Illegittima la maggiorazione sulle sanzioni amministrative

cartella-esattoriale E’ oramai prassi consolidata quella degli Enti Locali e delle Prefetture che, per le sanzioni amministrative rinvenienti da violazioni del codice della strada non pagate entro i termini di legge, iscrivono a ruolo una somma pari alla metà del massimo della sanzione, oltre agli accessori, ed una maggiorazione del 10% semestrale per effetto dell’art. 27 legge 24.11.1981 n.689.

Ciò avviene nonostante la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3701, pubblicata il 16 febbraio 2007, avesse già espresso la nullità dell’applicazione della maggiorazione del 10% su base semestrale delle sanzioni amministrative in materia di circolazione stradale. In particolare, la Suprema Corte precisava come segue “alle sanzioni, come nella specie stradali, si applica l’art. 203 C.d.S., comma 3, che, in deroga alla L. n. 689 del 1981, art. 27, in caso di ritardo nel pagamento della sanzione irrogata nell’ordinanza – ingiunzione, prevede, l’iscrizione a ruolo della sola metà del massimo edittale e non anche degli aumenti semestrali del 10%. Aumenti, pertanto, correttamente ritenuti non applicabili dal G.d.P., peraltro con motivazione errata, che va quindi corretta in conformità all’enunciato principio.

A rafforzare l’orientamento espresso dai giudici di legittimità ci ha pensato l’Avvocatura Generale dello Stato che con la nota n. 328804 del 31 luglio 2013 ha così concluso: “Allo stato non vi sono motivi per non dare corso a quanto stabilito dalla Cassazione”.

Pertanto, nel caso in cui il contribuente si vede recapitare una cartella a seguito di un verbale non pagato nei termini di legge, ben può indirizzare all’ente impositore e all’agente della riscossione, una richiesta di annullamento parziale  della stessa con riferimento alle somme ingiunte a titolo di interessi calcolati ex art. 27 L. 689/81.

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