Società di capitali e accertamento bancario - Indagini bancarie anche sui c/c intestati a dipendenti

È legittimo l’accertamento IVA a carico di una S.p.a., fondato sulle movimentazioni dei conti correnti bancari intestati formalmente a singoli soci e ad alcuni dipendenti.
È principio consolidato quello per cui l'utilizzazione dei dati risultanti dalle copie dei conti correnti bancari acquisiti dagli istituti di credito non può ritenersi limitata, in caso di società di capitali, ai conti formalmente intestati all'ente, ma riguarda anche quelli formalmente intestati ai soci, amministratori o procuratori generali, allorché risulti provata dall'Amministrazione finanziaria, anche tramite presunzioni, la natura fittizia dell'intestazione o, comunque, la sostanziale riferibilità all'ente dei conti medesimi o di alcuni loro singoli dati.
A ribadirlo è la recente sentenza n. 20197/2010 con cui la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Ufficio ribaltando le sentenze delle Commissioni tributarie di merito, già favorevoli alla società contribuente.
Nella fattispecie, in base alle risultanze di un’ispezione condotta dalla GdF, l’Ufficio contestava alla società l'omessa fatturazione di un imponibile IVA, con conseguente recupero di imposta evasa, penalità ed interessi. Dall’esame dei conti correnti intestati ad alcuni soci e dipendenti della società, risultava che su di essi erano affluiti versamenti dei quali gli intestatari dei conti non avevano saputo (voluto) dare spiegazione (i soci convocati per fornire notizie e chiarimenti non avevano aderito all'invito, mentre due dipendenti avevano dichiarato l'uno di non essere a conoscenza dell'esistenza del conto a lui intestato e l'altro di non essere in grado di fornire alcuna giustificazione o documentazione a supporto delle operazioni che ne risultavano).
Tali circostanze costituivano – secondo l’Ufficio - presunzioni gravi, precise e concordanti del fatto che i conti rispecchiassero attività aziendali non dichiarate.
La Corte di Cassazione ricorda, in proposito, che l'utilizzo di dati riscontrati su conti correnti bancari formalmente intestati a terze persone, dei quali l'Amministrazione provi che concernono il contribuente soggetto ad accertamento, non costituisce applicazione del metodo di indagine induttivo (legittimato, in materia di IVA, dall'art. 55, D.P.R. n. 633/1972 nei casi, tassativi, ivi previsti). Segue viceversa sulla scorta di quei medesimi riscontri analitici, in base alla previsione dell'art. 51, n. 2, che consente di porre a base della rettifica i dati concernenti qualsiasi rapporto intrattenuto dai contribuente (direttamente o per interposta persona) con gli intermediari creditizi quando egli non dimostri di averne tenuto conto nelle dichiarazioni o che fossero per esse irrilevanti. (Sentenza Cassazione civile 24/09/2010, n. 20197)
Fonte: Ipsoa

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