Inammissibilità dell'appello non depositato presso la Segreteria della Commissione Tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata.

COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE PALERMO - Sentenza 26 settembre 2012, n. 263

Ai sensi dall’art.53 del D.Lgs. n.546/1992 deve essere dichiarato inammissibile  l'appello del contribuente  per il mancato deposito, nel termine perentorio di trenta giorni dalla proposizione dell'impugnazione, della copia dell'appello presso l'ufficio di segreteria della commissione tributaria che ha pronunziato la sentenza impugnata.

Con la legge n. 248/2005 è stata introdotta la disciplina della ipotesi di notifica operata senza il tramite dell'Ufficiale Giudiziario, prevedendosi che in tal caso l'appellante deve, a pena d'inammissibilità, depositare copia dell'appello presso l'ufficio di segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata.
Le ragioni di tale previsione sono state ampiamente chiarite anche da vari interventi giurisprudenziali e risiedono, comunque, nella esigenza di ridurre il rischio del rilascio di erronee attestazioni di passaggio in giudicato delle sentenze delle Commissioni tributarie provinciali, mediante una attività posta a carico dello stesso appellante allorché questi scelga di non avvalersi, per effettuare una notifica, dell'opera dell'Ufficiale Giudiziario.
Nell'ambito di tale problematica è stata enucleata anche la specifica questione della sussistenza o meno di un termine entro il quale debba essere effettuato il previsto deposito dell'appello presso la Segreteria della Commissione Tributaria Provinciale che ha pronunciato la sentenza impugnata e la giurisprudenza intervenuta in merito ha indicato la esistenza del termine di trenta giorni per il detto deposito di copia dell'appello.
Gli interventi giurisprudenziali che, interpretando le norme esistenti, hanno chiarito che il detto termine di trenta giorni è "certamente ricavabile" (v. Corte Costituzionale n. 43/2010 e n. 141/2011) dal complesso delle norme in materia di impugnazioni nel processo tributario, non possono essere qualificati come jus superveniens, ma solo come ordinario svolgimento della funzione interpretativa da parte della giurisprudenza, rispetto a norme date dal Legislatore, anche se non sempre agevolmente interpretabili.
Gli interventi della Corte di Cassazione sulla materia in discorso sono ormai molteplici (Ordinanze n. 8209/2010, n. 8388/2010, n. 21047/2010) e sono tutti nel senso che si tratti di una mera questione interpretativa dell'art. 53, comma secondo, seconda parte, del d. lgs. n. 546/1992 attraverso il richiamo all'art. 22, comma primo.
Con le Ordinanze citate i Supremi Giudici hanno rilevato che l'adempimento introdotto, nell'art. 53 del D. Lgs. n. 546/1992, con l'art. 3-bis, comma 7, del D.L. 30/9/2005, n. 203, convertito in legge 2/12/2005, n. 248 («Ove il ricorso non sia notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, l'appellante deve, a pena d'inammissibilità, depositare copia dell'appello presso l'ufficio di segreteria della commissione tributaria che ha pronunziato la sentenza impugnata») è stato prescritto a pena di inammissibilità dell'appello e quindi «il compimento della formalità del deposito di copia dell'appello presso l'ufficio di segreteria del giudice a quo deve ritenersi anch'esso previsto, a pena della preclusione dell'impugnazione, entro un termine perentorio» che non può essere altrimenti individuato se non in quello (di trenta giorni) della prima parte del comma 2 dell'art. 53 d.lgs. n. 546 del 1992 (come modif. dall'art. 3 bis D.L. n. 203 del 2005) già indicato mediante il richiamo al precedente art. 22, comma 1, per il deposito del ricorso presso la segreteria della Commissione ad quem. (v. Ordinanza Corte Cassazione n. 8209/10 del 12/1/2010 depositata 6/4/2010).
Tale posizione interpretativa è stata confermata con la Ordinanza n. 8388/10 e, ancora, con la Ordinanza n. 21047/10 dell'8/7/2010 depositata il 12/10/2010.
Nella Ordinanza citata in ultimo, a proposito degli adempimenti previsti e prescritti nell'art. 53 del D. Lgs. n. 546/1992, si legge che «tale secondo adempimento, anch'esso testualmente prescritto a pena d'inammissibilità dell'appello presuppone ineludibilmente l'esecuzione entro un termine perentorio, termine, che deve essere identificato in quello di trenta giorni dalla proposizione dell'impugnazione, già indicato dalla prima parte del comma 2 dell'art. 53 d.lgs. 546/1992 (attraverso il richiamo all'art. 22, comma 1) per il deposito del ricorso presso la segreteria della commissione adquem».








Nessun commento: