IRAP e studi associati: la Cassazione lascia intravedere uno spiraglio per i rimborsi

Con la Sentenza n.22386 del 03.11.2010, la Corte di Cassazione, pronunciandosi nuovamente in tema di IRAP e studi associati, ha  ribadito che è soggetto all’imposta l’esercizio in forma associata della professione. Tuttavia, nell’esplicitare tale assunto, i Giudici di Legittimità hanno fornito un ulteriore elemento apprezzabile che potrebbe lasciare aperta una concreta possibilità per il rimborso dell’imposta.
Nella sentenza innanzi richiamata, infatti, pur ribadendo che l’esercizio in forma associata della professione è circostanza di per sé idonea a far presumere la sussistenza del requisito dell'autonoma organizzazione (in tal senso si veda l’ordinanza n.22212 del 29.10.2010), è stato altresì specificato che tale requisito decade qualora il contribuente dimostri che il reddito prodotto è derivato dal solo lavoro professionale dei singoli associati.
Ovvero, se il professionista è in grado di provare il ruolo marginale dell’organizzazione, nonché l’assenza della reciproca collaborazione, dello scambio di competenze e dell’utilizzazione di servizi collettivi, né discende che il reddito prodotto è essenzialmente frutto del lavoro proprio e come tale non è soggetto ad IRAP.
Se è pur vero che con questa pronuncia la Cassazione riapre una porta per il rimborso Irap negli studi associati, è altrettanto vero che sul piano probatorio non è certamente agevole dimostrare l'assenza degli anzidetti requisiti.
Cassazione n.22386 del 03.11.2010

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