Scomputo delle ritenute d'acconto senza la certificazione del sostituto


E' possibile scomputare le ritenute subite sui redditi di lavoro autonomo anche senza la certificazione rilasciata dal sostituto d'imposta, qualora si presenti idonea documentazione (anche diversa) dalla certificazione suddetta.
A confermarlo è la Commissione tributaria provinciale di Treviso con la recente sentenza n. 105/07/10 depositata lo scorso 22 settembre, accogliendo il ricorso proposto da un avvocato per l'annullamento di una cartella esattoriale per IRPEF.
Il contenzioso traeva origine da una richiesta di documentazione dell'Ufficio relativa ai certificati delle ritenute d'acconto rilasciati dal sostituto. Il contribuente contestava quanto sostenuto nella pretesa dall'Ufficio ( ossia che l'unica documentazione valida al fine di scomputare le ritenute operate fosse la certificazione proveniente dal sostituto), potendosi dare la prova anche con altra documentazione, richiamando, altresì, la risoluzione ministeriale n. 68/E del 19/03/2009. A tal proposito l'avvocato presentava dichiarazioni rilasciate dai sostituti in cui si precisava che l'importo pagato per la prestazione eseguita era al netto della ritenuta d'acconto, esibendo inoltre le relative fatture.
L'Agenzia delle Entrate Ufficio di Treviso si costitutiva in giudizio evidenziando la mancanza di documentazione bancaria comprovante gli importi dei compensi netti effettivamente percepiti, oltre le relative fatture e la dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi della risoluzione n. 68 del 19/03/2009.
La Commissione tributaria provinciale accoglie il ricorso del contribuente precisando che la documentazione prodotta attesta che il contribuente non ha percepito altre somme oltre quelle relative ai pagamenti delle proprie prestazioni al netto della ritenuta d'acconto; i documenti prodotti sono sufficienti a legittimare l'esercizio del diritto a scomputare dall'IRPEF le ritenute d'acconto sui redditi di lavoro autonomo subite, anche senza certificazione del sostituto d'imposta.
Si ritiene, inoltre, necessario riportare quanto sottilineato dai giudici di primo grado: "è noto che in alcuni casi capita che il sostituto d'imposta per i motivi più svariati non trasmetta neppure tale attestato pur essendosi trattenuto l'importo dell'Irpef dovuta all'Erario. È chiaro però che in questi casi è il sostituto che"detiene" tale importo oltre ad essere tenuto per Legge al suo versamento all'Agenzia delle Entrate.Resta del tutto estraneo rispetto a questi obblighi e a tali adempimento il sostituito, come nel caso di specie è la ricorrente. In tali casi essa può solo comprovare di aver ricevuto il pagamento delle proprie prestazioni al netto della ritenuta d'acconto. Del resto nessun elemento l'Agenzia delle Entrate ha fornito per poter sostenere che la ricorrente abbia ricevuto tali importi, né ha contestato le fatture dove la ritenuta d'acconto è stata regolarmente esposta e non corrisposta alla ricorrente quale soggetto sostituito. La ricorrente come qualsiasi altro soggetto che versi nella stessa situazione non ha del resto nessun potere autoritativo per rivolgersi al sostituto d'imposta. Detti poteri ha invece l'Ufficio e cioè di richiedere al sostituto se effettivamente ha effettuato il pagamento, e se ha corrisposto somme ulteriori o meno rispetto a quelle indicate nella fattura e segnatamente gli importi relativo al tributo. Oltre a ciò ha non solo i poteri autoritativi ma pure il dovere giuridico di perseguire il sostituto che non avesse versato la ritenuta d'acconto qualora ne avesse indizio a tutela degli interessi erariali".
Per completezza d'informazione si ritiene utile evidenziare, sinteticamente, quanto previsto dalla risoluzione ministeriale n.68/E del 19/03/2009, richiamata nel ricorso dal contribuente.
Nei casi in cui il contribuente non abbia ricevuto dal sostituto d'imposta la certificazione delle ritenute effettivamente subite, è comunque legittimato allo scomputo delle ritenute stesse, a condizione che sia in grado di documentare l'effettivo assoggettamento a ritenute tramite esibizione congiunta della fattura, della relativa documentazione, proveniente da banche o altri intermediari finanziari, idonea a comprovare l'importo del compenso netto effettivamente percepito , al netto della ritenuta, così come risulta dalla fattura.
Nell’ipotesi in cui fattura e documentazione siano prodotte in sede di controllo ex art. 36-ter, D.P.R. n. 600/1973, (limitatamente ai redditi di lavoro autonomo e d'impresa) alle stesse deve essere allegata anche una dichiarazione sostitutiva di atto notorio in cui il contribuente dichiari, sotto la propria responsabilità, che la documentazione attestante il pagamento si riferisce ad una determinata fattura regolarmente contabilizzata. Tale dichiarazione sostitutiva - accompagnata dalla fattura (in cui è indicato l’ammontare della ritenuta) e dalla documentazione rilasciata da banche o altri operatori finanziari - assume un valore probatorio equipollente a quello della certificazione rilasciata dal sostituto d’imposta.

 

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