Consulenza ed Assistenza

Consulenza ed assistenza in merito a cartelle di pagamento e riscossione, fermo ed ipoteche, pignoramneti presso terzi

Cartella esattoriale impugnabile solo per vizi propri.

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Con Sentenza 18 dicembre 2010, n. 25614, la Corte di Cassazione ha stabilito che la cartella esattoriale è impugnabile solo per vizi propri.
Nel caso in esame, infatti, un contribuente aveva impugnato una cartella esattoriale, notificata in conseguenza di una sentenza della commissione tributaria, priva della determinazione del tributo.
La Suprema Corte ha respinto il ricorso, precisando che “la cartella esattoriale non è impugnabile per vizi dell’atto da cui nasce il debito alla fonte dell’iscrizione a ruolo della cartella”: poiché il debito deriva da un provvedimento giudiziario, dev’essere impugnato quest’ultimo con gli specifici strumenti previsti, mentre non è ammissibile il ricorso in primo grado contro la cartella esattoriale. 
Corte di Cassazione n.25614 del 18.12.2010

Studi di settore: prevale lo standard più congruo rispetto all'attività

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Nullo l’accertamento basato su uno studio di settore quando il contribuente dimostra che lo standard approvato in un altro anno è più realistico rispetto alla sua attività. Infatti, la procedura di accertamento standardizzato mediante l'applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata in relazione ai soli standard in sè considerati, ma nasce procedimentalmente in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente. In tema di accertamento i coefficienti presuntivi rivelano inoltre valori che, quando eccedano il dichiarato, integrano in ogni caso, il presupposto per il legittimo esercizio da parte dell’Ufficio dell’accertamento analitico-induttivo previsto da D.p.r. 600 del 1973, art. 39, comma 1, ma che sono tuttavia, inidonei a sopportare l’accertamento medesimo, ove contestati sulla base di allegazioni specifiche, se non confortati da elementi concreti desunti dalla realtà dell’impresa.
Corte di Cassazione n.25195 del 14 dicembre 2010

La consulenza contabile della Procura legittima l'accertamento fiscale

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La consulenza contabile della Procura in un processo penale contro il contribuente legittima l’accertamento fiscale. Infatti richiamare nel p.v.c. gli elementi già valutati dal consulente della Procura (nel processo penale) o anche riportare le suddette conclusioni eventualmente perfino con identità di formule espositive non significa che sia mancata un’autonoma valutazione in sede tributaria (insita invece proprio nella riferibilità del p.v.c. alla Guardia di Finanza e nell’assuzione delle relative responsabilità) ma significa invece, salvo espressa prova contraria, che si è autonomamente ritenuto di condividere i risultati raggiunti dalla consulenza citata nonché il relativo percorso logico sulla valutazione della documentazione.Vincoli stringenti tra processo tributario e penale.
Corte di Cassazione n.25211 del 14.12.2010

Indetraibile l’Iva se la fattura è stata emessa da soggetto inesistente

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In tema di Iva, è indetraibile l’imposta relativa a fatture emesse da soggetti inesistenti. Nell' ipotesi di operazioni soggettivamente inesistenti, il diritto alla detrazione dell' imposta versata in rivalsa al soggetto, di-verso dal cedente/prestatore, che ha, tuttavia, emesso la fattura, non sorge immancabilmente, per il solo fatto dell' avvenuta corresponsione di imposta ivi formalmente indicata, ma richiede altresí, a dimostrazione dell' effettiva inerenza dell operazione all’attività istituzionale dell' impresa, che il committente/cessionario, il quale invochi la detrazione, fornisca, sul proprio stato soggettivo in ordine all' altruità della fatturazione, riscontri precisi, non esaurientisi nella prova dell' avvenuta consegna della merce e del pagamento della stessa nonché dell' IVA riportata sulla fattura emessa dal terzo, trattandosi di circostanze non decisive, rispetto ai thema probandum, in rapporto alle peculiarità del meccanismo dell' IVA e dei relativi, possibili, abusi.
Corte di Cassazione n.24965/2010

Evasione IVA all'importazione

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Il reato di evasione dell'Iva all'importazione, previsto dagli artt. 67 e 70 del d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, è configurabile non soltanto a carico dei soggetti che hanno importato la merce assoggettata al tributo, ma anche a carico di chi semplicemente la detiene dopo l'importazione.
Secondo i giudici, infatti, l'Iva dovuta all'importazione costituisce uno dei diritti di confine, «avendo natura di imposta di consumo a favore dello Stato, la cui imposizione e riscossione spetta alla dogana in occasione della relativa operazione d'importazione». Così, il reato di evasione di questo specifico tributo non è limitato all'ipotesi dell'introduzione della merce nel territorio doganale comunitario, ma si configura in tutti i casi in cui c'è sottrazione all'obbligo di pagamento dei diritti di confine o al compimento delle formalità doganali.
Corte di Cassazione n.42161/2010

Studi di settore e contraddittorio con esito negativo

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Con l'ordinanza n.24198 del 30 novembre 2010, la Corte di Cassazione ha stabilito che qualora il contribuente sia stato invitato al contraddittorio endoprocedimentale con esito negativo, è legittimo motivare l’accertamento sulla sola base dell’applicazione dei parametri.
In tal caso, pertanto, non sarà necessario accertare la presenza di ulteriori elementi, oltre che:
a) da parte dell’Amministrazione, dimostrare l’applicabilità dello standard prescelto al caso concreto;
b) da parte invece del contribuente, "provare la sussistenza di condizioni che giustificano l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli standard o della specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo cui l’accertamento si riferisce".
Corte di Cassazione n.24198 del 30.11.2010

Capacità di spesa del contribuente basata su investimenti immobiliari

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Può essere annullato l’accertamento fiscale basato sull’ingente capacità di spesa per investimenti immobiliari del contribuente se questo dimostra di aver fatto un mutuo e di aver ricevuto donazioni di denaro da parte della famiglia.
Questo, in sostanza, è il principio emerso dalla sentenza n.24597 emessa in data 03.12.2010 dalla Corte di Cassazione, sezione tributaria.

L'ufficio contesta un fatto diverso: occorre un'adeguata motivazione

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Il fisco che contesta al contribuente l'omessa presentazione di una dichiarazione Iva può, in seguito, fare un cambio di "rotta". Con memoria aggiuntiva è infatti riconosciuta all'amministrazione finanziaria la possibilità di riconoscere l'esistenza della dichiarazione e di sindacare solo sull'importo di un credito inserito dal contribuente che, dal canto suo, nega l'esistenza di qualsiasi obbligazione tributaria.
Questa eccezione non può considerarsi proposta in violazione dell'art. 57 del D.Lgs. 546/1992. Nel giudizio di appello, infatti, sono ammesse solo mere difese, senza introdurre indagini su fatti impeditivi o modificativi del diritto esercitato. Tuttavia una simile prospettazione diversa da parte del fisco, per essere valida ed efficace, richiede da parte del giudice una puntuale indagine e un'adeguata specifica motivazione.
Corte di Cassazione n.24579 del 03.12.2010
Fonte: Il Sole 24 Ore



Esenti da Irap i medici di base che posseggono uno studio

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La controversia promossa da (...) contro l'Agenzia delle Entrate è stata definita con la decisione in epigrafe, recante il rigetto dell'appello proposto dall'Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTP di Roma n. 311/29/2007 che aveva accolto il ricorso del contribuente avverso il silenzio rifiuto sull'istanza di rimborso Irap 1999-2004.
I Giudici di legittimità, forti di un orientamento oramai consolidato, hanno affermato che "in tema di IRAP, la disponibilità, da parte dei medici di medicina generale convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, di uno studio, avente le caratteristiche e dotato delle attrezzature indicate nell'art. 22 dell'Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, reso esecutivo con d.P.R. 28 luglio 2000, n. 270, rientrando nell'ambito del "minimo indispensabile" per l'esercizio dell'attività professionale, ed essendo obbligatoria ai fini dell'instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale, non integra, di per sé, in assenza di personale dipendente, il requisito dell'autonoma organizzazione ai fini del presupposto impositivo.
È questa la conclusione alla quale giunge la Corte di Cassazione con l’ordinanza n.24953, depositata il 9 dicembre 2010.
Pertanto, in assenza di personale dipendente, non è integrato il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione, con conseguente esclusione da IRAP del contribuente.
Corte di Cassazione, ordinanza n.24953 del 09.12.2010
Dello stesso tenore:
Cassazione n.17231 del 23.07.09;
Cassazione ordinanze n.142 e 10240 del 2010.

Finanziaria 2011: approvata in via definitiva la Legge di Stabilità 2011

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La Legge di Stabilità 2011 è stata approvata in via definitiva da parte del Senato, senza subire alcuna modifica. Tra le misure fiscali, dunque, si conferma la detrazione delle spese sostenute nel 2011 per il risparmio energetico, le nuove misure delle sanzioni fiscali in materia di accertamento con adesione, acquiescenza, conciliazione giudiziale e ravvedimento operoso, la proroga della detassazione del salario accessorio per incrementi di produttività, l’inserimento a regime delle agevolazioni per la piccola proprietà contadina. 
Fonte: Il Sole 24 Ore

Litisconsorzio anche per le associazioni di professionisti

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E’ nullo, per mancata integrazione del contraddittorio, il processo tributario sull'accertamento fiscale del reddito dello studio associato se non hanno partecipato tutti i soci. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24764 del 6/12/2010, che, peraltro, ha richiamato un principio già espresso dalle Sezioni unite  (n.14815 del 4 giugno 2008) per le società, estendendolo alle associazioni di professionisti. Pertanto, il ricorso proposto da uno degli associati riguarda tutti i componenti dello studio associato che devono partecipare al processo. Ne consegue che la controversia non può essere decisa limitatamente ad uno di essi, a meno che non si tratti di questioni personali, giacché il ricorso proposto da uno dei soci riguarda inscindibilmente la posizione della società e quindi di tutti i soci.
Corte di Cassazione, n. 24764 del 06.12.2010

La tassazione dei redditi da lavoro segue norme vigenti al momento della riscossione

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Per la tassazione dei redditi di lavoro vale la legge relativa al momento della percezione e non quella di maturazione.
In presenza di contenzioso sul regime fiscale applicabile ai redditi di lavoro, la scelta deve tenere conto delle norme in vigore al momento della riscossione del tributo. In particolare, vale il principio in base al quale la legge applicabile dovrà essere sempre quella in vigore al momento della percezione delle somme e non quella relativa al momento della maturazione del diritto.
Corte di Cassazione, sentenza n. 24760 del 06.12.2010

Natura di credito privilegiato

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Il privilegio generale mobiliare previsto dall'art. 2752, primo comma, cod. civ., espressamente esteso ai crediti per imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) dall'art. 39 del d.l. 10 ottobre 2007 n. 159, convertito con modificazioni dalla legge 29 novembre 2007 n. 222, deve essere riconosciuto a detti crediti anche per il periodo anteriore all'entrata in vigore di tale modifica legislativa, alla stregua di un'interpretazione estensiva del testo originario dell'art. 2752 c.c., giustificata dall'esigenza di certezza nella riscossione del credito, ai fini del reperimento dei mezzi necessari per consentire allo Stato e ad altri enti pubblici di assolvere ai loro compiti istituzionali, nonché dalla causa del credito, avente ad oggetto un'imposta erariale e reale, introdotta in sostituzione dell'ILOR e soggetta alla medesima disciplina, per quanto riguarda l'accertamento e la riscossione.
Corte di Cassazione n.24608 del 03.12.2010

Ammissibili i documenti presentati in ritardo in giudizio

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Con Sentenza 15 ottobre 2010, n. 21309, la Corte di Cassazione ha stabilito che è ammissibile la presentazione in via ufficiosa di documenti anche a contenzioso iniziato: tale situazione potrà eventualmente essere sanata formalmente in commissione regionale, con la presentazione regolare degli stessi atti.
I Giudici hanno infatti precisato che la Commissione può tener conto dei documenti, benché presentati in ritardo, se ritenuti necessari per la soluzione della controversia, così come ravvisabile nell’art. 7, comma 3, D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 (allora vigente).
Corte di Cassazione n.21309 del 15.10.2010

Contabilità sociale apparentemente corretta – Onere dell’amministrazione di provare i dati fittizi

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Ove la contabilità della società sia apparentemente corretta spetta alla Amministrazione provare che detti dati contabili ( che di per sé fanno prova delle operazioni registrate) sono fittizi e che le operazioni oggetto delle fatture in realtà non sono mai state poste in essere. Tuttavia, è altrettanto consolidato il principio che, ove la Amministrazione fornisca validi elementi, alla stregua dell'art. 54, II comma, DPR n. 633 del 1972, per affermare che almeno alcune delle operazioni contabilizzate sono fittizie, passa sul contribuente l'onere di dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni contestate.
Corte di Cassazione n. 24587 del 03.12.2010

L'equa riparazione resta fuori dal processo tributario

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Non ha diritto all'indennizzo il contribuente, parte di un procedimento troppo lungo nel quale è stata accertata la legittimità dell'accertamento e della base imponibile. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 24614 del 3 dicembre 2010, ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria.
Secondo i Giudici di legittimità la c.d. “Legge Pinto” non può essere automaticamente estesa al rito fiscale, giacché, sulla base della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, l’equa riparazione non può essere riferibile all’eccessiva protrazione dei processi tributari, posto che “la materia fiscale fa parte ancora del nucleo duro delle prerogative della potestà pubblica“.
Difatti, non è da ritenere regolato dall'articolo 6 della Convenzione (CEDU) l'attesa che derivi dall'accertamento da parte della commissione tributaria adita della base imponibile del tributo, in quanto coinvolge lo stesso potere impositivo dello Stato, al di fuori dei diritti e doveri di carattere civile del cittadino e della fondatezza dell'accusa penale che viene a lui rivolta e quindi non inquadrabile in una attività processuale».
Corte di cassazione  n. 24614 del 03.12.2010

Accertamento legittimo con atti acquisiti da terzi

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Con Ordinanza n. 22724/10, la Corte di Cassazione ha statuito che l’accertamento induttivo è legittimo anche nel caso in cui sia motivato "per relationem" e basato su documenti acquisiti presso terzi estranei alla verifica.
La procedura, tuttavia, è legittima solamente se il contribuente ha avuto piena conoscenza sia del contenuto del processo di constatazione (PVC), sia degli elementi acquisiti presso terzi.
Nel caso di specie, una società si era vista rettificare il reddito d’impresa e la base imponibile IVA relativamente al periodo d’imposta 2003, sulla base di acquisti non fatturati, a seguito di acquisizione di documenti extracontabili presso la ditta cedente.
Corte di Cassazione, ordinanza n.22724 del 06.12.2010

Autonoma organizzazione - mancata verifica da parte dei Giudici - no al rimborso IRAP

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Nessun rimborso IRAP al professionista se i giudici tributari non hanno effettuato la verifica dell’assenza dell’autonoma organizzazione. Accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che per entrambi i contribuenti aveva eccepito difetti o illegittimità nella valutazione dei requisiti organizzativi compiuti durante il giudizio di merito e richiedendo, come confermato dalla stessa Cassazione, “un nuovo accertamento dei fatti ed una nuova valutazione dei mezzi di prova”.
Sulla base di questo principio, pertanto, non è dovuto alcun rimborso Irap né al medico di famiglia che utilizza beni strumentali e corrisponde importi a terzi per importi significativi, né al medico convenzionato Asl per il quale nel giudizio di legittimità l’assenza del requisito dell’autonoma organizzazione è stata considerata in re ipsa.
Corte di Cassazione nn. 21950 e 21954 del 2010

Imposte sui redditi - Accertamento sintetico - Indici di capacità contributiva - Valutazione - Necessità

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Nell'applicazione del c.d. redditometro, l'Amministrazione Finanziaria deve prendere in considerazione gli indici di capacità contributiva e di spesa sottoponendoli a vaglio critico giusta la concreta situazione reddituale e patrimoniale del contribuente, esaminando eventuali fonti reddituali dei familiari alle quali è plausibile attingere.
Il primo comma dell'art. 2 del D.M. 10/9/1992 dispone che i beni vanno in ogni caso attribuiti, nel loro contenuto economico, a chi ne sopporta i costi. Questa regola è di fondamentale riferimento: per il "redditometro" non è, infatti, importante essere intestatario di un bene o averne la disponibilità; ciò che interessa al fisco è risalire a chi sopporta le spese per quel bene.
Commissione tributaria provinciale VENETO Vicenza, sez. I, 13-10-2010, n. 148

La moglie rimane solidale anche se dall’accertamento emergono maggiori redditi frutto di reati del marito

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La Corte di cassazione ha stabilito, con la sentenza n. 20856 del 08.10.2010, che la dichiarazione dei redditi congiunta vincola sempre entrambi i coniugi, che rispondono al Fisco, sia se è intervenuta la separazione legale sia se il reddito è il provento di attività illecite di uno dei due.
 La decisione della Suprema corte si inserisce nella giurisprudenza formatasi in tema di responsabilità per le obbligazioni giuridiche d’imposta derivanti dall’utilizzo della dichiarazione dei redditi congiunta.
Corte di Cassazione n.20856 del 08.10.2010

Notifiche: nullità sanabile grazie al ricorso

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In caso di nullità degli avvisi di accertamento, trovano applicazione le norme sulle notificazioni nel processo civile ed il relativo regime delle nullità e delle sanatorie, con la conseguenza che la proposizione del ricorso del contribuente produce l'effetto di sanare, ex tunc, la nullità della notificazione dell'avviso di accertamento per il raggiungimento dello scopo dell'atto.

Cassazione, ordinanza n. 23879 del 24 novembre 2010

Fonte: Il Sole 24 Ore

I tributaristi non possono rilasciare il visto di conformità

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E' quanto stabilito dal Tar del Lazio che con Sentenza 19 novembre 2010, n. 33676,  ha  precisato che possono rilasciare il visto di conformità necessario ai contribuenti per compensare i crediti IVA eccedenti i 15mila euro annui con decorrenza dal 1 gennaio di quest’anno, solo i soggetti iscritti negli albi professionali dell’area economica-contabile. Rimangono esclusi da tale possibilità, di conseguenza, i tributaristi.
La decisione conferma quanto già previsto dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate, n. 57/2009, che ha chiarito quanto previsto dall’art. 10, DL n. 78/2009 in merito all’esclusione dei professionisti non iscritti in albi professionali.
I soggetti abilitati al rilascio del visto sono, quindi, quelli indicati nelle lettere a) e b) del comma 3,dell’art. 3, D.P.R. n. 322/1998, ossia gli iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro, gli iscritti (alla data del 30 settembre 1993) nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria, oltre che i responsabili dell’assistenza fiscale dei CAF imprese (art. 35, D. Lgs. N.241/97).
Tar Lazio  Sentenza n.33676 del 19.11.2010

Contribuenti minimi - il trattamento delle perdite

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Con Risoluzione 30 novembre 2010, n. 123, l’Agenzia delle Entrate ha risposto ad un’istanza di interpello posta da un professionista in regime dei minimi, in merito al trattamento delle perdite fiscali realizzate in regime dei minimi e successiva fuoriuscita dal regime agevolato.
Nel documento si considera il caso di uno psichiatra che nel 2009 ha acquistato un immobile per un prezzo complessivo di circa € 138.000,00 mentre per lo stesso anno ha conseguito ricavi per 25.000 euro.
 In virtù di tanto, l'istante ha chiesto all’Agenzia quale debba essere in tal caso il trattamento delle perdite realizzate.
L’Agenzia ha precisato che:
  • il costo sostenuto per l’acquisto di beni strumentali è deducibile dal reddito nell’esercizio in cui è avvenuto il pagamento;
  • le perdite realizzate sono computate in diminuzione del reddito conseguito nell’esercizio d’impresa, arte o professione dei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il quinto, per l’intero importo che trova capienza in essi. 
Pertanto, le regole inerenti il trattamento delle perdite previsto per i minimi (art. 1, comma 108, L. n. 244/2007) si applicano anche in caso di fuoriuscita dal regime.
Tuttavia, ha concluso l’Agenzia, per evitare una ingiustificata disparità di trattamento rispetto al professionista in regime di contabilità ordinaria o semplificata, la stessa limitazione trova applicazione anche per un professionista che rientri nel regime dei minimi. Di conseguenza, i lavoratori autonomi “minimi” non potranno dedurre per cassa il costo di acquisto degli immobili strumentali acquistati a partire dal 1 gennaio 2010.

Si alla compensazione tra diverse imposte

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E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione che, con Sentenza 24 novembre 2010, n. 23787 ha ammesso la legittimità della compensazione fra diverse imposte finalizzata a ridurre l’importo degli acconti.
Secondo i giudici di legittimità, il diritto alla compensazione fra crediti e debiti d’imposta erariali è un principio immanente dell’ordinamento giuridico italiano, preesistente allo Statuto del contribuente (Legge n. 212/2000);
Difatti, si legge nella sentenza che"non per niente, nella elaborazione romanistica, la base della compensazione era la bona fides, affermandosi che "dolo malo agit qui petit quod redditurus est" e uno dei principi cardini dell'attività della P.A. è proprio la correttezza".
In virtù di tanto, salvo limitazioni di carattere transitorio, è legittimo l’utilizzo di crediti d’imposta per ridurre o escludere l’importo degli acconti.
Corte di Cassazione, Sentenza n. 23787 del 24.11.2010

Obbligo della firma del contribuente per il ricorso alla Ctp

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Con Sentenza 23 novembre 2010, n. 23763 la Corte di Cassazione ha stabilito l’inammissibilità del ricorso introduttivo alla Ctp se manca la firma del contribuente. Non basta la firma del professionista, se questo è privo di procura, a rendere ammissibile la sentenza, a meno che tale lacuna non venga colmata nel corso del processo.
Una decisione simile era già stata presa dalla Corte, sezione civile, la quale affermava che "la mancanza della sottoscrizione nell’atto di procura al difensore della parte determina l’inesistenza delle stesso, non dell’atto di citazione di cui non è un presupposto essenziale, e quindi permette comunque di attivare il processo". Ne consegue, però, che "la sentenza è nulla per carenza di un presupposto per la valida costituzione del processo".
Corte di Cassazione n.23763 del 23.11.2010

Confiscabilità dei beni dell’imprenditore

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Sono confiscabili i beni dell’imprenditore accusato di reati tributari “nella misura del vantaggio economico ottenuto”. L’estensione della applicazione della confisca per equivalente a reati, quali quelli tributari, nei quali non sussiste il prezzo del reato, deve essere, pertanto necessariamente intesa quale rinvio alle disposizioni del secondo comma dell’art. 322 ter c.p. con la conseguente confiscabilità per equivalente del vantaggio economico che l’autore ha tratto dal reato tributario.
Corte di Cassazione n.42462 del 30.11.2010

Ispezioni fiscali se autorizzate

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Nell’ambito della verifica della Guardia di Finanza, è illegittimo l’accesso effettuato in locali promiscui, non destinati al solo uso commerciale, e nei locali abitati dal contribuente, anche se collegati all’attività, se non espressamente autorizzato. 
Corte di Cassazione n. 24178 del 29.11.2010