L'equa riparazione resta fuori dal processo tributario

Non ha diritto all'indennizzo il contribuente, parte di un procedimento troppo lungo nel quale è stata accertata la legittimità dell'accertamento e della base imponibile. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 24614 del 3 dicembre 2010, ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria.
Secondo i Giudici di legittimità la c.d. “Legge Pinto” non può essere automaticamente estesa al rito fiscale, giacché, sulla base della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, l’equa riparazione non può essere riferibile all’eccessiva protrazione dei processi tributari, posto che “la materia fiscale fa parte ancora del nucleo duro delle prerogative della potestà pubblica“.
Difatti, non è da ritenere regolato dall'articolo 6 della Convenzione (CEDU) l'attesa che derivi dall'accertamento da parte della commissione tributaria adita della base imponibile del tributo, in quanto coinvolge lo stesso potere impositivo dello Stato, al di fuori dei diritti e doveri di carattere civile del cittadino e della fondatezza dell'accusa penale che viene a lui rivolta e quindi non inquadrabile in una attività processuale».
Corte di cassazione  n. 24614 del 03.12.2010

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