Obbligo di conservazione della documentazione contabile

E' principio basilare, assolutamente pacifico sia in dottrina che in giurisprudenza, che a fronte della deduzione di costi in sede di determinazione del reddito d'impresa dell'esercizio, ricada sul contribuente l'onere di documentarne la loro effettiva sussistenza e l'ammontare (anche ai fini dell'eventuale valutazione dei requisiti di inerenza e competenza).
Se tale assunto deve ritenersi corretto, come pare, ad avviso del collegio la questione "temporale" sulla conservazione della documentazione relativa a quei costi non dovrebbe nemmeno porsi; nel senso che se un costo viene portato in deduzione (anche se in quote di ammortamento), fino a quando su quella deduzione può sorgere contestazione da parte dell'amministrazione, id est fino alla scadenza del temine per l'eventuale accertamento, il contribuente è tenuto, nel suo interesse, a conservarne la relativa documentazione, senza la quale non potrà provarne l'esistenza e quindi la ragione della deduzione.
Questa conclusione, derivante dall'applicazione dei principi generali in tema di onere della prova validi anche in materia tributaria, è rafforzata dalla previsione normativa di cui all'art. 22, comma 3, D.P.R. 600/73, ai sensi del quale "Fino allo stesso termine di cui al precedente comma (cioè fino a quando non siano definiti gli accertamenti relativi al corrispondente periodo di imposta, anche oltre il termine stabilito dall'art. 2220 cod. civ. o da altre leggi tributarie) devono essere conservati ordinatamente, per ciascun affare, gli originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevuti e le copie delle lettere e dei telegrammi spediti e delle fatture emesse".
Commissione Tributaria provinciale Trento 13.1.2011 n. 7/2/11

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