Deducibilità dei costi da fatture soggettivamente inesistenti – Valutazione caso per cao

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 15 ottobre 2013, n. 23314
Secondo l’amministrazione finanziaria i costi rinvenienti dalle fatture “soggettivamente inesistenti” emesse da società c.d. “cartiere” non sono deducibili ai fini delle imposte dirette, in forza del principio contenuto nell’art. 109 del dpr 917/1986, secondo cui i componenti negativi di reddito devono risultare certi nella loro esistenza e determinati nella loro quantificazione. Pertanto, a prescindere dall’eventuale effettività degli acquisti, la fittizietà, sia pure solo soggettiva, delle fatture annotate in contabilità e la conseguente inattendibilità degli imponibili indicati nelle  fatture, impediscono qualsiasi determinazione certa ed oggettiva dei costi sostenuti.
La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sulla vicenda, nell’accogliere, l’eccezione dell’Ufficio, ha innanzitutto ricordato il  principio di recente affermato  secondo cui “in tema di imposte sui redditi,  sono deducibili per l’acquirente dei beni i costi delle operazioni soggettivamente inesistenti, per il solo fatto che essi sono sostenuti nel quadro di una cosiddetta “frode carosello”, anche per l’ipotesi che l’acquirente sia consapevole del carattere fraudolento delle operazioni, salvo che si tratti di costi che a norma del Testo unico delle imposte sui redditi approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, siano in contrasto con i principi di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità” (Cass. 10167/2012; conf. 3258/2013).
Tuttavia, precisano i giudici, nel caso in cui vi sia certezza assoluta che i costi dedotti sono relativi a fatture solo soggettivamente inesistenti e pur avendo accertato che la societa’ acquirente non ha tenuto alcun comportamento doloso, deve comunque valutarsi l’eventuale contrasto, in concreto, di siffatta deducibilita’ con gli anzidetti principi di effettivita’, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilita’.

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