Consulenza ed Assistenza

Consulenza ed assistenza in merito a cartelle di pagamento e riscossione, fermo ed ipoteche, pignoramneti presso terzi

Utilizzabili nel processo tributario le dichiarazioni di terzi inserite nel Pvc.

Link a questo post
Nel contenzioso tributario scaturito a seguito di accertamento della Guardia di Finanza, sono utilizzabili le dichiarazioni rese dal direttore amministrativo della società oggetto d’impugnativa. Infatti fermo il divieto di cui all’art. 7 D.lgs. n 546/92 le dichiarazioni di terzi trasfuse nel p.v.c. possono essere valutate dai giudici tributari alla stregua di indizi mentre non possono da sole costituire piena prova dei fatti. 
Sulla scorta di ciò, la Cassazione, con la sentenza n. 23996 del 2010, ha respinto il ricorso di una società di persone che lamentava vizi di legittimità afferenti l’avviso di rettifica Iva.
Corte di Cassazione n.23996 del 26.11.2010

Uso di auto e pc non sufficienti per assoggettare il commercialista all’Irap

Link a questo post
La Corte di Cassazione, con la sentenza 24114 del 26 novembre 2010, ha stabilito che non è assoggettabile ad irap il professionista esercitante l'attività utilizzando soltanto un computer ed un'autovettura. Tali beni sono da ritenersi il minimo indispensabile per lo svolgimento dell'attività professionale in assenza di personale dipendente o di collaboratori.
I Giudici di Legittimità, nello specifico caso, hanno accolto le richieste del contribuente, ribaltando le conclusioni della Commissione Tributaria Regionale che, invece, riteneva sussistere le condizioni per la presenza di un’attività organizzata.

Crediti d’imposta – Il rimborso va fatto entro 60 giorni

Link a questo post
Qualora, a fronte di una istanza di rimborso d'imposta, l'amministrazione finanziaria si limiti, puramente e semplicemente, ad emettere un provvedimento di rimborso parziale, senza evidenziare alcuna riserva o indicazione nel senso di una sua eventuale natura interlocutoria, il provvedimento medesimo si configura, per la parte relativa all'importo non rimborsato, come atto di rigetto della richiesta di rimborso originariamente presentata dal contribuente, con la conseguenza che detto provvedimento costituisce atto impugnabile quale rifiuto espresso, nel termine di sessanta giorni dalla notificazione, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 19 e 21, dovendo pertanto escludersi che il contribuente possa, pure dopo l'intervento del rimborso parziale (e senza addurre elementi idonei a rilevarne la natura interlocutoria), proseguire la controversia introdotta con l'impugnazione del silenzio-rifiuto in ordine all'istanza di rimborso (sia pure riducendo l'originaria domanda) senza impugnare il rifiuto implicitamente contenuto nell'atto di rimborso parziale.
Corte di Cassazione n.23786 del 24 novembre 2010

Vanno tassati i proventi dello sfruttamento della prostituzione

Link a questo post
Secondo l'interpretazione autentica fornita dall'art.14 comma quarto della legge n.537 del 1993 con riguardo al testo unico sulle imposte dei redditi n.917 del 1986, tra le categorie dei redditi tassabili classificate nell'art.6, comma primo, devono intendersi ricompresi anche i proventi derivanti da fatti, atti o attività qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo. Risponde dunque del reato di cui all’art. 5 d.lgs. 74/2000 chi non dichiara i proventi derivanti dall’attività illecita di sfruttamento della prostituzione, al fine di evadere le imposte sui redditi.
Corte di Cassazione n. 42160 del 29 novembre 2010

Contributi pubblici a fondo perduto per nuove imprese "start-up": pronti 27 milioni di Euro!

Link a questo post
A partire dal 30 novembre sarà possibile presentare le domande per accedere ai contributi pubblici messi a disposizione dalla Regione Puglia per la creazione di nuove imprese da parte di soggetti svantaggiati.
I soggetti svantaggiati che possono proporre tale domanda possono essere, a titolo esemplificativo e non esaustivo:
- giovani tra i 18 ed i 25 anni d'età;
- persone tra i 26 ed i 35 anni che non abbiano ancora ottenuto il primo impiego regolarmente retribuito;
- disoccupati di lungo periodo, ossia persone senza lavoro per 12 dei 16 mesi precedenti;
- donne di età superiore a 18 anni;
- soggetti al massimo trentacinquenni che nell'ultimo biennio alla data di presentazione della domanda abbiano completato percorsi formativi coerenti con l'attività da intraprendere, finanziati o autorizzati dal sistema pubblico della formazione professionale;
- altre tipologie di "soggetti svantaggiati".
Potranno accedere alle agevolazioni anche i parenti o gli affini di imprenditori entro il secondo grado che, sulla base di cessione di azienda o di ramo d'azienda qualificato, succedano in imprese artigiane già esistenti.
Il bando mette a disposizione fino a 400.000 Euro di contributi a fondo perduto per ogni nuova microazioneda, di cui 150.000 Euro possono essere spesi per investimenti, acquisto di locali, suoli, strumenti e attrezzature (con specifiche percentuali di ammissibilità) e 250.000 Euro per i costi di gestione, quindi per stipendi, affitti e leasing di attrezzature, bollette, etc (con determinate percentuali di ammissibilità).
Sono svariati i settori che potrebbero beneficiare di tale aiuti. Ad esempio le attività ammissibili alle agevolazioni possono essere (a titolo esemplificativo e non esaustivo): la produzione di prodotti da forno e farinacei, il confezionamento di articoli tessili, la fabbricazione di tappeti e moquette, la fabbricazione di prodotti in ceramica per usi domestici ed ornamentali, la fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica, la fabbricazione di mobili, la produzione di software, consulenza informatica a attività connessa, l'attività di pubblicità e ricerche di mercato, l' attività di design specializzate, le attività fotografiche, l'organizzazione di convegni e fiere, l'attività di pulizia e disinfestazione, etc.
Per maggiori inforazioni, quesiti e chiarimenti scriveteci a: puglia.tributi@gmail.com

Notificazione a mezzo di piego raccomandato - omessa controfirma agente postale - sanatoria nullità

Link a questo post
Nel caso di notificazione eseguita mediante spedizione diretta a mezzo piego raccomandato, l'invalidità, conseguente all'omessa apposizione della controfirma dell'agente postale sull'avviso di ricevimento è, tuttavia, sanata, ai sensi dell'art.156 co.3 c.p.c., per il raggiungimento dello scopo dell'atto, se il succitato avviso reca la sottoscrizione di ricevuta del destinatario e l'interessato non disconosce la firma apposta.
Commissione tributaria regionale Calabria n.542 del 18.10.2010

Paga l’IRAP chi eroga elevati compensi a terzi

Link a questo post
Con l'ordinanza n.23761 del 23.11.2010, la Corte di Cassazione ha stabilito che è comunque soggetto ad irap il professionista che, per prestazioni inerenti l'esercizio della propria attività, eroga elevati compensi a tezi, a nulla rilevando la circostanza per cui il contribuente non impeghi personale dipendente.
L’ordinanza riporta il principio secondo cui l’attività è considerata autonomamente organizzata quando: il contribuente è, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non risulta quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; e quando egli si avvale, in modo non occasionale, di lavoro altrui oppure utilizza beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione.
Da ultimo, è bene ricordare il principio più volte ribadito secondo cui l'accertamento delle condizioni spetta comunque al giudice di merito ed è insindacabile.
Corte di Cassazione n.23761 del 23.11.2010

Irap -professionista - spese ingenti - autonoma organizzazione - sussiste

Link a questo post
L'elevato ammontare di compensi a terzi, di spese per ammodernamento e ristrutturazione del proprio studio, le quote di ammortamento e gli interessi passivi, sono elementi idonei per l'Amministrazione per ritenere sussistente in capo al professionista il requisito dell'autonoma organizzazione ed assogettarne l'attività ad irap.
Corte di Cassazione n.23370 18.11.2010

Le borse di studio per l’attività di ricerca post laurea non sono soggette a tassazione

Link a questo post
Con la risoluzione n.102/E del 22.11.2010, l'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito al regime fiscale applicabile alle borse di studio erogate per attività di ricerca post-lauream.
Se per un verso. l'art.50, co.1, lett.c, del TUIR, assimila ai redditi di lavoro dipendente le somme erogate a titolo di borsa di studio o di assegno (nonché il premio o sussidio per fini di studio)  tuttavia l'art.6, co.6 della L.298/89, disciplina delle ipotesi di esenzione per le borse di studio erogate dalle università ed inerenti :
a) la frequenza di corsi di perfezionamento e delle scuole di specializzazione;
b) corsi di dottorato di ricerca
c) lo svoglimento di attività di ricerca post-dottorato;
d) la frequenza di corsi di perfezionamento all'estero.
Non solo, la L.210 del 1998, recante norme per il reclutamento dei ricercatori e dei professori universitari di ruolo, all'art.4 prevede il regime di esenzione irpef inannzi richiamato anche alle borse di studio der dottorato di ricerca nonchè alle borse di studio conferite dalle università per attività di ricerca post-lauream.
Pertanto, in assenza di altri redditi, il percepimento di borse di studio esenti dall’IRPEF comporta l’esonero dalla presentazione della dichiarazione dei redditi.
Agenzia Entrate, risoluzione n.102/E del 22.11.2010

La commissione può ridurre l'importo preteso dall'ufficio

Link a questo post
Con la sentenza n. 23171 del 17.11.10, la Corte di Cassazione ha affermato che “il giudice tributario, che è giudice del rapporto, può modificare il contenuto dell’accertamento, nell’ambito dell’importo preteso dall’ufficio, di cui le commissioni tributarie possono operare la riduzione ove correttamente motivata”. 
Infatti essendo il processo tributario annoverabile non tra i processi di "impugnazione/annullamento" ma fra quelli di "impugnazione/merito", in quanto non diretto alla sola eliminazione giuridica dell'atto impugnato, ma alla pronuncia di una decisione di merito sostitutiva sia della dichiarazione del contribuente che dell'accertamento dell'Ufficio, il giudice che ritenga invalido l'avviso di accertamento per motivi non formali, ma di carattere sostanziale, non può limitarsi ad annullare l'atto impositivo, ma deve esaminare il merito della pretesa tributaria e, operando una motivata valutazione sostitutiva, ricondurla eventualmente nella corretta misura purche entro i limiti della domanda.
Corte di Cassazione n. 23171 del 17 novembre 2010

studi settore e professionista - prova

Link a questo post
Il rapporto ore/lavoro e l'esibizione delle parcelle relative all’anno accertato, utilizzato dal contribuente per dimostrare la congruità di quanto dichiarato in sede d’accertamento, non è idoneo a superare l’accertamento effettuato attraverso l’utilizzo di coefficienti presuntivi e parametri.
Secondo i Giudici di Legittimità infatti, l'esibizione di detta documentazione non può considerarsi una prova contraria sufficiente per disapplicare gli studi di settore.
Corte di Cassazione, ordinanza del 16.11.2010 n. 23156

Plurime e concordanti dichiarazioni di terzi possono integrare una prova presuntiva

Link a questo post
Qualora alla dichiarazione di un cliente di un'impresa costruttrice si aggiungano numerose altre dichiarazioni di altri clienti, tutte convergenti nello stesso senso del parziale occultamento del corrispettivo degli immobili venduti, tale circostanza diviene sufficiente a fornire al dato costituito dalla singola dichiarazione il riscontro concordante necessario ai fini della sua promozione al rango di prova presuntiva.
Fonte: Commissione Tributaria Provinciale di Vicenza, Sentenza 1/9/2010, n. 97/6/10
La sentenza richiamata potrebbe aprire uno spiraglio per l'ingresso di nuovi elementi di prova nel processo tributario.

Imposta di registro - pagamento in misura ridotta - effettiva residenza nell'immobile - comportamento colposo dell'Amministrazione comunale - perdita del beneficio non sussiste

Link a questo post
L'acquirente di un immobile, che abbia incontestabilmente risieduto nell'intero arco di tempo nell'immobile acquistato con il pagamento dell'imposta in misura ridotta ed abbia presentato al Comune regolare dichiarazione di avere trasferito la propria residenza nello stesso, non perde il diritto al beneficio qualora il trasferimento della residenza anagrafica  sia avvenuto per fatto addebitabile esclusivamente all'amministrazione locale (nella specie il Comune non aveva provveduto ad effettuare l'iscrizione del contribuente nei registri anagrafici dei cittadini residenti, in quanto la strada dove era ubicato l'immobile era priva di denominazione della via e del numero civico).
Commissione Tributaria Regionale di Perugia n.92 del 15.10.2010

ICI E CATASTO. LA COMMISSIONE DEVE DECIDERE

Link a questo post
Spetta alla Commissione Tributaria determinare l’entità dell’ICI dovuta alla luce delle rendite catastali risultanti nel corso del contenzioso tra Fisco e contribuente. La stessa Commissione non deve quindi limitarsi solo alla decisione in merito alla legittimità dell’avviso di accertamento assumendo che spetta invece al contribuente l’obbligo di rivolgersi all’Agenzia per il Territorio. Per la Cassazione, quindi, le commissioni, CTP o CTR, possono acquisire tutti gli elementi di decisione, disponendo del più ampio potere estimativo, anche sostituivo. Si legge quindi nella sentenza che la CTR ha “completamente omesso di approfondire l'esame dei criteri di classamento previsti dalla legge”, oltre che spiegare perché la classificazione attribuita dal comune non fosse idonea alle caratteristiche dell'edificio. D’obbligo, in conclusione, il rinvio alla CTR di competenza. 
Cassazione n.15538/2010

La cartella di pagamento è illegittima se manca l'indicazione della data.

Link a questo post
Con la pronuncia n. 22997 del 12.11.2010 la Corte di Cassazione ha stabilito l'obbligo di indicazione, nella cartella di pagamento, della data in cui sono stati consegnati i ruoli al concessionario della riscossione. Tale omissione, infatti, determina l'illegittimità dell'atto in quanto non consente al contribuente di verificare il preciso ammontare degli interessi liquidati. 
Difatti, l’art. 12 del d.p.r. 602/73 dispone che nella cartella di pagamento deve essere indicata la “data in cui il ruolo diviene esecutivo”, oltre al riferimento al precedente atto di accertamento ovvero alla motivazione della pretesa. 
Cassazione n.22997 del 12.11.2010

Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte – Reato istantaneo di pericolo

Link a questo post
Costituisce un reato istantaneo di pericolo (sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte), che si realizza nel momento in cui viene posta in essere la simulata alienazione di beni o posti in essere altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva. L'idoneità degli atti di alienazione o altri fraudolenti deve essere valutata ex ante, nel momento in cui vengono posti in essere, sicché a nulla rileva che successivamente la pretesa tributaria dello Stato sia stata egualmente soddisfatta, con la conseguenza che rimane legittimo il sequestro preventivo di beni immobili nella cui vendita si ravvisi la citata fattispecie.
Cassazione n.40481 del 16.11.2010

Solo sugli interessi delle somme effettivamente percepite dal contribuente scatta l'imponibile.

Link a questo post
Scatta il prelievo fiscale sugli interessi che maturano sulle somme investite dal contribuente solo quando li percepisce “effettivamente”. Infatti, in tema di determinazione di reddito di capitale il chiaro tenore letterale della norma di cui all’articolo 42 del d.p.r. 917 del 1986, indice a ritenere che con essa si sia voluto stabilire che gli interessi possono entrare a far parte del reddito imponibile soltanto se messi nella disponibilità concreta ed effettiva del creditore. Occorre cioé che costui li abbia materialmente incamerati o ne abbia disposto o, comunque, sia stato messo nelle condizioni di farlo a suo piacimento, senza che al riguardo potesse ritenersi irrilevante.
Cassazione n.22980 del 12.11.2010

Legittima la mancata fatturazione dei canoni non percepiti

Link a questo post
In materia locatizia, le prestazioni di servizio, quali appunto la locazione d'immobile, s'intendono effettuate, ai fini iva, all'atto del pagamento del corrispettivo e ciò in base all'art.6 del dpr 633/72.
Poichè nel caso in esame l'inquilino risultava moroso, tanto da rendersi necessario un decreto ingiuntivo per il recupero dei canoni dovuti e non versati, correttamente la società locatrice ha dichiarato il cespite al momento dell'avvenuto pagamento.
Al contrario, l'appellante Agenzia riteneva che le somme relative a canoni di locazione di immobili per uso non abitativo devono essere sempre dichiarate nella misura risultante dal contratto.
Anche il Giudice di primo grado ha ritenuto legittima la mancata fatturazione dei canoni di locazione di immobili per l'anno accertato in quanto non percepiti.
CTR LAZIO sentenza n.177 del 05.10.2010

La ruralità del fabbricato prescinde dall'iscrizione catastale

Link a questo post
Ai fini ici, la "ruralità" degli immobili è indipendente dalla loro iscrizione nel catasto dei fabbricati ma è accertata in base al loro effettivo utilizzo nell'attività agricola esercitata. Pertanto, non è neanche necessario procedere ad una variazione nel caso in cui il fabbricato sia iscritto in una categoria anzichè in un'altra.
Questa la decisione della Commissione tributaria provinciale di Treviso che ha così accolto i ricorsi presentati da alcuni contribuenti avverso degli avvisi di accertamento ici che traevano origine dal mancato riconoscimento delle caratteristiche di fabbricato rurale agli immobili di proprietà dei ricorrenti in quanto accatastati in categoria A/2 e C/2 anzichè in A/6 e D/10.
Secondo il Comune accertatore, nel caso di un fabbricato accatastato, la discriminante che rende o meno assoggettato all'ici un fabbricato è il tipo di accatastamento del fabbricato stesso (Cass. n.18565 del 2009).
Per i contribuenti, invece, la natura di fabricato rurale prescinde dall'iscrizione catastale (art.23 d.l. 207/08).
Difatti, i requisiti di ruralità sono quelli definiti dall'art.9, co.3 bis il quale, ai fini del riconoscimento della ruralità del fabbricato, non richiede l'accatastamento in alcuna categoria catastale, ma fa riferimento alla mera strumentalità del fabbricato alle attività agricole ex art. 2135 c.c.. Tesi quest'ultima condivisa dai giudici di Treviso.
CTP TREVISO Sentenza n.84 del 26/07/2010

Versamenti del titolare di un'impresa individuale esclusi dalla base imponibile

Link a questo post
Con la sentenza n. 21511 del 20.10.2010, la Corte di Cassazione ha stabilito che nel caso di un’impresa individuale, i versamenti effettuati dal titolare all’azienda medesima non sono imponibili automaticamente ai fini fiscali salvo che l’amministrazione non dimostri che si tratta di somme non dichiarate.
I giudici di legittimità hanno dunque accolto il ricorso del contribuente affermando che non esiste una norma che stabilisce che i versamenti effettuati in denaro (anticipazioni) dal titolare costituiscono somme sottratte al fisco, non trattandosi di ricavi (art.53 tuir), plusvalenza patrimoniale (art.54) o sopravvenienze (art.55).
"Una conferma di ciò si ricava, per a contrariis (non quindi in base ad un'interpretazione di tipo analogico, inammissibile in materia tributaria), dal co.4 di quest'ultima norma che, regolando la materia con riferimento alle società in nome collettivo o in accomandita semplice, non menziona affatto il caso dell'impresa personale. Tale menzione, infatti, sarebbe stata superflua, quindi tecnicamente erronea, dal momento che i versamenti dell'imprenditore alla sua azienda personale non sono contemplati dalla legge ai fini dell'IRPEF, e dunque non costituiscono di per sè materia imponibile.
L'importanza di tale pronuncia la si evince dal fatto che è prassi per i contribuenti, titolari di imprese individuali, versare somme di denaro nella propria azienda per poi vedersi associare tali somme, da parte dell'amministrazione finanziaria, quali elementi positivi di reddito non dichiarato con il conseguente onere, per l'imprenditore, di dimostrare il contrario.
Cassazione n.21511 del 20.10.2010

Dichiarazione sempre ritrattabile prima della notifica dell’avviso di liquidazione

Link a questo post
La facoltà di ritrattare e di modificare la dichiarazione produce effetti diversi a seconda che la modifica abbia luogo prima della notificazione dell'avviso di liquidazione della maggiore imposta, ovvero successivamente alla stessa: nel primo caso, infatti, l'ufficio è tenuto a rispettare le risultanze della correzione, fermor estando l'esercizio dei suoi poteri in ordine ai valori emendati, ma con onere della prova a suo carico; nella seconda iposesi (cui corrisponde quella in esame), invece, pur non potendo considerarsi precluso l'esercizio della facoltà di correzione, quest'ultima, venendo necessariamente ad operare in sede contenziosa, pone a carico del contribuente tutti gli oneri di dimostrazione sulla correttezza della rettifica proposta.
Cassazione n.22553 del 05.11.2010

NON BASTA IL MUTUO PER PROVARE IL “NERO” (CTP COSENZA N. 581/1/10)

Link a questo post
Anche se il mutuo contratto per l’acquisto di un immobile è superiore al prezzo di compravendita non è prova sufficiente per rettificare la dichiarazione dell'impresa venditrice. Servono invece altre e più evidenti prove in quanto, si legge nella sentenza dei giudici calabresi, la somma richiesta dall’acquirente all’istituto di credito erogante non è sempre e solo influenzata dalla parte venditrice che, ugualmente, non può vantare alcun diritto a chiedere allo stesso acquirente la prova documentale delle spese sostenute con il finanziamento. Per la CTP di Cosenza mancano, in particolare, quei requisiti di gravità, precisione e concordanza tali da giustificare le rettifiche. Resta al fisco, quindi, l’onere della prova per la validità dell’accertamento.

Fonte: http://www.fiscoediritto.it/

L’AUTO DI LUSSO NON BASTA PER L’ACCERTAMENTO (CTP TRENTO N. 73/2/10)

Link a questo post
Non è sufficiente l’acquisto e il mantenimento di un auto di lusso come dato per la rideterminazione sintetica del reddito se si prescinde dal fatto che il contribuente vive ancora in famiglia e il padre provvede , da solo, a mantenere l’intero nucleo familiare. Per i giudici trentini quindi, e con riferimento alla situazione economica complessiva, il redditometro risulta congruo e le spese trovano giustificazione nelle disponibilità paterne. Infine, si legge ancora nelle sentenza, i giudici hanno sottolineato come il Fisco non abbia fornito la prova schiacciante per cui il contribuente “abbia svolto qualche attività lavorativa dalla quale possa avere tratto redditi non dichiarati essendosi limitato a valorizzare le risultanze del redditometro”.

fonte: http://www.fiscoediritto.it/

La fattura tia è un atto impugnabile

Link a questo post
La fattura tia è un atto impugnabile. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n.22377 del 03.11.2010 accogliendo, in tal senso, le doglianze mosse da un contribuente avverso la precedente pronuncia della C.T.R. di Firenze che, invece, aveva ritenuto la fattura in questione un atto non impugnabile.
Richiamando i principi espressi in due recenti pronunce ( Cass. n.12194/07 e SS.UU. n.16239/07) i Giudici di legittimità hanno stabilito che "sono qualificabili come avvisi di accertamento o di liquidazione impugnabili ai sensi del D.lgs. 31 dicembre 1992, n.546, art.19, tutti quegli atti con cui l'amministrazione finanziari comunica al contribuente una pretesa tribuataria ormai ben definita".
Nel caso di specie, sostiene la Suprema Corte, "è incontroverso che la richiesta di pagamento è stata avanzata con l'emissione di fattura, portante il carico fiscale per sorte ed accessori ed il periodo di riferimento e, quindi, che trattavasi di pretesa ben definita nel quantum".
Alla luce di quanto enunciato è evidente che l'atto oggetto di contestazione non può definirsi un mero avviso bonario giacchè il medesimo, pur non rubricato come avviso di accertamento o di liquidazione, è portatore di una pretesa determinata nel suo ammontare comprensiva, altresì, di una maggiorazione pari al 30% della sorte capitale quale sanzione in caso di omesso pagamento e come tale non può certo definirsi un atto improduttivo di effetti pregiudizievoli per il contribuente.
Cassazione n.22377 del 03.11.2010

Scomputo delle ritenute d'acconto senza la certificazione del sostituto

Link a questo post

E' possibile scomputare le ritenute subite sui redditi di lavoro autonomo anche senza la certificazione rilasciata dal sostituto d'imposta, qualora si presenti idonea documentazione (anche diversa) dalla certificazione suddetta.
A confermarlo è la Commissione tributaria provinciale di Treviso con la recente sentenza n. 105/07/10 depositata lo scorso 22 settembre, accogliendo il ricorso proposto da un avvocato per l'annullamento di una cartella esattoriale per IRPEF.
Il contenzioso traeva origine da una richiesta di documentazione dell'Ufficio relativa ai certificati delle ritenute d'acconto rilasciati dal sostituto. Il contribuente contestava quanto sostenuto nella pretesa dall'Ufficio ( ossia che l'unica documentazione valida al fine di scomputare le ritenute operate fosse la certificazione proveniente dal sostituto), potendosi dare la prova anche con altra documentazione, richiamando, altresì, la risoluzione ministeriale n. 68/E del 19/03/2009. A tal proposito l'avvocato presentava dichiarazioni rilasciate dai sostituti in cui si precisava che l'importo pagato per la prestazione eseguita era al netto della ritenuta d'acconto, esibendo inoltre le relative fatture.
L'Agenzia delle Entrate Ufficio di Treviso si costitutiva in giudizio evidenziando la mancanza di documentazione bancaria comprovante gli importi dei compensi netti effettivamente percepiti, oltre le relative fatture e la dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi della risoluzione n. 68 del 19/03/2009.
La Commissione tributaria provinciale accoglie il ricorso del contribuente precisando che la documentazione prodotta attesta che il contribuente non ha percepito altre somme oltre quelle relative ai pagamenti delle proprie prestazioni al netto della ritenuta d'acconto; i documenti prodotti sono sufficienti a legittimare l'esercizio del diritto a scomputare dall'IRPEF le ritenute d'acconto sui redditi di lavoro autonomo subite, anche senza certificazione del sostituto d'imposta.
Si ritiene, inoltre, necessario riportare quanto sottilineato dai giudici di primo grado: "è noto che in alcuni casi capita che il sostituto d'imposta per i motivi più svariati non trasmetta neppure tale attestato pur essendosi trattenuto l'importo dell'Irpef dovuta all'Erario. È chiaro però che in questi casi è il sostituto che"detiene" tale importo oltre ad essere tenuto per Legge al suo versamento all'Agenzia delle Entrate.Resta del tutto estraneo rispetto a questi obblighi e a tali adempimento il sostituito, come nel caso di specie è la ricorrente. In tali casi essa può solo comprovare di aver ricevuto il pagamento delle proprie prestazioni al netto della ritenuta d'acconto. Del resto nessun elemento l'Agenzia delle Entrate ha fornito per poter sostenere che la ricorrente abbia ricevuto tali importi, né ha contestato le fatture dove la ritenuta d'acconto è stata regolarmente esposta e non corrisposta alla ricorrente quale soggetto sostituito. La ricorrente come qualsiasi altro soggetto che versi nella stessa situazione non ha del resto nessun potere autoritativo per rivolgersi al sostituto d'imposta. Detti poteri ha invece l'Ufficio e cioè di richiedere al sostituto se effettivamente ha effettuato il pagamento, e se ha corrisposto somme ulteriori o meno rispetto a quelle indicate nella fattura e segnatamente gli importi relativo al tributo. Oltre a ciò ha non solo i poteri autoritativi ma pure il dovere giuridico di perseguire il sostituto che non avesse versato la ritenuta d'acconto qualora ne avesse indizio a tutela degli interessi erariali".
Per completezza d'informazione si ritiene utile evidenziare, sinteticamente, quanto previsto dalla risoluzione ministeriale n.68/E del 19/03/2009, richiamata nel ricorso dal contribuente.
Nei casi in cui il contribuente non abbia ricevuto dal sostituto d'imposta la certificazione delle ritenute effettivamente subite, è comunque legittimato allo scomputo delle ritenute stesse, a condizione che sia in grado di documentare l'effettivo assoggettamento a ritenute tramite esibizione congiunta della fattura, della relativa documentazione, proveniente da banche o altri intermediari finanziari, idonea a comprovare l'importo del compenso netto effettivamente percepito , al netto della ritenuta, così come risulta dalla fattura.
Nell’ipotesi in cui fattura e documentazione siano prodotte in sede di controllo ex art. 36-ter, D.P.R. n. 600/1973, (limitatamente ai redditi di lavoro autonomo e d'impresa) alle stesse deve essere allegata anche una dichiarazione sostitutiva di atto notorio in cui il contribuente dichiari, sotto la propria responsabilità, che la documentazione attestante il pagamento si riferisce ad una determinata fattura regolarmente contabilizzata. Tale dichiarazione sostitutiva - accompagnata dalla fattura (in cui è indicato l’ammontare della ritenuta) e dalla documentazione rilasciata da banche o altri operatori finanziari - assume un valore probatorio equipollente a quello della certificazione rilasciata dal sostituto d’imposta.

 

IRAP e studi associati: la Cassazione lascia intravedere uno spiraglio per i rimborsi

Link a questo post
Con la Sentenza n.22386 del 03.11.2010, la Corte di Cassazione, pronunciandosi nuovamente in tema di IRAP e studi associati, ha  ribadito che è soggetto all’imposta l’esercizio in forma associata della professione. Tuttavia, nell’esplicitare tale assunto, i Giudici di Legittimità hanno fornito un ulteriore elemento apprezzabile che potrebbe lasciare aperta una concreta possibilità per il rimborso dell’imposta.
Nella sentenza innanzi richiamata, infatti, pur ribadendo che l’esercizio in forma associata della professione è circostanza di per sé idonea a far presumere la sussistenza del requisito dell'autonoma organizzazione (in tal senso si veda l’ordinanza n.22212 del 29.10.2010), è stato altresì specificato che tale requisito decade qualora il contribuente dimostri che il reddito prodotto è derivato dal solo lavoro professionale dei singoli associati.
Ovvero, se il professionista è in grado di provare il ruolo marginale dell’organizzazione, nonché l’assenza della reciproca collaborazione, dello scambio di competenze e dell’utilizzazione di servizi collettivi, né discende che il reddito prodotto è essenzialmente frutto del lavoro proprio e come tale non è soggetto ad IRAP.
Se è pur vero che con questa pronuncia la Cassazione riapre una porta per il rimborso Irap negli studi associati, è altrettanto vero che sul piano probatorio non è certamente agevole dimostrare l'assenza degli anzidetti requisiti.
Cassazione n.22386 del 03.11.2010

Valido l'avviso di accertamento anticipato se l'Ufficio motiva l'urgenza

Link a questo post
Nei casi di particolare urgenza (motivata nell'atto) è valido l'avviso di accertamento emesso prima dello spirare del termine di 60 giorni durante il quale il contribuente, in seguito al rilascio della copia del processo verbale, può comunicare osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. (art.12 co.7 Statuto dei diritti del contribuente).
Questo il principio espresso dai Giudici di Piazza Cavour i quali, accogliendo il ricorso dell’amministrazione finanziaria, hanno affermato che la perentorietà del termine, può subire una deroga in caso di “particolare urgenza”, situazione che però l’Agenzia deve motivare nell’atto.
Cassazione n.22320 del 03.11.2010

Deduzione delle perdite su crediti - imputazione in bilancio - crediti verso società fallite - anno di competenza - declaratoria di fallimento ovvero della chiusura per le ditte debitrici - sussiste

Link a questo post
In tema di imposte sui redditi d'impresa, l'art.66, comma terzo, del D.P.R. N.917/86, che prevede la deduzione delle perdite su crediti quali componenti negativi del reddito d'impresa, se risultano da elementi certi e precisi e, in ogni caso, se il debitore è assogettato a procedure concorsuali, va interpretato nel senso che l'anno di competenza per operare la deduzione deve coincidere con quello in cui si acquista certezza che il credito non può più essere soddisfatto, perchè in quel momento si materializzano gli elementi <<certi e precisi>> della sua irrecuperabilità. Diversamente opinando si rimetterebbe all'arbitrio del contribuente la scelta del periodo d'imposta più vantaggioso per operare la deduzione, snaturando la regola espressa dal principio di competenza, che rappresenta invece criterio inderogabile ed oggettivo per determinare il reddito d'impresa. La prova della sussistenza degli elementi suddetti non impone né la dimostrazione che il creditore si sia attivato per esigere il suo credito, né la intervenuta sentenza di fallimento del debitore.
In particolare nel caso di crediti verso società fallite, tale certezza può farsi coincidere con la declaratoria di fallimento ovvero della chiusura per le ditte debitrici.
Corte di Cassazione n.22135 del 29.10.2010