Efficacia liberatoria delle somme versate al notaio per le imposte sugli atti di compravendita

Due soggetti procedevano alla stipula di un contratto di compravendita presso lo studio di un notaio al quale, contestualmente al compenso professionale, corrispondevano anche le somme inerenti le imposte di registro, ipotecarie e catastali.
Successivamente però, ad essi contribuenti veniva notificato, per effetto dell’art.57 DPR 131/86, un avviso di liquidazione contenente la richiesta di pagamento delle imposte relative alla predetta compravendita immobiliare. I contribuenti proponevano ricorso chiedendo l’annullamento dell’atto poichè illegittimo atteso che le somme per le predette imposte erano state già corrisposte al notaio incaricato ex lege alla liquidazione delle stesse.
L’ufficio, nel costituirsi, sosteneva la legittimità dell’avviso di liquidazione e ciò in virtù del citato art.57 a mente del quale le parti contraenti sono solidalmente obbligati per ovviare all’omesso pagamento da parte del notaio. La ctp di Campobasso, pur in presenza di due contrari precedenti (ctp Campobasso n.297/3/10 e Cass. n.13653/09) ha accolto il ricorso sviscerando così la vexata questio :
1) il notaio quale unico soggetto che può effettuare la registrazione e pagare le imposte relative alle cessioni immobiliari da lui rogate
In prima analisi il collegio adito ha ricordato come, con l’introduzione dell’obbligatorietà ed esclusività della registrazione telematica degli atti relativi ai diritti sugli immobili, a far data dall’aprile 2007, il notaio – con assoluta esclusione dei privati contraenti – è l’unico soggetto abilitato alla registrazione, con sistema telematico, e al pagamento, con autoliquidazione, dei tributi dovuti per le cessioni immobiliari di cui hanno rogato gli atti.
Difatti, con il Decreto interministeriale 13.12.2000, è stato esplicitamente previsto che gli unici abilitati a compiere tali operazioni sono i pubblici ufficiali ai quali, inoltre, è attribuito il potere di determinare ed operare la tassazione degli atti da essi autenticati.
Tuttavia, alcun mezzo di verifica e/o controllo è previsto in favore del soggetto di verificare se il pubblico ufficiale effettui il pagamento invece di appropriarsi della somma stessa.
2) l’efficacia liberatoria del pagamento del tributo nelle mani del notaio responsabile d’imposta
In virtù del primo punto è evidente come il notaio sia l’unico soggetto abilitato ad effettuare il pagamento dei tributi relativi agli atti di compravendita immobiliare da lui rogati. Tuttavia, è altrettanto evidente come il notaio sia estraneo alla fattispecie imponibile intercorrente tra privato e Amministrazione finanziaria ma, in forza della funzione che la legge gli attribuisce, deve essere qualificato come responsabile di imposta giacché l’Ufficio gli “trasferisce”, per le sole imposte di registro, ipotecarie e catastali, il potere impositivo e ciò per meglio garantire l’A.F. dall’inadempimento del contribuente imponendo che il pagamento delle anzidette imposte sia effettuato solo dal notaio al quale il contribuente-contraente è obbligato a versare la somma necessaria. Tale pagamento nelle mani del pubblico ufficiale non può che avere efficacia liberatoria ex art.1188 c.c., “trattandosi di pagamento effettuato nelle mani di soggetto autorizzato dalla legge a riceverlo e addirittura a rifiutare il suo ministero in caso di omesso previo versamento.”
3) il principio di solidarietà passiva tra i contribuenti e il notaio per l’obbligazione tributaria posto dall’art.57 d.p.r. 131/86
In virtù del sub2) il collegio adito ha criticato costruttivamente il principio di solidarietà passiva per l’obbligazione tributaria disciplinato ex art.57 cit. Infatti nel caso di specie i giudici ravvisano un evidente disparità di trattamento del contribuente rispetto al notaio giacchè, mentre il contribuente è obbligato a versare la somma per l’assolvimento del tributo nella mani del notaio restando tuttavia esposto al rischio di dover nuovamente adempiere all’obbligazione tributaria nel caso in cui il notaio invece di versare la predetta somma a titolo di imposta, decida di trattenerla, di contro, al pubblico ufficiale è garantita una doppia tutela: preventiva, nel senso che egli ben può decidere di subordinare il rogito al preventivo deposito della somma; successiva, ed alquanto inverosimile, nell’ipotesi in cui egli decida di farsi anticipatario delle somme e di agire in seguito per il recupero con la tutela monitoria ex art.633 c.p.c.
Alla luce di tale disparità di tutela, inesistente per il contraente e doppia per il notaio, i giudici di Campobasso  hanno ravvisato una palese violazione del precetto costituzionale ex art.3 nonché una violazione dell’art.53 della Carta Costituzionale “che ricollega la obbligazione tributaria alla manifestazione di capacità contributiva reale, poiché, costringendo il contribuente al doppio pagamento, sarebbe considerata non già la capacità contributiva reale, ma solo quella virtuale. Pertanto, l’art.57 cit. deve ritenersi applicabile: a) quando nessuno dei contraenti abbia versato la somma per il tributo al notaio e nemmeno questo la abbia versata all’a.f.; b)quando nessuno dei contraenti abbia versato la somma al notaio ce invece abbia versato; c) quando uno dei contraenti non abbia versato all’altro; ma deve ritenersi esclusa l’applicabilità quando l’inadempimento sia del solo notaio che, avendo ricevuto la somma, non la abbia versata all’erario.
Conclusioni
Alla stregua del ragionamento argomentato dai giudici di Campobasso,  ne discende che il versamento effettuato dal contraente nelle mani del notaio della somma occorrente per il pagamento del tributo (somma determinata dal notaio stesso) ha efficacia liberatoria per il contribuente che non può pertanto essere costretto ad un nuovo pagamento.
Commissione tributaria provinciale Campobasso n.74/2/11

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