Ingiunzione fiscale: breve rassegna giurisprudenziale

L’ingiunzione fiscale è uno strumento di riscossione coattiva delle entrate (sia di diritto pubblico che privato) che, seppur vetusto – giacchè è disciplinato dal R.D. 14 aprile 1910 n. 639 – è tutt’oggi fortemente utilizzato dagli Enti locali per la riscossione dei tributi minori. Per caratteristiche, la dottrina, da sempre, lo accomuna al precetto di pagamento disciplinato dal codice di procedura civile. Del medesimo avviso è anche la Corte di Cassazione (su tutte con la sentenza n.8162 del 15/06/2002) secondo cui presupposto fondamentale per poter ricorrere all’ingiunzione fiscale, è che il credito in base al quale viene emesso l’ordine di pagamento sia certo, liquido ed esigibile e ciò all’evidente scopo di tutelare le posizioni soggettive di coloro che vengono in contatto con gli Enti pubblici.
È interessante soffermarsi sull’autorità competente a ricevere il ricorso avverso l’ingiunzione fiscale. Poiché trattasi di un procedimento esecutivo in cui la p.a. intende far valere le proprie ragioni creditorie, anche e soprattutto di natura tributaria, può sorgere il dubbio sulla competenza del giudice tributario. Seppur l’art. 19 del d.lgs. 31.12.1992, n. 546  non include, tra gli atti impugnabili innanzi alle Commissioni tributarie, l’ingiunzione fiscale, tuttavia, poiché tale elencazione non è più da intendersi come tassativa, si può pacificamente affermare che l’ingiunzione relativa a crediti di natura prettamente tributaria, ben potrà essere impugnata dinanzi al giudice tributario nel termine perentorio di 60 giorni dalla sua notificazione.
Rassegna giurisprudenza sull’ingiunzione fiscale:
“L’opposizione contro la ingiunzione fiscale di cui all’articolo 3 del regio decreto n. 639 del 1910 non rientra tra i procedimenti sottratti alla sospensione dei termini nel periodo feriale in quanto non è equiparabile all’opposizione alla esecuzione né, di per sé, rappresenta il carattere dell’urgenza”. (Corte di Cassazione, Sezione 1 civile - Sentenza 4 luglio 2013, n. 16747)
Il giudizio relativo all’opposizione ad ingiunzione fiscale è un giudizio di accertamento negativo della pretesa manifestata con il provvedimento impugnato, nel quale, a differenza del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, l’opponente assume la posizione dell’attore in senso formale e in senso sostanziale, sicché du di lui grava l’onere della prova. Tale onere probatorio va tuttavia inteso con riferimento alle argomentazioni a sostegno della confutazione della pretesa creditoria ex adverso azionata con l’ingiunzione fiscale, ma non esonera di certo il soggetto emittente detta ingiunzione a produrre ogni documentazione probante il credito così azionato. (Corte d’Appello Roma, Sezione 1 civile - Sentenza 17 ottobre 2011, n. 4295)
L’elencazione contenuta nell’art. 19 DLvo 546/92 non puo’ essere considerata tassativa, per cui possono essere ricompresi nella categoria degli atti impugnabili quegli atti formali prefissati dal legislatore ( aventi, cioe’, i contenuti di legge indicati dall’ordinamento) attraverso i quali l’ufficio impositore manifesta la sua pretesa tributaria e il concessionario per la riscossione dei tributi intima al contribuente, iscritto a ruolo ed ancora moroso , di adempiere l’obbligazione fiscale con l’avvertimento che, trascorso il termine indicato, procedera’ ad esecuzione forzata per il recupero del dovuto – Nel novero di detti atti autoritativi va compresa l’ordinanza di ingiunzione poiche’ attraverso essa l’ente – ancorche’ preceduta da sollecito di pagamento, che e’ avviso bonario per la definizione del rapporto tributario e come tale privo delle caratteristiche dell’atto d’imposizione – ingiunge al contribuente il pagamento della tassa scrutinata .(Sentenza del 28/08/2006 n. 271 – Comm. Trib. Prov. Vibo Valentia) 
L’ingiunzione di pagamento fiscale deve contenere l’esposizione chiara dell’an della pretesa tale da consentire al contribuente l’esatta conoscenza della stessa in modo da garantire l’esatto contraddittorio nonche’ il diritto inviolabile alla difesa.(Sentenza del 27/11/2008 n. 174 – Comm. Trib. Prov. Foggia)

L’ingiunzione fiscale emessa ai sensi dell’art.2 del R.D. 14 aprile 1910 n.639 ai fini della riscossione del tributo non e’ un atto processuale,ne’ puo’ farsi rientrare fraa gli atti processuali tipici previsti dal c.p.c. e, pertanto,non puo’ essere posta in essere con il mezzo della procura “ad litem” ex art.83 c.p.c.. Essa ha natura di atto amministrativo complesso che adempie alle funzioni del titolo esecutivo stragiudiziale ed a quelle del precetto. Ne consegue che l’atto di ingiunzione sottoscritto da soggetto esterno alla Pubblica Amministrazione in forza di procura “ad literm” e’ nullo ed improduttivo di qualsivoglia effetto.(Sentenza del 22/09/2006 n. 212 – Comm. Trib. Prov. Bologna)

L’ingiunzione fiscale emessa ai sensi dell’art. 2 del R.D. 14 aprile 1910 n. 639 (nella specie, nei confronti del proprietario di immobile gravato da privilegio speciale ai sensi dell’art. 28 del d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 643) ha la natura di atto amministrativo complesso che ha non solo le funzioni del titolo esecutivo, ma anche quelle del precetto perche` contiene l’avvertimento al debitore che lo Stato o l’Ente pubblico procedera` ad esecuzione forzata ove in debito non sia estinto entro il termine di trenta giorni.  (Corte di Cassazione, Sezione 3 civile - Sentenza 24 febbraio 1993, n. 2279)
“L’ingiunzione fiscale cumula in sé la duplice natura e funzione di titolo esecutivo unilateralmente formato dalla pubblica amministrazione nell’esercizio del suo peculiare potere di autoaccertamento e autotutela e di atto prodromico all’inizio dell’esecuzione coattiva equipollente a quello che nel processo civile ordinario è l’atto di precetto” (Cass. civ., sez. I, n. 2894 del 3.4.1997);
“La riscossione coattiva delle entrate patrimoniali, disciplinata dal t.u. n. 639/10, approntato per la spedita riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato e degli enti minori, si configura come un procedimento di esecuzione forzata nel quale l’ingiunzione fiscale cumula in sé le caratteristiche del titolo esecutivo e del precetto” (Cass. civ., sez. I, n. 13140 del 28.12.1995).
L’ingiunzione amministrativa per la riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato deve contenere una motivazione che consenta di conoscere con sufficiente precisione l’ammontare e la causale del pagamento richiesto: a tale fine deve peraltro ritenersi adeguata un’esposizione sintetica degli elementi predetti, tale da porre il debitore in grado di conoscere i presupposti di fatto e di diritto dell’intimazione” (Cass. civ., sez. I, n. 3822 del 16.6.1980). 

2 commenti:

EF - Hinterland Nord Milano Agency - ☆☆☆☆☆ ha detto...

Mille Grazie, Lei è "Chiarissimo" :-)

sil ha detto...

Competenza territoriale? Giudice del luogo ove ha sede l'Ente che ha emesso l'atto da impugnare?
Nel mio caso è stato emesso da società di riscossione delegata dal Comune, che ha sede fuori provincia.