Inviolabilità dello studio/abitazione del professionista

E’ nullo o invalido l’accertamento se l’accesso presso l’ufficio del professionista (commercialista), adibito anche ad abitazione, al fine di acquisire la documentazione fiscale del contribuente, è avvenuto senza il permesso della Procura della Repubblica. Non rileva neppure la circostanza che ai verificatori del fisco, al momento dell’accesso, non siano state elevate obiezioni in tal senso.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6908 del 25.03.2011 secondo cui, nel caso di specie è avvenuta la violazione del comma 2 dell’art. 52 del D.p.r. n. 633/1972 secondo cui se l’accesso avviene in luoghi cosiddetti “promiscui”, ovvero adibiti oltre che all’esercizio della professione o del commercio, anche ad abitazione, l’autorizzazione deve necessariamente promanare dal Procuratore della Repubblica; parimenti se l’accesso avviene presso l’abitazione del contribuente oltre che ad essere necessaria l’autorizzazione del PM occorrono gravi indizi di evasione. Tutto ciò nel pieno rispetto del principio di inviolabilità del domicilio ai sensi e per gli effetti dell’art.14 della Costituzione.

Per l’effetto, sia il sequestro di tutte le scritture contabili ed altri documenti sia l’emissione dell’avviso di accertamento è risultato illegittimo.

Corte di Cassazione n. 6908 del 25.03.2011

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