La valenza dell’atto notorio nel processo tributario

Comm. Trib. Regionale Torino n.32/26/11

Sulla scorta dell’art.7, comma 4 del D.Lgs. n.546/92, che prevede il divieto del giuramento e della prova testimoniale nel processo tributario, la Cassazione ha stabilito che non si può attribuire valenza probatoria alle dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà prodotte in giudizio dal contribuente perché altrimenti si otterrebbe una sostanziale elusione dell’anzidetto divieto di prova testimoniale. (cfr. Cass. n.24958 del 2010)

Tuttavia, secondo un indirizzo minoritario, tali atti possono avere “un mero valore indiziario quali documenti facenti fede solo riguardo alla data, all’esistenza ed alla provenienza delle dichiarazioni in essi scritte, ma non in quanto all’attendibilità delle dichiarazioni medesime, da ritenersi soggette, allo stesso modo di qualsiasi altra scrittura privata, al vaglio del giudicante che deve tener conto di ogni elemento da cui possa desumersi la maggiore o minore veridicità delle stesse”.

Secondo i giudici piemontesi, volendo seguire tale corrente di pensiero, occorre che gli elementi a sostegno dell’indizio siano direttamente riferibili allo stesso non potendo, evidentemente, consistere in aspetti di tipo generale quali ad esempio la regolare tenuta della contabilità soprattutto se l’Ufficio, di contro, produce elementi che concorrono a sminuire la rilevanza dell’indizio offerto dal contribuente.

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