La tassazione dei decreti ingiuntivi

        1) Tassazione in misura fissa e proporzionale: principio di alternatività tra iva e registro  2) L’imposta di registro e la revoca dei decreti ingiuntivi  3) Tassazione fissa e carattere unitario della sorte capitale e degli interessi maturati 4) Tassazione dei singoli negozi contenuti nel ricorso per decreto ingiuntivo

  1) Tassazione in misura fissa e proporzionale: principio di alternatività tra iva e registro
La disciplina degli atti dell'autorità giudiziaria, in particolar modo dei decreti ingiuntivi, ai fini dell'applicazione dell'imposta di registro, è tracciata dai seguenti articoli del d.P.R. 26 aprile 1986 n.131:
- articolo 37, che prevede l'assoggettamento all'imposta di registro degli atti dell'autorità giudiziaria in materia di controversie civili che definiscono anche parzialmente il giudizio, dei decreti ingiuntivi esecutivi, dei provvedimenti che dichiarano esecutivi i lodi arbitrali e delle sentenze che dichiarano efficaci nello Stato sentenze straniere anche se al momento della registrazione siano stati impugnati o siano ancora impugnabili, salvo conguaglio o rimborso in base a successiva sentenza passata in giudicato;
- articolo 8 della Tariffa I, che elenca gli atti dell'autorità giudiziaria in materia di controversie civili soggetti a registrazione in termine fisso.
Tuttavia la lettera b) del predetto art.8 prevede l’applicazione dell' imposta proporzionale (nella misura del 3%) per i provvedimenti dell'autorità giudiziaria, compresi i decreti ingiuntivi, recanti condanna al pagamento di somme o valori, ad altre prestazioni o alla consegna di beni di qualsiasi natura. Se però i predetti atti dispongono il pagamento di corrispettivi o prestazioni soggetti all'imposta sul valore aggiunto ai sensi dell'art. 40 del testo Unico, non sono soggetti all’imposta proporzionale (nota modificata dall’art.33, L. n.388/2000).
Per tali atti infatti  l'imposta di registro si applica in misura fissa in virtù del principio di alternatività tra iva e registro.
La ratio del principio di alternanza sancito dal D.P.R. n. 131 del 1986, art. 40, è quella di evitare che siano assoggettate all'imposta proporzionale di registro operazioni già colpite dall'IVA in forza della prevalenza della normativa Iva rispetto a quella sull’imposta di registro.
Pertanto in base a detto principio, l’imposta di registro in misura fissa si applica quando l’operazione rientra nell’ambito IVA, attribuendo anche ai decreti ingiuntivi ed alle sentenze di condanna il medesimo trattamento fiscale: ergo nel caso in cui l’operazione non rientri nella sfera di assoggettamento ad IVA si renderà applicabile l’imposta di registro in misura proporzionale.
La giurisprudenza, in particolare quella di merito, offre interessanti spunti in merito alle diverse situazioni che possono riguardare la tassazione degli atti giudiziari.
La CTC di Bologna ha avuto modo di precisare che l'eventuale operatività del principio di alternanza tra IVA ed imposta di registro si ricollega non alla natura dei soggetti ingiunti ma alla natura del provvedimento di condanna da registrare che, pur se emesso nei riguardi di un contribuente non soggetto ad IVA ma che comunque attiene ad un negozio creditizio assoggettabile a detta imposta ex art. 40, DPR n. 131/1986, sconta la sola imposta fissa di Registro (Sentenza del 28/09/2011 n. 1724 - CTC Bologna).
Una recente pronuncia della CTR della Lombardia  ha chiarito che il decreto ingiuntivo che condanni più debitori al pagamento di una determinata somma non è soggetto a duplice tassazione, in relazione alla duplicità delle condanne in quanto  si tradurrebbe in una duplicazione del tributo poiché colpirebbe la stessa somma due volte (Sentenza del 19/07/2010 n. 101 - Comm. Trib. Reg. per la Lombardia).
Infine, non possono essere considerati obbligati all’adempimento dell’imposta i destinatari del provvedimento monitorio, poiché a essi non è riferibile la norma dell’art.57 del DPR n.131 del 1986 nella parte in cui menziona “coloro che hanno richiesto i provvedimenti di cui agli art.633 ….cpc” ovvero nella parte in cui menziona “le parti in causa”, norma che va invece interpretata nel senso che unico obbligato sia il “richiedente” del provvedimento monitorio, salvo il diritto di esercitare la rivalsa nei confronti del debitore. (Sentenza del 09/07/2010 n. 65 - Comm. Trib. Prov. Verona)

2)    L’imposta di registro e la revoca dei decreti ingiuntivi
Con la risoluzione n. 122/E del 7 novembre 2006, l’Agenzia delle entrate ha puntualizzato il corretto trattamento ai fini dell’imposta di registro dei decreti ingiuntivi esecutivi revocati in sede di giudizio di opposizione, a norma dell’articolo 645 del Codice di procedura civile.
La certezza è che comunque i decreti ingiuntivi esecutivi sono soggetti all’imposta di registro anche nell’ipotesi di impugnazione degli stessi da parte del debitore in quanto l’imposta versata per la registrazione del decreto ingiuntivo è considerata pagata, a titolo provvisorio, fino al passaggio in giudicato della sentenza che decide sull’opposizione al decreto stesso.
Tuttavia, come è noto, l’opposizione al decreto ingiuntivo determina l’instaurarsi di un procedimento ordinario di cognizione che si conclude con l’emissione di una sentenza di conferma o di revoca dell’atto opposto.
Secondo l’Agenzia delle entrate, il presupposto impositivo, ai fini dell’imposta di registro, si realizza per il semplice fatto che il decreto ingiuntivo sia munito del visto di esecutività,  senza che acquisti rilevanza la circostanza che il decreto sia realmente portato a esecuzione.
Tuttavia, una volta terminato il giudizio di opposizione, con sentenza passata in giudicato, si determina la tassazione definitiva dell’atto, che, in genere, fa sorgere in capo al contribuente l'obbligo all'eventuale conguaglio o il diritto all'eventuale rimborso, rispetto alle imposte pagate in occasione della registrazione del decreto ingiuntivo.
L'art. 77 del DPR. 131/86 prevede la decadenza al diritto di rimborso dell'imposta se l’istanza di ripetizione delle somme versate non è inoltrata nel triennio successivo al giorno del pagamento o dal giorno in cui è  sorto il diritto alla restituzione.

3)    Tassazione fissa e carattere unitario della sorte capitale e degli interessi maturati
Non del tutto pacifica è la questione inerente la tassazione degli interessi di mora dovuti sul debito principale.
Occorre quindi comprendere se detti importi seguono la tassazione in misura fissa o se, al contrario, le somme ingiunte, sorte capitale e interessi, sono soggette ad una duplice tassazione e cioè, fissa per le prime e proporzionale per le seconde.
A favore dell’unitarietà della tassazione si è espressa, da ultimo,  la  CTR di Roma (sentenza n.213/2008) secondo cui il decreto ingiuntivo, dato il carattere unitario del provvedimento monitorio è soggetto a registrazione in misura fissa, senza che sia possibile suddividere il debito per sottoporlo a separate forme di tassazione, sottoponendo a tassa fissa solo la sorte capitale e ad imposta proporzionale del 3% gli interessi dovuti sul debito principale (Corte di Cassazione sentenza n. 2696/2003, n. 15230/2004). 
Secondo i giudici tributari, dunque, Il decreto ingiuntivo avente ad oggetto una fattispecie implicante l'insorgenza dell'obbligo di pagare l'IVA,  assume la consistenza di condanna ad un pagamento sottoposto all'imposta sul valore aggiunto, di talché, in forza del canone della prevalenza di detta imposta su quella proporzionale di registro, l'atto, a norma e per gli effetti dell'art. 40 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, va registrato a tassa fissa.
Il carattere unitario dell'obbligazione alla base del provvedimento monitorio investe anche gli interessi moratori e la rivalutazione monetaria, che rispetto alla sorte capitale costituiscono meri accessori, senza che sia possibile suddividere il debito per sottoporlo a separate forme di tassazione.
Opposta, invece, è l’interpretazione fornita dalla circolare n. 34/E del 30 marzo 2001 secondo cui al decreto che dispone la condanna al pagamento di somme dovute a titolo di interessi di mora per il ritardato pagamento, si applica, in relazione ai soli interessi, l'imposta proporzionale di registro nella misura del 3 per cento.
Del medesimo avviso è anche la sentenza n.12906/2007 della Suprema Corte che così recita: “Le somme dovute a titolo di interessi moratori non concorrono a formare la base imponibile ai fini dell'IVA, con la conseguenza che esse - ove formino oggetto di condanna contenuta in un provvedimento giudiziale - sono assoggettate all'imposta di registro in misura proporzionale, anche quando riguardino una somma capitale soggetta ad IVA.”


4)     Tassazione dei singoli negozi contenuti nel ricorso per decreto ingiuntivo
Infine, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza 14 marzo 2012, n. 4096, ha avuto modo di precisare che  nel caso di atti che contengono più disposizioni l’imposta di registro dev’essere applicata per ogni singolo negozio giuridico in esso contenuto in forza de
Secondo la Corte, infatti, dalla lettura dell’art. 22 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, si evince inequivocabilmente che se in un atto sono enunciate disposizioni contenute in atti scritti o contratti verbali non registrati e posti in essere tra le stesse parti intervenute nell’atto che contiene la enunciazione, l’imposta si applica anche alle disposizioni enunciate. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, con la quale era stato ritenuto assoggettato ad imposta di registro il contratto di prestazione d’opera intellettuale, enunciato nel decreto ingiuntivo ottenuto dal contribuente per il pagamento di corrispettivi relativi a prestazioni di docenza).

Avv. Nicolavito Poliseno

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