Imposte di registro, ipotecaria e catastale - Debiti ereditari - Solidarietà - Non sussiste

COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE ROMA - Sentenza 12 maggio 2014, n. 2957

In data 4 marzo 2013 L’Agenzia dell’Entrate Direzione Provinciale 1 di Roma ufficio legale in persona del direttore pro tempore depositava ricorso in appello avverso la sentenza 480/26/11 emessa dalla Commissione Tributaria provinciale di Roma sez.26.
Tale sentenza aveva accolto parzialmente il ricorso della contribuente L.C., che in qualità di erede di C. C. si era opposta all’avviso di liquidazione ed irrogazione sanzioni, con il quale l’ufficio procedeva, in relazione all’atto di compravendita registrato in data 27/04/06 n. 10065/IT, stipulato tra il de cuius e l’H.M. spa, al recupero delle imposte di registro, ipotecaria e catastale secondo la tassazione ordinaria per complessivi € 134669,16, poiché erano decadute tutte le agevolazioni previste dall’articolo 1 della tariffa, parte prima allegata al d. P. R. 131/86.
L’appellante eccepisce l’illegittimità della sentenza viziata da erronei presupposti di fatto e di diritto, in particolare sostiene che nella fattispecie deve trovare applicazione il principio secondo il quale i coeredi rispondono solidalmente dei debiti d’imposta del defunto, già previsto in materia di imposte dirette dall’articolo 65 del d. P.R. 600/73.

Ritiene la responsabilità personale dell’erede per il debito d’imposta del de cuius illimitata, salva l’ipotesi dell’accettazione con beneficio di inventario, e che non contrasta con il principio di capacità contributiva.
Eccepisce inoltre che deve escludersi l’esistenza di una lacuna normativa nel caso di specie, in quanto occorre attribuire portata sistematica al citato articolo 65,laddove si tratta di manifestazione del riconosciuto principio generale del diritto tributario della solidarietà tra coeredi nella successione del debito di imposta.
Insiste nel sostenere l’estensione dell' articolo 65 anche alle imposte diverse da quelle dirette, considera tale articolo principio generale del diritto tributario e cita dottrina in merito, evidenzia che tale interpretazione garantisce il rispetto del principio solidaristico previsto per l’imposta di registro dall’articolo 57 del d. P. R. 131/86, che a proprio avviso risulterebbe coerente con quanto statuito dall’articolo 36 del d.lgs. 346/1990 in materia di successioni e donazioni.
In data 16 aprile 2013 la contribuente assistita e difesa dal dott. P.S. deposta controdeduzioni, contesta in toto le argomentazioni dell'appellante, in particolare ribadisce che la regola della solidarietà sancita dall’articolo 65 del decreto sull’accertamento dell’imposte dirette, deve escludersi che si possa estendere ad altri tributi, dove operano le regole civilistiche generali, a proposito cita recente giurisprudenza di Cassazione.
Tra le altre eccezioni evidenzia violazione e falsa applicazione dell’articolo 42 del d. P. R. 131/86, in relazione alla eccepita violazione e falsa applicazione dell’art. 57, comma 4 del decreto 131, laddove l’ufficio ha emesso l’avviso di liquidazione non per correggere errori od omissioni, ma per liquidare la maggiore imposta di registro dovuta a seguito della decadenza di agevolazioni concesse in sede di registrazione.
Motivazione
L’appello dell’Agenzia è infondato e deve essere respinto, in particolare nella fattispecie ad avviso di questo collegio si è in presenza di rapporti tra coeredi regolati da una recente pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione sentenza n.24657/07, la quale risolve l’annosa questione del regime cui sono sottoposti i crediti ereditari.
Al riguardo la disciplina codicistica non contiene una norma specifica in tema di erediti ereditari, ma si limita a fissare delle norme in ordine alla incidenza dei debiti ereditari nei rapporti tra coeredi. Si tratta, in sostanza, degli articoli 752 e 754 c.c., collocati nel libro II, tit. IV, relativi alla divisione ereditaria.
L'articolo 752 impone ai coeredi di contribuire al pagamento dei debiti ereditari senza vincolo di solidarietà, ciascuno in proporzione della propria quota, a meno che il testatore non abbia diversamente disposto.
Da quanto sopra ne scaturisce che se un coerede non paga la sua parte, il creditore non ha diritto di rivolgersi agli altri per ottenere il relativo adempimento.
In sostanza i debiti ereditari, secondo la regola generale del nostro ordinamento è quella prevista dall’articolo 1295 c.c., per la quale, salvo patto contrario, i debiti e- reditari si dividono tra gli eredi in proporzione delle rispettive quote.
Pertanto i debiti ereditari non entrano a far parte della comunione ereditaria, ma si ripartiscono tra coeredi in proporzione alle rispettive quote, ciò significa secondo il principio sancito dai citati articoli del c.c., che tra i coeredi non si crea alcun vincolo di solidarietà passiva e il creditore del de cuius potrà agire nei confronti dei coeredi in proporzione alla quota di ciascuno, gravando su di lui il rischio dell’insolvenza dei singoli debitori.
P.Q.M.
Respinge l'appello dell’Agenzia, e la condanna alle spese per € 1000,00.















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