Illegittimità dell’accertamento anticipato sprovvisto di adeguati motivi di urgenza

Commissione tributaria provinciale Bari n.20/2/11

LA MASSIMA

L’imminente spirare del termine decadenziale dell’accertamento non rappresenta un motivo di urgenza tale da giustificare la notifica dell’avviso prima dello spirare del termine di 60 giorni dal rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo.

LA VICENDA

A seguito di una verifica da parte dei preposti organi di controllo, cui scaturiva l’emissione del pvc, l’amministrazione finanziaria notificava diversi avvisi di accertamento nei confronti di un contribuente il quale, avverso i predetti atti, proponeva ricorso innanzi la competente commissione tributaria provinciale.

In particolare, il ricorrente contestava la violazione dell’art.12, comma 7 della L. 212/2000 in quanto gli avvisi impugnati erano stati emessi prima dello spirare dei 60 giorni dalla conclusione della verifica.

Il citato articolo dello Statuto dei Contribuenti, recante le disposizioni in materia di diritti e garanzie del contribuente sottoposto alle verifiche fiscali, prevede che “nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente puo' comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L'avviso di accertamento non puo' essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza”.

Ciò posto, i giudici baresi hanno avuto modo di precisare che la ratio di detta norma è quella di consentire al contribuente sottoposto alle verifiche, di raccogliere elementi probatori a sostegno delle proprie ragioni e, di contro, di consentire all’organo accertatore di visionare attentamente il processo verbale di constatazione redatto dai verificatori al fine di provvedere, in caso di acquisizione di nuovi elementi forniti dal contribuente, ad integrare il pedissequo atto di accertamento.

Ed invero, dagli atti prodotti in giudizio, il Collegio constatava l’effettiva violazione del predetto termine di 60 giorni.

I giudici, tuttavia, richiamando la sentenza n.22320 del 2010 della Suprema Corte di Cassazione, hanno precisato che “l’atto impositivo emanato prima della scadenza del termine di 60 giorni, decorrenti dal rilascio al contribuente della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo non è per ciò stesso nullo, ma diventa tale se non c’è adeguata motivazione sulla particolare urgenza”.

Alla stregua del predetto principio, il collegio non ha potuto condividere le ragioni di urgenza fornite dall’Ufficio e identificate nell’imminente spirare del termine decadenziale dell’accertamento in quanto la deroga per i casi di particolare e motivata urgenza di cui all’art. 12, comma 7 della L. 212/2000 non riguarda l’approssimarsi della scadenza del termine decadenziale previsto per la legittimità dell’accertamento poiché non è imputabile al contribuente la circostanza che la verifica si sia conclusa a ridosso del termine prescrizionale per l’accertamento degli anni d’imposta in esame.

Tra l’altro, lo stesso Comando Generale della GdF, con la circolare n.250400 del 2000, ha raccomandato l’opportunità di concludere le indagini ispettive, per i periodi d’imposta in decadenza, almeno con quattro mesi di anticipo sui termini legali.

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