelli relativi ai periodi successivi.

Contributi successivi al 1 gennaio 1996

Le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria si prescrivono nei seguenti termini:

a) dieci anni per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie, compreso il contributo di solidarietà previsto dall'articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 29 marzo 1991, n. 103, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 giugno 1991, n. 166, ed esclusa ogni aliquota di contribuzione aggiuntiva non devoluta alle gestioni pensionistiche. A decorrere dal 1 gennaio 1996 tale termine è ridotto a cinque anni salvi i casi di denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti;

b) cinque anni per tutte le altre contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria.

Contributi anteriori al 1 gennaio 1996

Per le contribuzioni relative a periodi precedenti al 1 gennaio 1996 (data fissata dalla legge 335/95 per la decorrenza del nuovo termine di prescrizione di cinque anni, in luogo del vecchio termine di dieci anni) bisogna fare le seguenti distinzioni:

  1. se è stato compiuto un atto interruttivo prima del 17 agosto 1995, si applica il termine decennale, a cui va aggiunto un termine di tre anni per la sospensione prevista dalla legge 11 novembre 1983 n. 638. Quindi possono essere recuperati i contributi IVS risalenti ai tredici anni precedenti (Cassazione, sentenza del 7.1.2004 n. 46);
  2. se è stato compiuto un atto interruttivo tra il 17 agosto 1995 ed il 31 dicembre 1995, il recupero dei contributi potrà retroagire per dieci anni;
  3. se non è stato compiuto alcun atto interruttivo, si applicano i nuovi termini introdotti dalla Legge 335/95.

I contributi minori

I contributi minori (DS, TBC, ENAOLI, SSN, etc .) si prescrivono in cinque anni anche a seguito della legge n. 335/1995, in quanto nulla è cambiato rispetto alle precedenti disposizioni.

Per i contributi dovuti da artigiani, da esercenti attività commerciali e da lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata si applicano i termini introdotti dalla citata legge n. 335/1995.

Facciamo una precisazione riguardo il giorno da cui decorre il termine prescrizionale previsto per la contribuzione dovuta sulla quota di reddito eccedente il minimale imponibile di cui alla legge n. 233/1990: il termine prescrizionale decorre dal giorno in cui i contributi in argomento dovevano essere corrisposti secondo la normativa vigente e, quindi, dal giorno in cui doveva essere versato il saldo risultante dalla dichiarazione dei redditi dell'anno di riferimento.

k. Termini di decadenza

Nel procedimento di riscossione mediante ruolo dei crediti contributivi, l'unico termine di decadenza previsto dalla legge riguarda l'obbligo di rendere esecutivo il ruolo.

In particolare l'INPS ha l'obbligo di rendere esecutivi i ruoli entro (articolo 25 del Decreto Legislativo n. 46/99):

  • il 31 dicembre dell'anno successivo al termine fissato per il versamento, per i contributi o premi non versati dal debitore; in caso di denuncia o comunicazione tardiva o di riconoscimento del debito, tale termine decorre dalla data di conoscenza da parte dell'ente;
  • il 31 dicembre dell'anno successivo alla data di notifica del provvedimento per i contributi o premi dovuti in forza di accertamenti effettuati dagli uffici;
  • il 31 dicembre dell'anno successivo a quello in cui il provvedimento è divenuto definitivo per quelli sottoposti a gravame giudiziario.

I suddetti termini decadenziali hanno decorrenza per le debenze maturate dopo l'1.1.2001 (articolo 1, comma 20, del Decreto Legge n. 346/2000).

Ma cosa vuol dire "rendere esecutivo il ruolo"?

Ai sensi dell'articolo 12, comma 4, del D.P.R. n. 602/73 il ruolo (ossia l'elenco dei debitori formato dall'INPS dopo la scadenza dei termini di pagamento) è reso esecutivo mediante la sottoscrizione da parte del titolare dell'ufficio o di un suo delegato[5].

La data in cui il ruolo è reso esecutivo deve essere riportata nella successiva cartella di pagamento in modo da consentire al contribuente di conoscere e verificare la tempestività dell'adempimento (articolo 25, comma 2 bis, del D.P.R. 602/73[6], inserito dall'articolo 8, del Decreto legislativo del 26 gennaio 2001, n. 32).

Questa regola si applica ai ruoli resi esecutivi a decorrere dal 1° luglio 2001 (articolo 8, comma 3, del Decreto legislativo del 26 gennaio 2001, n. 32).

Una volta reso esecutivo il ruolo, questo viene consegnato all'Agente della riscossione affinchè proceda alla notifica della cartella esattoriale, che vale anche come notifica del ruolo.

Non è previsto un termine di decadenza per la notifica della cartella avente ad oggetto crediti contributivi. L'unico termine da rispettare è quindi quello di prescrizione, sopra inidicato.

Per approfondimenti sul procedimento di riscossione dei crediti contributivi e previdenziali, consulta la relativa scheda.

6. Il mancato rispetto dei termini

Se i termini sopra indicati non sono rispettati, si può contestare la cartella, eccependo:

  • la decadenza dal potere di procedere alla riscossione coattiva tramite ruolo, nel caso si tratti di termini di decadenza.
    In proposito segnaliamo un'altra tesi, secondo cui il mancato rispetto dei termini di decadenza comporta esclusivamente la decadenza dalla facoltà di avvalersi dello strumento del recupero mediante ruolo (sistema più favorevole all'ente impositore) rimanendo tuttavia intatta la possibilità di agire secondo le norme del Codice di procedura civile, comunque entro i termini di prescrizione del credito.
    Ad esempio, secondo questa tesi, l'ente creditore, decaduto dalla possibilità di riscuotere mediante ruolo, potrebbe ancora proporre ricorso per decreto ingiuntivo oppure un ricorso ordinario o una citazione per l'accertamento e la condanna del debitore al pagamento delle somme dovute.
  • l'estinzione del credito preteso, nel caso si tratti di termini di prescrizione.

Per contestare la cartella è necessario adire l'Autorità giudiziaria compente, secondo le procedure ordinarie.

Note

  1. ^ Art. 2946. Prescrizione ordinaria: "Salvi i casi in cui la legge dispone diversamente i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni".
  2. ^Art. 2948. Prescrizione di cinque anni: "Si prescrivono in cinque anni: <....> 4) gli interessi e, in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi".
  3. ^ Art. 1, co. 161: "Gli enti locali, relativamente ai tributi di propria competenza, procedono alla rettifica delle dichiarazioni incomplete o infedeli o dei parziali o ritardati versamenti, nonchè all'accertamento d'ufficio delle omesse dichiarazioni o degli omessi versamenti, notificando al contribuente, anche a mezzo posta con raccomandata con avviso di ricevimento, un apposito avviso motivato. Gli avvisi di accertamento in rettifica e d'ufficio devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati. Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie, a norma degli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni.
    162. Gli avvisi di accertamento in rettifica e d'ufficio devono essere motivati in relazione ai presupposti di fatto ed alle ragioni giuridiche che li hanno determinati; se la motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto n
    è ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato all'atto che lo richiama, salvo che quest'ultimo non ne riproduca il contenuto essenziale. Gli avvisi devono contenere, altresi', l'indicazione dell'ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni complete in merito all'atto notificato, del responsabile del procedimento, dell'organo o dell' autorità amministrativa presso i quali è possibile promuovere un riesame anche nel merito dell'atto in sede di autotutela, delle modalità, del termine e dell'organo giurisdizionale cui è possibile ricorrere, nonchè il termine di sessanta giorni entro cui effettuare il relativo pagamento. Gli avvisi sono sottoscritti dal funzionario designato dall'ente locale per la gestione del tributo".
  4. ^Art. 72. Riscossione: "1. L'importo del tributo ed addizionali, degli accessori e delle sanzioni, liquidato sulla base dei ruoli dell'anno precedente, delle denunce presentate e degli accertamenti notificati nei termini di cui all'art. 71, comma 1, è iscritto a cura del funzionario responsabile di cui all'articolo 74 in ruoli principali ovvero, con scadenze successive, nei ruoli suppletivi, da formare e consegnare all'intendenza di finanza, a pena di decadenza, entro il 15 dicembre di ciascun anno <....>".
  5. ^12. Formazione e contenuto dei ruoli:
    "1. L'ufficio competente forma ruoli distinti per ciascuno degli ambiti territoriali in cui i concessionari operano. In ciascun ruolo sono iscritte tutte le somme dovute dai contribuenti che hanno il domicilio fiscale in comuni compresi nell'ambito territoriale cui il ruolo si riferisce.
    2. Con decreto del Ministero delle finanze, di concerto con il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sono stabiliti i dati che il ruolo deve contenere, i tempi e le procedure della sua formazione, nonché le modalità dell'intervento in tali procedure del consorzio nazionale obbligatorio fra i concessionari.
    3. Nel ruolo devono essere comunque indicati il numero del codice fiscale del contribuente, la specie del ruolo, la data in cui il ruolo diviene esecutivo e il riferimento all'eventuale precedente atto di accertamento ovvero, in mancanza, la motivazione, anche sintetica, della pretesa; in difetto di tali indicazioni non può farsi luogo all'iscrizione.
    4. Il ruolo è sottoscritto, anche mediante firma elettronica, dal titolare dell'ufficio o da un suo delegato. Con la sottoscrizione il ruolo diviene esecutivo
    ".
  6. ^Articolo 25. Cartella di pagamento: "<...> 2-bis. La cartella di pagamento contiene anche l'indicazione della data in cui il ruolo è stato reso esecutivo".

 

Avv. Antonella Pedone - antonellapedone@yahoo.it
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