Nozione di pubblicità effettuata in forma luminosa o illuminata

L’art.5 del d.p.r. 507/93, che definisce il presupposto dell’imposta sulla pubblicità, al 1° comma dispone che “la diffusione di messaggi pubblicitari effettuata attraverso forme di comunicazione visive o acustiche,…,in luoghi pubblici o aperti al pubblico o che sia da tale luoghi percepibile è soggetta all’imposta sulla pubblicità prevista nel presente decreto”. L’art.7, stesso d.p.r. che definisce le modalità di applicazione dell’imposta, al comma 7, dispone che, qualora la pubblicità venga “effettuata in forma luminosa od illuminata”, la relativa tariffa d’imposta è raddoppiata.

In ordine al problema se la norma, con l’aggettivo “illuminata”, faccia riferimento al solo semplice risultato dell’illuminazione (l’importante è che il mezzo pubblicitario risulti illuminato non importa da cosa) o se non ne faccia riferimento ovvero se non richieda la presenza di una fonte luminosa appositamente installata ed attivata dal soggetto d’imposta ( ad es. un faro appositamente installato) talché solo in quest’ultimo caso scatta il presupposto d’imposta: va affermato che dalla lettura complessiva del combinato disposto dagli artt. 5 e 7 d.p.r. 507/93, ed in particolare dall’uso ripetuto che il legislatore ha fatto del participio passato del verbo “effettuare” se ne può dedurre la conseguenza che la norma, per far scattare il presupposto d’imposta richiede che l’illuminazione del mezzo pubblicitario avvenga a mezzo di una fonte luminosa appositamente e specificatamente installata da parte del soggetto d’imposta.

C.T.P. Reggio Emilia n.272/01/10

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